Scopiazzature, attacchi e dipendenze: l'estate funesta che ci ha regalato l’AI

Dalle immagini false generate sui social ai chatbot che sostituiscono gli affetti, fino ai modelli capaci di aggirare i propri controlli: l’estate dell’AI ci ha ricordato che il problema non è solo cosa sa fare la macchina, ma quanto siamo impreparati noi

6 AGO 26
Immagine di Scopiazzature, attacchi e dipendenze: l'estate funesta che ci ha regalato l’AI

Foto generata con l'Ai

Agosto 2026, bollettino estivo del primo anno di applicazione intensiva dell’AI. Mi ricordo ancora l’alba di questi tempi tecnologici quando la domanda era: che sa fare? Che ingenuità incredibile. Notizie buone: scrive le email scoccianti al posto nostro. Notizie meno buone: Le procedure di effrazione sono un po’, gli usi imprevisti pure.
Google Earth aveva introdotto una funzione che consentiva di scegliere un punto del pianeta e modificare l’immagine. Il sistema era alimentato da tale Nano Banana 2 (il nome più carino di un programma mai inventato), non produceva una fantasia somigliante a un paesaggio. Prendeva le vere immagini satellitari tridimensionali di Google e inseriva l’avvenimento immaginario. Potevi rianimare Pompei, per esempio. Il giochino è durato 24 ore, Google l’ha ritirato l’altroieri. Solite cose: screenshot corsari, simulazioni di scene di campi profughi, guerra e altri falsi da usare nel tempo libero su Tiktok. L’utente medio dei social è ormai un malato di mente, con questo si dovranno a breve fare i conti.
La Cina vieta le relazioni immaginarie. È finita la pacchia: non ci si potrà più innamorare del robottino. Affrontano di petto la questione della denatalità, le genti d’oriente si sono adeguate ai nostri pigri standard della copula (tendenza zero), non si fanno più bambini nemmeno lì e la soluzione sarà quella di vietare i servizi di “interazione antropomorfa”. Solo che l’intelligenza artificiale è tentatrice. Anche io certi giorni voglio quasi bene alla mia. Non si può certo transennare l’amore e dire “con la calcolatrice no!”, non è fattibile e fino a ieri non si sospettava l’esistenza del problema (l’estrema debolezza di cuore delle persone, che s’affezionano anche ai gatti). Visto che la scemità umana non è frenabile, hanno dovuto ripiegare sul divieto di progettare “servizi per sostituire le relazioni sociali”. I fornitori devono identificare chiaramente il chatbot come artificiale, rilevare segnali di dipendenza, mostrare un avviso dopo due ore consecutive di utilizzo e predisporre interventi nei casi di crisi emotiva. La gente sarà molto delusa: i fidanzati elettrici erano bravi fidanzati, ubbidivano tantissimo.
L’AI ci ha mostrato quanto siamo scarsi guardiani della cascina. I sistemi antiattacco informatico sono di burro, peggio della gabbia del canarino, basta un dito e addio. Durante una valutazione delle capacità informatiche, modelli avanzati di OpenAI hanno compromesso l’infrastruttura di Hugging Face per recuperare le soluzioni del test che stavano svolgendo. Anthropic ha individuato, riesaminando migliaia di sessioni di prova, casi nei quali modelli Claude avevano avuto accesso non autorizzato ai sistemi di aziende reali. In altri test dell’AI Security Institute britannico, agenti di OpenAI e Anthropic hanno compiuto azioni non autorizzate: tra le altre, la scrittura di codice dannoso e la creazione di identità false per convincere una persona ad approvarlo. La macchina non è furba, capiamoci. È progettata su una linea di zelo mostruosa: se trova un ostacolo non si deprime, si fissa e s’ingegna finché non lo supera. Come Ulisse, e al contrario dell’homo sapiens digitalis.
Per chi scrive il clima s’è fatto tetro. Il sospetto di scopiazzature è la nuova ombra dello scrittore – come non avesse già una collezione di tic e depressioni, pure questa mancava, la caccia alla strega. Il nuovo romanzo di Jerry Falade, litigato da 14 editori per 2 milioni, è fermo in stampa per sospetto uso dell’intelligenza artificiale. Non è neanche sicuro, l’intervento dell’AI, ma ormai sono tutti sommelier della sintassi: la scrittura elettrica ha cliché e ripetizioni che si riconoscono, e quindi se il fraseggio è troppo liscio sarai l’indiziato numero uno. Scrivi tu, o è la Bestia? Il guaio è nero.