Estate, che palle, è tempo di migrare, dice il poeta. Poi, invece, tra una stretta creditizia e una crisi che non si capisce bene se sia finita o no, si resta inchiodati in città. I più fortunati stravaccati sotto i condizionatori, gli altri un po’ al supermercato (dove si entra ma non si deve più uscire, pena pleurite fulminante) e un po’ nei vari parchi.