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Aspettando l'Europa (e l'Italia), Intel ritorna a produrre in America

Andrea Trapani

L'azienda aprirà in Ohio due nuove fabbriche avanzate di chip per soddisfare la crescente domanda di semiconduttori. Come si stanno muovendo l'Ue e Palazzo Chigi

Se in Italia continua il percorso per far sì che Intel possa portare una parte della produzione, l'azienda fa sul serio negli Stati Uniti. In questi giorni, infatti, la società ha annunciato l’investimento di 20 miliardi di dollari per la realizzazione di un nuovo epicentro per la produzione di chip nel Midwest degli Stati Uniti d’America.

 

Il ritorno di Intel negli Stati Uniti d’America

L’investimento riguarda la costruzione di due nuove fabbriche avanzate di chip per soddisfare la crescente domanda di semiconduttori. Si tratta del più grande investimento privato nella storia dell’Ohio tanto che si ipotizza che la sola fase iniziale del progetto possa creare 3.000 posti di lavoro in Intel e 7.000 per la costruzione, oltre a generare opportunità per decine di migliaia di altri lavoratori da inserire, a lungo termine, nell’ecosistema di fornitori e partner locali del settore.

La scelta di Intel ha l’obiettivo, in piena crisi del mercato, di incrementare la produzione per soddisfare la crescente domanda di semiconduttori, alimentando al tempo stesso una nuova generazione di prodotti. Per supportare lo sviluppo del nuovo sito produttivo, Intel ha deciso di investire altri 100 milioni di dollari in partnership con le istituzioni educative dello stato americano affinché si possa agevolare la nascita di talenti e lo sviluppo dei programmi di ricerca nella regione.

L’impatto è di quelli che cambiano gli equilibri sociali di un’intera comunità. Lo stesso vicepresidente Intel, Keyvan Esfarjani, ha ricordato come “una fabbrica di semiconduttori non sia come le altre fabbriche. Costruire questo megasito di semiconduttori è come costruire una piccola città, che a sua volta crea una vivace comunità di servizi e fornitori di supporto. La portata e il ritmo dell'espansione di Intel in Ohio, tuttavia, dipenderanno fortemente dai finanziamenti del CHIPS Act".

Una volta completati i lavori, infatti, l'investimento totale nel sito industriale potrebbe crescere fino a un controvalore di 100 miliardi di dollari nel prossimo decennio, rendendolo uno dei più grandi siti di produzione di semiconduttori in tutto il mondo.

 

Microchip in Italia e in Europa, quale futuro

Non è diversa la situazione in Europa. Il cosiddetto European Chips Act” è alla base della volontà politica di riportare la produzione nel vecchio continente: “Entro il 2030 il 20% della produzione di microchip dev'essere in Ue. Tenete presente che la produzione mondiale raddoppierà: questo vuol dire quadruplicare la produzione attuale di chip. Non abbiamo tempo da perdere", aveva dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento al summit del World Economic Forum di Davos.

Tornando all’anticipazione dello scorso dicembre, Palazzo Chigi avrebbe ripreso l’interlocuzione proprio con Intel per un intervento dal controvalore di 9 miliardi di dollari.

Già ad agosto scorso il Mise aveva approfondito la questione, ipotizzando come prima ipotesi per la produzione, l’area di Mirafiori nella parte non utilizzata. “Cosa farà Intel non lo sappiamo”, disse il Ministro Giorgetti, “penso che si arriverà a una diffusa rete sul territorio europeo, in questa logica penso a 2 o 3 realtà, di cui una in Italia. Ritengo che così possa esserci anche il via libera dell’Italia all’investimento dello Stato per oltre 8 miliardi e che ci siano ragionevoli speranze su Torino, ma è bene non creare facili aspettative ed entusiasmi. Dobbiamo lavorare tutti insieme sul dossier”.

Dal canto suo Intel, in tal senso, ha già dichiarato di star affrontando “colloqui costruttivi con i capi di governo in più paesi dell’Unione europea, in modo da pianificare futuri investimenti”. Anche se non ci sono aspettative da soddisfare, la strada sembra tracciata.

L’ultima novità intanto arriva proprio dalla stessa politica. Infatti, sembra non esserci solo il produttore americano negli interessi nazionali: “Il governo italiano garantisce aiuto e accompagnamento a tutte le imprese intenzionate ad investire e produrre nel settore, anche individuando soluzioni ai problemi sollevati, sia a livello nazionale che eurounitario”, ha dichiarato in aula, una decina di giorni fa, il viceministro dello Sviluppo Economico Gilberto Picchetto Fratin, rispondendo a una interrogazione parlamentare firmata dal Pd. Insomma, chi ha orecchie per intendere intenda. La partita dei semiconduttori è appena partita.

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