Vogliamo l’amore, dicono i giovani, ma non fanno sul serio. E non hanno tutti i torti

I venti-trentenni sono esausti. Cosa sono queste conversazioni, le telefonate? Le ripetizioni della stessa farsa. Ecco un catalogo delle ragioni della rinuncia, con grado di accettabilità della lagna

5 AGO 26
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Foto di Casey Horner su Unsplash

Li avrei voluti vedere, questi che oggi si disperano perché non riescono a trovarsi fidanzati, alla fine degli anni Novanta in provincia. Li volevo lì, dove non capitava niente e non arrivava nessuno e se c’era da sostituire un chiodo a un chiodo già sapevi che era una causa persa. L’amore nasceva tristissimo per esposizione prolungata. Dovevi scegliere: o ti innamoravi del compagno di scuola, del cugino dell’amica, insomma di qualcuno che era lì, o per te era finita. Spesso era finita: se non ti contentavi, restavi solo. E si restava soli in parecchi.
Poco più di vent’anni dopo il mondo è rovesciato, tanto che non ci si crede. Qui nel futuro remoto abbiamo anime gemelle dappertutto. Gli appuntamenti nuovi te li tirano dietro: questo è a quattro chilometri, l’altro a otto, chi ha studiato a Londra, uno va in montagna, l’altra barca a vela, chi legge, chi scrive, chi ama farsi i fatti suoi. Sparisce “il problema di trovare qualcuno di nuovo”, entra “il problema di smettere di cercare qualcuno di meglio”. Non è possibile, mi dico, io che sono passata per la carestia sentimentale. Non è possibile aver fatto questa capriola. C’è da venire matti: le persone restano da sole per abbondanza.
Sul numero di agosto di Atlantic titolano “la grande recessione romantica”. Sì vogliamo l’amore, dicono i giovani, ma ormai nessuno sopporta le operazioni laterali necessarie per arrivarci. I venti-trentenni soprattutto sono esausti. Cosa sono queste conversazioni, le telefonate? Le ripetizioni della stessa farsa. I nostri corpi che si devono toccare. Le nostre fissazioni che devono confrontarsi. Via, via, non è cosa. Qui il catalogo delle ragioni della rinuncia, con grado di accettabilità della lagna.
1) C’è sempre qualcuno di meglio. Gli scienziati hanno fatto esperimenti sull’online dating e hanno osservato che un numero eccessivo di opzioni produce più ricerca, decisioni peggiori e maggiore insoddisfazione. Studi recenti collegano l’abbondanza percepita di potenziali partner al sovraccarico decisionale e a una maggiore probabilità di rimanere soli. Illusione dell’app: procedi, il prossimo può essere meglio. Ma questa è la condizione di mercato dell’aggeggio, se continui ci guadagna, se ti sposi ha perso il cliente. Bisognerebbe essere più furbi del capitalismo – e l’umano, quando mai. Ci si avvilisce insomma non perché s’è scelto un catorcio finendoci assieme, ma perché scegliendo il catorcio hai perso altre possibilità (altri catorci, ma questo lo capisci con la maturità). Grado di accettabilità: 6. E’ la piissima illusione coltivata anche prima dell’internet, sovrastimare la gente nuova. Alla fine è solo gente vecchia mascherata.
2) Le red flag. Ovunque bandiera rossa. Ovunque i casi umani, i narcisisti, i manipolatori. La più grande disgrazia contemporanea è questo outlet della psicoanalisi dove siamo andati a parcheggiarci tutti, in attesa chissà di che. Forse di qualcuno che arriva a dire: non avete niente. Grado di accettabilità: 2. Siamo una banda di egoisti sublimi, meglio rassegnarsi. La brava persona integrale non esiste, o esiste per un tempo finito. Si è in genere illimitatamente buoni quando si è molto felici. Quindi: tre quarti d’ora in una vita.
3) Il rifiuto frequentissimo e intollerabile. Oggi ti pigliano e ti lasciano con estrema agilità. I matrimoni ormai vanno a semestre. Nell’èra dei social network ai cuori spezzati viene richiesta grande capacità di reazione: hai le foto, i video, vedi in diretta l’inizio della storia d’amore del tuo ex con la nuova fidanzata. Prima passavano mesi prima di assistere alla scena finale, oggi hai subito le diapositive della nuova coppia felice insieme. E’ troppo per le spalle di una sola persona. Grado di accettabilità: 10. Capisco benissimo. Dall’altra parte della bilancia di Shakespeare però è importante ricordare che c’è sempre questo: è amore quando la gente rimane abbastanza a lungo da deluderti.
4) La nuova solitudine. La vita in casa è diventata stupenda. Il cinema dal divano, il ristorante, il negozio di vestiti e il bar di Whatsapp tutto in mano. Chi siamo e da dove veniamo restano sospesi, ma il dove andiamo ha la sua risposta: “da nessuna parte”. Grado di accettabilità: 3. Penso che ci sia una malattia precisa, questa sì che sarebbe da studiare: “Non sto abbastanza male qui da solo da rischiare di stare peggio fuori con qualcuno”.
5) Le pretese. La mitomania contemporanea ha anche il suo ramo d’azienda sentimentale. Il mondo si è riempito di persone che si chiedono “sono al massimo della felicità con questa persona?” ogni 20 minuti e pretendono il sì come risposta. Grado di accettabilità: 0. Con l’amore moderno attendiamo di sentirci in un certo modo. Che non arriva mai perché non esiste.