screenshot. cose dai nostri schermi
In che senso Threads ha mezzo miliardo di utenti?
Continua l'ascesa del simil-Twitter di Meta, che però non ha alcuna rilevanza culturale e punta somigliare a Reddit. Anzi, a X. Anzi, non si sa bene: quel che è certo è che arriveranno pure qui le pubblicità e le AI
11 LUG 26

Foto ANSA
E così Threads, il social network clone di Twitter lanciato da Meta nel 2023, ha raggiunto i 500 milioni di utenti attivi. “Non si direbbe”, diranno in molti: il numero, comunicato dall’azienda, merita infatti una postilla, e non perché Meta stia mentendo, ma perché vale la pena chiarire cosa significhi, di questi tempi, il termine “utente attivo”.
Threads è nato infatti come costola di Instagram – tanto che per i primi anni Adam Mosseri, capo di quest’ultima, ha guidato entrambe le piattaforme – e buona parte del traffico arriva così: l’utente scrolla su Instagram, dove intercetta l'anteprima di uno screenshot o di un meme pubblicato su Threads, e clicca. Si apre così l’app di Threads e l’utente diventa – statistiche alla mano – “attivo”.
Quanta parte dei 500 milioni corrisponda a un utilizzo di questo tipo, a tratti accidentale, non è dato sapersi, ma è ragionevole ipotizzare che sia una quota rilevante. Del resto basta confrontare il Threads di oggi con il Twitter del 2015, quando aveva poco più di 300 milioni di utenti e dominava comunque la conversazione pubblica, complice l'ossessione dei giornalisti nei suoi confronti, che ne amplificava la rilevanza oltre i numeri.
Threads ha 200 milioni di utenti in più di quel Twitter, eppure nessuno lo cita come fonte, nessuno lo osserva per capire cosa succede nel mondo. Per Meta, però, questa irrilevanza non sembra un problema: anzi, pare piuttosto una scelta. L'azienda ha evitato sistematicamente di trasformare Threads in un clone editoriale di Twitter, cioè in un luogo dove si discute di attualità e di eventi in corso, e che il politico di turno (per non parlare di Donald Trump) può attaccare e accusare di bias o fake news.
Fin da subito Mark Zuckerberg ha deciso di giocare cautamente a questo gioco, evitando le breaking news. Ma se si toglie questo elemento da un social à la Twitter, che cosa resta? Sarebbe come lanciare un clone di TikTok senza puntare sui trend o sulle musichette. Eppur si muove, tanto che alla fine dello scorso anno Threads ha annunciato delle novità pensate per rilanciare il servizio e aumentarne l’utilizzo. Sono nate le Communities, ad esempio, che possiamo vedere come i vecchi hashtag tematici: chi pubblica un contenuto sui mondiali di calcio o sul matrimonio di Taylor Swift, ad esempio, può inviarlo a una community dedicata, raggiungendo così un pubblico già interessato a quel tema.
Le community permettono anche di personalizzare il profilo con badge e reazioni personalizzate. Anche in questo caso, siamo al déjà-vu: Reddit, infatti, propone strumenti simili e viene particolarmente apprezzato da milioni di utenti come ultimo bastione di un web ancora umano, per quanto sempre più minacciato da bot e intelligenze artificiali.
Tuttavia, Meta resta Meta. Non stupisce quindi che anche su Threads stiano arrivando due elementi ormai familiari: l'intelligenza artificiale, ovvero Meta AI, e la pubblicità. In questo caso, il modello sembra essere X, l’ex Twitter, ora di proprietà di SpaceX, social network che ha integrato il chatbot Grok permettendo agli utenti di chiedergli informazioni sui post altrui, per esempio.
La futura integrazione di Meta AI in Threads non è un dettaglio marginale, visto che l’azienda usa le interazioni con gli utenti per l’addestramento di nuovi modelli. Insomma, un'economia circolare, in cui l'utente produce contenuto che alimenta il prodotto che lo intrattiene.
Connor Hayes, a capo di Threads, ha rilasciato un'intervista al New York Times in cui ha detto che l’aspirazione è diventare "la piattaforma migliore e più grande per la conversazione pubblica". Dati alla mano, ci sta riuscendo, anche a causa delle trasformazioni in corso su X – e in generale nei prodotti social, invasi di video verticali e del cosiddetto “slop”, i contenuti dozzinali generati dalle AI.
Resta il fatto che quasi tutti i prodotti del gruppo, forse con l’eccezione di WhatsApp, risultano difficili da spiegare a chi li osserva dall'esterno: cosa fanno esattamente, perché esistono, a quale bisogno rispondono. Instagram, Facebook e Threads fanno un po’ di tutto, spesso in modo simile, anche per gli stessi utenti, riciclando vicendevolmente le loro stesse idee. A quanto pare gli utenti – mezzo miliardo di utenti – gradiscono.