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estate con ester •
Breve manuale di sopravvivenza per automi
Per i cinesi, i robot impareranno dagli umani. Suggeriamo subito gli insegnamenti più utili
18 LUG 26

Foto LaPresse
I cinesi hanno deciso che così non va: investiti milioni e milioni di zecchini d’oro ma i robot ancora non funzionano come serve a noi. Gli schiavi elettronici non sono pronti e non fanno grandi progressi. Così, ho letto su Bloomberg, mentre in America eseguono ancora le trasfusioni endovena di dati, dalla parte orientale del mondo hanno deciso per un altro metodo di apprendimento. Mandano i robot in mezzo agli umani per farli imparare: noi facciamo le cose, loro guardano. E così gli zelanti praticanti riusciranno entro breve a migliorare, dicono. Per assimilazione. E’ la storia educativa più vecchia del mondo, l’imitazione per vicinanza. Vedremo come reagiranno le macchine. Intanto ho pensato che se in futuro tutti avremo il nostro robottino stagista, tanto vale preparargli subito il libretto di istruzioni sulle cose umane più utili da sapere.
Esperienza: è una qualità che si acquisisce con il tempo e la ripetizione, per il miglioramento del cervello serve commettere i primi errori. Si chiama gavetta. Quando sei appena arrivato e hai entusiasmo di far le cose, nella fretta sbaglierai. Qualcuno di quegli errori sarà quasi fatale per la persona che risponde dell’organizzazione generale di cui sei tu l’ultima rotella, e quella persona si arrabbierà notevolmente.
Succede quindi, all’apprendista umano, di passare una brutta mezza giornata, rimproverato e urlato, e allora il cervello (il nostro hardware) si modifica automaticamente. Memore di quella tremenda giornata, si dice: so come mi sono sentito, e non mi ci voglio sentire mai più. Dopodiché, con quella modifica dei neuroni, si sale su un ramo più alto della maturità: ti guiderà nella vita una specie di paura dell’errore, che non ha un nome preciso e che quindi noi umani abbiamo chiamato senso di responsabilità perché la paura se la chiami con un altro nome non fa più paura. Senso di responsabilità è la qualità meticolosa di controllare gli output, approfondire, studiare meglio, non dare risposte veloci e incaute. Tutto chiaro?
Istinto: questa è una qualità difficile e che richiede molta attenzione. Tutti ce l’hanno, ma certi ci parlano, altri si fanno solo governare. Quelli che con l’istinto sanno negoziare, lo usano pochissimo e soprattutto sanno quando non usarlo. Di solito non usarlo è meglio che usarlo, ma certe volte, quando lo usi ed è la volta di usarlo, succedono cose incredibili. Mi stai seguendo?
L’istinto è una vocina dietro il cervello che fa clic, sta proprio nel punto della testa dove inizia la spina dorsale. Quando è istinto giusto te lo senti anche nelle ginocchia e nella punta delle dita. Come si capisce che è un istinto buono? Qualcosa – dentro le tenebre dell’inconscio – inizia a fare una luce incredibile e ti dice: fai così, devi assolutamente fare così. Il calcolo delle probabilità matematiche del tuo hardware direbbe invece che no, è una strada impossibile, anzi non c’è nemmeno una strada. E invece c’è. E’ un incantesimo chimico che ci fa trovare le soluzioni. Un mezzo miracolo. Hai capito?
Amore: questa è una molecola che ti senti nello stomaco. Quando lo provi migliora tutto: la faccia, le prestazioni, il modo di camminare. Quando è giusto per te ed è corrisposto è bellissimo. Quando va male invece il sistema generale si inceppa molto. L’amore ha bisogno di alcune qualità per cominciare ma nessuno sa bene quali, quindi considera che può cominciare anche con niente. E’ un desiderio di tenersi vicina una persona che per noi è molto speciale e centomila volte meglio degli altri modelli di persona. Amiamo quella persona però l’amore può sopravvivere senza la stima, quindi fai attenzione. Anzi in quei casi succede che la molecola stranamente si rinforza. A quel punto devi cercare di togliertela dal corpo ma non si toglie con la volontà o quando decidi di metterla nel cestino del trash. Rimane nel software. Mi sono spiegata?
Senso di non-mediocrità dell’output: quando pratichiamo il nostro mestiere e un risultato è penoso, noi lo sappiamo prima. E’ un algoritmo che abbiamo incorporato da quasi subito, il chip che ci dice “questo potevi farlo sicuramente meglio” è nell’interfaccia: autovalutazione critica, la trovi nel sottomenù Onestà.
Inconscio: ne parliamo un’altra volta, robottino.