Parlare di concorrenza che manca più che di fascismo che avanza. I vuoti da colmare per opporsi allo spaventoso manifesto politico di Palantir

Un post diffuso dall'azienda americana riaccende il dibattito sul rapporto tra tecnologia e potere. Ma più che gridare al pericolo autoritario, la vera questione è l’assenza di alternative. Senza concorrenza strategica, l’Occidente rischia di subire la nuova era dell’intelligenza artificiale

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21 APR 26
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Peter Thiel, fondatore di Palantir Technologies

Palantir è una delle società americane di software e analisi dei dati più famose al mondo. E’ stata fondata nel 2003 da Peter Thiel e da Alex Karp. Offre piattaforme per integrare dati, per prendere decisioni per utilizzare l’intelligenza artificiale in contesti strategici. Lavora con governi, servizi di intelligence, unità militari, grandi multinazionali. E sabato scorso ha acceso le fantasie di molti osservatori pubblicando un post su X, il vecchio Twitter, molto discusso, molto dibattuto, che ha generato, in ventiquattro ore, quindici milioni di visualizzazioni. Il post di Palantir è una sorta di manifesto politico indirizzato ai grandi attori tecnologici americani e occidentali il cui fine è quello di avere una Silicon Valley meno dedita a occuparsi di giochini e più attenta a muoversi come un attore statale nella consapevolezza che i campioni della tecnologia hanno un dovere morale verso la nazione, nella certezza che il software oggi è il nuovo hard power del mondo, nella convinzione che sia arrivato il momento per i campioni del mondo tecnologico di scendere in campo per mettere a terra un patriottismo tecnologico in grado di salvare il mondo libero da chi predica un pluralismo vuoto.
Palantir, naturalmente, non è un’azienda come tutte le altre. Non solo perché ha una stretta collaborazione con il Pentagono, ma perché i suoi fondatori sostengono che non sia l’intelligenza artificiale a essere al servizio dell’uomo. Al contrario, secondo Palantir, deve essere l’uomo al servizio dell’intelligenza artificiale, che essendo dotata di razionalità assoluta investe i suoi sacerdoti di un potere immenso ma necessario: guidare le società, mostrare alla politica la giusta direzione da prendere, rendere le istituzioni “legittime” perché capaci di fare davvero ciò che devono fare. La visione del mondo di Palantir è rilevante perché Palantir è stata fondata da uno dei guru dell’immaginario trumpiano, Peter Thiel, perché Palantir è al centro dell’ecosistema tecnologico di Trump e perché Palantir non si presenta come un fornitore neutrale di tecnologia: si presenta come una azienda che incorpora una scelta di civiltà all’interno dei dati che offre. Il manifesto di Palantir ha generato reazioni sdegnate facilmente riassumibili con un classico “no alla cultura fascista” veicolata dagli apostoli digitali del trumpismo che vogliono inquinare le nostre vite mettendo i dati al servizio di una nuova dittatura.
C’è del vero naturalmente in questa accusa diffusa. Ma il manifesto di Palantir dovrebbe far riflettere chi non ama il modello Palantir, non solo per ciò che rappresenta ma anche per il vuoto che illumina. Gli inventori di Palantir dicono che la deterrenza in futuro non sarà di chi avrà tra le mani il nucleare ma di chi avrà tra le mani il controllo delle armi basate sull’AI. Dunque il punto che Palantir porta allo scoperto non è quello che vi siano, come capita spesso quando vi sono delle nuove tecnologie che esplodono, poche figure private che possano concentrare potere intorno a una tecnologica decisiva. Il punto è che questo può succedere perché coloro che potrebbero offrire una visione del mondo differente anche attraverso la tecnologia e attraverso il software hanno scelto di non giocare questa partita, come l’Europa, e hanno scelto di concentrarsi più sulla scrittura delle regole del gioco che sulla creazione di occasioni per avere in campo squadre vincenti. 
L’Economist di questa settimana ricorda che la storia del capitalismo non ci insegna a odiare i Ford e i Rockefeller del nuovo secolo. Ci insegna a non lasciare che ce ne sia uno solo, ci insegna a non arrivare tardi e ci insegna a non limitarci a denunciare la presenza di monopoli ma a fare qualcosa per abbattere quei monopoli attraverso la concorrenza. Vale per il software militare, vale per l’AI infrastrutturale, vale perfino per i satelliti: se consideri la tua sovranità minacciata dai nuovi sacerdoti della tecnologia, più che provare a rimettere il dentifricio dentro il tubetto devi provare a creare le condizioni affinché possano essere creati nuovi dentifrici. Il modello di Palantir fa venire i brividi ma coloro che denunciano lo strapotere presente e futuro di Palantir dovrebbero chiedersi cosa stanno facendo per evitare che non ci siano alternative a questi numeri altrettanto da brividi. Nel 2024, gli Stati Uniti hanno prodotto 40 grandi modelli fondamentali, la Cina 15 e l’Unione europea soltanto tre.
Consegnare il destino dell’umanità ai privati, e ai loro capricci, è un pericolo mortale. Ma l’alternativa a quella dimensione non è lo statalismo imponente o la prevalenza della burocrazia. E’ la presenza di una classe dirigente politica desiderosa di finanziare, coordinare e creare concorrenza strategica su questo terreno. Karp e Zamiska, i due teorici del manifesto di Palantir, dicono che l’America e l’occidente hanno sprecato i propri talenti migliori in prodotti di consumo, app, pubblicità, comodità digitali e micro-intrattenimento, mentre avrebbero dovuto concentrare capitale, intelligenza e prestigio sociale su difesa, sicurezza, industria, ricerca strategica, capacità statale. Lo stesso si potrebbe dire per l’Europa: i campioni di Palantir vedono come unica risposta ai problemi dell’occidente una torsione autoritaria dello stesso occidente guidata da un’America telecomandata dai nuovi sacerdoti della tecnologia. Il punto forse è che oltre a indignarsi per il rischio che il modello Palantir possa affermarsi nel futuro bisognerebbe chiedersi cosa stanno facendo gli stati, le istituzioni europee, i privati e le classi dirigenti per far sì che nella stagione della deterrenza portata avanti a colpi di AI a riempire i vuoti dell’occidente ci siano solo i tecno-follower del trumpismo e gli algoritmi dei regimi cinesi. Competere con le regole è una scelta. Se poi le classi dirigenti europee più che essere sul tavolo a proporre alternative saranno nei menù ci si potrà indignare ma forse non ci si potrà stupire.