Qualcosa non ci convince in questo sinodo allegramente spencolato verso di noi, consolatorio, premuroso, remissivo e disattento alle conseguenze delle nostre miserie. Il peccato, si dice. Mi scrive un amico che ama, e giustamente, i gesuiti. Non fare il sofistico – argomenta – con il probabilismo di Pascal, che irrideva i reverendi padri per la loro furba svalutazione del peccato, quel peccato di cui il peccatore non abbia consapevolezza.