analisi dei dati
La Francia scarica Palantir e scommette sulla sovranità digitale europea (e sull’Ucraina)
Parigi sostituisce il colosso americano con la francese ChapsVision. Cresce il timore che le infrastrutture digitali strategiche si trasformino in leve geopolitiche
19 GIU 26

Foto Getty
Il recente annuncio del primo ministro francese Sébastien Lecornu con cui la Dgsi, la Direzione generale della sicurezza interna, ha chiuso un rapporto decennale con Palantir e affidato a ChapsVision, startup francese fondata nel 2019, l’analisi di massa dei dati d’intelligence ha implicazioni che vanno oltre la logica del Golden Power. Il contratto a Palantir era stato infatti rinnovato solo lo scorso dicembre, per ulteriori tre anni. Sei mesi dopo, lo stesso premier che aveva autorizzato quel rinnovo annuncia il divorzio. In mezzo, certo, quei sei mesi sono stati alquanto burrascosi, con il manifesto del ceo di Palantir Alex Karp sull’egemonia militare americana, la relazione sempre più esibita tra Karp e l’amministrazione Trump, la restrizione dell’accesso ai modelli più avanzati di Anthropic su ordine di Washington. L’Europa teme quello che alcuni analisti chiamano già digital kill switch: la possibilità concreta che un fornitore americano revochi l’accesso a strumenti critici per la sicurezza nazionale nel momento di tensione diplomatica meno adatto.
Lecornu ha usato parole precise ed esplicite: Parigi non può accettare nuove dipendenze strategiche nella sfera digitale e deve costruire un’autentica autonomia per non dipendere dalla buona volontà di certi partner, capaci di chiudere il rubinetto dell’accesso. Ha anche annunciato 655 milioni di euro nell’ambito del programma France 2030 per l’intelligenza artificiale, un assistente condiviso da tutti i dipartimenti governativi costruito sui modelli della startup Mistral, e una nuova piattaforma per rendere più accessibili i dati pubblici. Non un semplice atto di disimpegno, insomma, ma qualcosa che appare come una strategia industriale coerente con ambizioni di lungo periodo.
Il Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV, cioè l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione), il principale servizio di intelligence interna tedesco, aveva già scelto ChapsVision il mese scorso per l’analisi Osint (cioè l’intelligence ricavata da fonti aperte) e dei database classificati. Londra sta rivedendo il contratto del Nhs, il National Health Service britannico, da 330 milioni di sterline con Palantir, mentre il sindaco Sadiq Khan ha già bloccato un’intesa da 50 milioni con la Metropolitan Police. La mappa del disimpegno europeo si disegna lentamente, con la frizione di chi sa che Gotham, il sistema operativo di Palantir che aggrega sorveglianza, fascicoli e rapporti degli agenti sul campo usando l’intelligenza artificiale per raccomandare obiettivi, è difficile da sostituire d’un tratto. ChapsVision ha fatturato 200 milioni di euro nel 2025 contro i 4,5 miliardi di dollari di Palantir: il divario dimensionale è abissale. La transizione richiederà probabilmente due anni con i due sistemi in parallelo. La sovranità digitale, anche quando è sincera, ha i suoi tempi geologici.
Nelle stesse ore in cui Parigi annunciava il divorzio da Palantir, Mykhailo Fedorov, ministro della Difesa ucraino e già architetto della trasformazione digitale delle forze armate di Kyiv, pubblicava un annuncio di segno completamente opposto: Ucraina e Francia lanciano Brave France, un’iniziativa congiunta da 20 milioni di euro tra Brave1, il cluster ucraino per l’innovazione nella difesa, e l’Agence Innovation Défense, l’Agenzia per l’Innovazione della Difesa francese. Fondi fino a un milione di euro per cosviluppare tecnologia missilistica avanzata, sistemi senza pilota e contromisure aeree, tutti battle-tested tramite la piattaforma Test in Ukraine, con il primo bando che apre a settembre. L’Ucraina, come già detto nei giorni scorsi, diventa laboratorio certificatore: non esporta soltanto dati di guerra, ma la guerra come metodo di validazione tecnologica industriale.
Dentro gli annunci si mostrano due France diverse. Quella che taglia il contratto con l’intelligence americana perché teme di perdere il controllo dei propri dati, e quella che firma con Kyiv per sviluppare missili e droni da testare in combattimento reale. I francesi, e forse l’Europa tutta, hanno insomma capito, con ritardo, di aver costruito la propria sicurezza su infrastrutture che non controllano e su cui non hanno potere di decisione unilaterale. Il rimedio si articola su due piani: costruire capacità proprie (ChapsVision, Mistral, i 655 milioni del France 2030) e stringere alleanze con chi quelle capacità le ha già testate sul campo, ovvero l’Ucraina.
Resta da capire l’attuale capacità operativa di ChapsVision. Palantir fu scelta in fretta e furia dai francesi dopo gli attentati del Bataclan del 2015: la sovranità digitale è indubbiamente una scelta corretta, ma i processi di transizione hanno finestre di vulnerabilità spesso più lunghe del previsto, e quelle finestre rischiano di aprirsi nel momento peggiore.
