Andrea Belotti è tornato a essere Gallo

Dopo stagioni difficili in serie e un infortunio al legamento crociato che lo aveva fermato proprio nel momento in cui sembrava poter tornare agli antichi splendori, l'attaccante è ripartito dalla Serie B e a Modena ha iniziato a riscoprire le vecchie abitudini

5 NOV 26
Immagine di Andrea Belotti è tornato a essere Gallo

L'attaccante del Modena Andrea Belotti (foto di Gianni Santandrea per LaPresse)

Forse lo ricordano in pochi, ma Andrea Belotti per brevità chiamato il Gallo era tra gli undici azzurri che chiusero la finale dell’Europeo del 2021. Certo, fu anche il primo a sbagliare dal dischetto, ma l’Italia di Mancini&Vialli vinse e allora chi se ne importa. Cinque anni dopo, dovendo portare sulle spalle il peso di stagioni difficili in serie e di un infortunio al legamento crociato che lo aveva fermato proprio nel momento in cui sembrava poter tornare agli antichi splendori, si è trovato a dover fare i conti con l’esito negativo delle visite mediche che avrebbero dovuto riportarlo a Cagliari dopo i tanti mesi di stop. Lo staff medico e tecnico dei rossoblù non era convinto fino in fondo e allora, a 32 anni, Belotti si è trovato a convivere con una parola alla quale, forse, non era abituato: svincolato.
Avrebbe potuto attendere una chiamata dalla Serie A, invece ha scelto di fare un passo indietro. Non era scontato, scegliere di non aggrapparsi al proprio passato. Se ne è fregato dello status e si è rimesso in discussione, accettando una dimensione diversa, lontana dai riflettori. Quei riflettori sul Modena, alla fine, li ha portati lui, con le sue giocate e i suoi gol. Ha cominciato da una rovesciata che ha riportato alla mente quelle che faceva ai tempi del Torino, segna un gol ogni 49 minuti, una media certamente insostenibile ma che ha portato il Modena a essere i primi degli umani, in un campionato fin qui dominato da un Palermo versione deluxe. Ha accettato di partire dalla panchina per ritrovare confidenza con il campo e adesso sembra irrinunciabile.
Personaggio non lo è mai stato, nemmeno quando c’era chi, per lui, diceva di aspettarsi offerte da 100 milioni di euro. La vita e la carriera di Belotti hanno poi preso altre direzioni e forse anche per questo le sue dichiarazioni sono un inno all’understatement, in questo perfettamente in linea con il “calcese” che i giocatori imparano a memoria fin dalle giovanili. Una cosa interessante, però, Belotti l’ha detta proprio guardando ai giovani che affollano lo spogliatoio del Modena: "So che mi osservano. Per questo voglio essere un esempio attraverso il lavoro, il sacrificio, l’atteggiamento quotidiano. Mi sento un punto di riferimento per questi ragazzi. La Serie B non ha cambiato il mio approccio, lavoro e sacrificio rimangono gli stessi a prescindere dal campionato in cui giochi: il nome e la carriera non bastano, bisogna dimostrare il proprio valore ogni giorno". Ha parlato della decisione di scendere di categoria come di una scelta ponderata, per tornare a sentirsi il ragazzino che si era innamorato del calcio. Non aveva bisogno di questo exploit per dare un senso alla sua carriera. Aveva bisogno, invece, di tornare a sentirsi il Gallo, senza cercare scorciatoie. E aveva bisogno di fare pace col proprio corpo, lo strumento che lo aveva reso grande e quello che l’ha tradito quando un attaccante, almeno teoricamente, raggiunge l’apice della propria carriera. A vederlo così, finalmente felice, viene da ringraziare il Modena che gli ha permesso di tornare a segnare e a cantare dopo ogni gol.