decollò per Parigi e con il quale era appena tornato in Iran l’ayatollah Khomeini. Lila è nata e cresciuta a Parigi prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove ha insegnato a Harvard. Ha imparato sette lingue che parla correttamente e ha pubblicato un libro su Nabokov tradotto in 13 lingue. Ha appena consegnato alle stampe il suo primo romanzo, Exit Paradise, che uscirà in Italia con Adelphi. All’attività di scrittrice alterna quello di docente e conferenziera girando in ogni parte del mondo.
E’ mai tornata in Iran?
Ero in Iran nel grembo di mia madre. Sono nata in Francia per un incidente della sorte e da allora abbiamo vissuto per molti versi in uno spazio immaginario: eravamo in Francia ma continuava questo continuo riverbero, questo anelito per un remoto Iran all’interno della Francia. Mia madre Nilou riceveva parte della comunità in esilio: artisti, scrittori e filosofi: quello di cui parlavano tutti, ogni notte, era “perché” era avvenuta la rivoluzione, perché avevamo fatto una cosa del genere a noi stessi.
Le manifestazioni represse nel sangue hanno possibilità di rovesciare il regime senza un intervento esterno?