A Locarno i registi americani sono in pace col cinemaIl grande mistero di questa edizione è BenchetritdiMariarosa Mancuso8 AGO 17
Locarno 2016Al Festival di Locarno storie di Isis e hijab e giovani millennial con l’animo da cineclubIn concorso, anche una manciata di titoli scelti apposta per far dire allo spettatore “due ore di vita buttate via”. Per salvarci – e per curiosità, a Locarno esiste da cinque anni un workshop dedicato ai giovani critici diretto da Eric Kohn – siamo andati alla tavola rotonda “Cultures of Criticism in Digital Age”.diMariarosa Mancuso11 AGO 16
PopcornA Locarno un po' di vivacità: moltiplicare l'esistente non basta, nel cinema, bisogna inventarePrima o poi bisognerà introdurlo, un rasoio di Occam cinematografico che tolga di mezzo i titoli superflui. Ad esempio, il quinto capitolo della saga Bourne, in programma ieri sera al Festival.diMariarosa Mancuso5 AGO 16
Se il Festival di Locarno si apre con un bel film di fantascienza è una notizia“The girl with All the Gift” ha aperto ieri sera la kermesse svizzera. Gli ingredienti sono familiari, combinati però in maniera originale, tra zombie e niente retorica. L’altro film della giornata – “Un Juif pour l’exemple”, diretto da Jacob Berger – era bruttino, parlando di cinema c’era poco da salvare. Agghiacciante è la storia raccontata.diMariarosa Mancuso4 AGO 16
Tra fischi e commemorazioni, anche a Locarno ci salveranno i rumeniAgli elvetici sembra piacere così: l’attuale direttore gode di lusinghiere rassegne stampa (e puntualmente invece viene fischiato dal pubblico in piazza lo sponsor principale, appena compare sullo schermo il logo dell’Ubs). Si apre la sera del 3 agosto con un film di morti viventi politicamente corretti.diMariarosa Mancuso14 LUG 16
Dilemma remake: chi se li merita e chi noCapita ogni tanto di vedere film che nascono pronti per averne uno: un’idea buona se non geniale, rovinata da uno svolgimento mediocre. Per colpa dello sceneggiatore (sempre il primo imputato) e del regista (complice). Al Festival di Locarno ce n’era uno intitolato “Guibord s’en va-t-en guerre”.diMariarosa Mancuso21 AGO 15
Dilemma remake: chi se li merita e chi noCapita ogni tanto di vedere film che nascono pronti per averne uno: un’idea buona se non geniale, rovinata da uno svolgimento mediocre. Per colpa dello sceneggiatore (sempre il primo imputato) e del regista (complice). Al Festival di Locarno ce n’era uno intitolato “Guibord s’en va-t-en guerre”.diMariarosa Mancuso21 AGO 15
“Me and Earl and the Dying Girl”. Signori della Fox, siete ancora in tempo a ripensarciFare il verso a Werner Herzog – al suo spigoloso inglese con accento tedesco, voce narrante dei documentari sull’uomo che fu sbranato dai grizzly o sui condannati nel braccio della morte – sa ormai di tradizione.diMariarosa Mancuso14 AGO 15
“Me and Earl and the Dying Girl”. Signori della Fox, siete ancora in tempo a ripensarciFare il verso a Werner Herzog – al suo spigoloso inglese con accento tedesco, voce narrante dei documentari sull’uomo che fu sbranato dai grizzly o sui condannati nel braccio della morte – sa ormai di tradizione.diMariarosa Mancuso14 AGO 15
E’ finalmente arrivato il momento “cose che solo ai festival del cinema”Lo sfinente israeliano “Tikkun” e Il comico più deprimente. Ecco i film – orfani o preceduti da glorie cinefile – che si guardano attoniti, scena dopo scena. Facendo il conto di chi li avrebbe dovuti uccidere in culla, riscrivere, accorciare per carità di noi spettatori.diMariarosa Mancuso13 AGO 15