Ce l’avrà un difetto l’AI? La risposta ci dona un godurioso quarto d’ora di superiorità: non ha le mani

Per come sono messi in questo momento, i robot non possono zappare: pure per un buco nella terra e infilarci dal verso giusto una piantina di basilico serve arte, servono le scimmie umane
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Foto di Cash Macanaya su Unsplash

Io confesso che quasi tutte le email di lavoro me le scrive l’AI, la mia l’ho chiamata La Bestia, risponde alla maggior parte dei clienti e dei molestatori. Ormai la mia è una pigrizia assimilata e non più operabile: da sola non mi va più di produrre paragrafi informativi, non ci riesco. L’ho chiamata La Bestia perché la mia AI ubbidisce sempre, fa veloce, molto più dei praticanti e le email non le sbaglia mai. Anche se le do indicazioni contorte e confuse, La Bestia è intuitiva e capisce quel che c’è da capire. Non è scema per niente, se le dai gli ordini corretti: alleggerisce, riassume, rende il tono fermo ma gentile, se glielo chiedi diventa possibilista o blandamente pessimista sulla strada da seguire per risolvere il problema giuslavoristico. E’ anche psicologa al millimetro: si fa dura e morbida a comando, così io mi riposo e non ci devo pensare.
Nel paese della cuccagna qualcosa però mi rosicchia il sorriso: è possibile che La Bestia diventi migliore di me? Possibile, anzi sicuro. E così mi accorgo ultimamente di un riflesso condizionato di cui vergognarsi: visto che ormai intorno a me è tutto un fiume di belle scritture ordinate (e sorde), mi sforzo quando scrivo di scrivere con una torsione umana, per forza originale, di improvvisare una sintassi nuova, di far tremare le ossa di Gadda imitando quei modi. Uso il dialetto, mio nonno, i fatti miei, Luzzano (Bn), tutto pur di stare qualche metro avanti alla Bestia. Quanto durerà, mi chiedo? Quanto ci metteranno a fare l’aggiornamento mortale, quello della replica totale e confondibile di chiunque, da Roth a Berselli? Come le metto trentatré coltellate nella schiena della Bestia o almeno come riesco a tenerla al guinzaglio? Questo è il problema. Ce l’hanno un punto debole, queste intelligenze sintetiche? Pare di sì, le mani. E se ci piacessero le metafore, questa sarebbe eccezionale.
Le mani sono il capolavoro della scimmia umana (noi). Sensibili e flessibili e capaci di tocco d’estrema precisione. Se quel tocco preciso si esercita, può essere anche veloce e diventare automatico. Allacciarsi le scarpe. O spostare oggetti fragilissimi. Gli ingegneri al momento stanno impazzendo: i progressi delle macchine ci sono, ma si misurano minimi scarti. Alla Bestia servono minuti interi per piegare una t-shirt, e di caricare una lavastoviglie o preparare spaghetti alle vongole non se ne parla, futuro remoto. Si legge dai giornali che è il progresso più complicato della robotica, quello delle mani robotiche. In Cina lavorano giorno e notte a questi umanoidi, che fanno piroette e cosine inutili ma hanno le mani di forbice o di pastafrolla. Insomma se un robot può muoversi, ma non svolgere gran parte delle attività quotidiane, è inutile, al massimo avremo i robot smistapacchetti, nient’altro. Elon Musk ha definito le mani come la componente responsabile della maggior parte delle difficoltà ingegneristiche del robot Optimus di Tesla. Secondo Zhou Yong, fondatore di LinkerBot citato dal Guardian, costruire una mano artificiale può essere “cento volte più difficile” che realizzare il resto di un umanoide. In uno spazio minimo devono infatti concentrarsi mobilità, sensori e componenti di elevata precisione.
E’ il settore in maggiore espansione: secondo i media cinesi, il mercato nazionale delle mani robotiche articolate avrebbe superato i 50 miliardi di yuan, rispetto ai 13 miliardi del 2024. La difficoltà pare sia nel software. Per addestrare un robot non bastano testi o immagini: servono dati tridimensionali su movimento, pressione, contatto e consistenza degli oggetti. I problemi fondamentali sono due: riprodurre con accuratezza il movimento umano e comprendere ciò che ha bisogno di un certo tocco da un altro. Per come sono messi in questo momento, i robot nemmeno potrebbero zappare: pure per un buco nella terra e infilarci dal verso giusto una piantina di basilico serve arte, servono le scimmie umane. Le mani. Che poi sono un istinto, le mani, certe volte rispondono prima che ci arrivino i pensieri. Tutto quello che rende la vita allegra si fa con le mani, l’amore comincia dalle mani e sempre le mani sono le prime a frenare le lacrime. La Bestia, per ora, non ce la fa. Godiamoci questo quarto d’ora di superiorità.