Il Giro d'Italia 2027 è un Giro piacione

Nel percorso della corsa rosa 2027 c'è tanta salita (troppa?) e moltissime insidie. Sembra poter essere entusiasmante, ma qualcosa non torna

3 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 14:45
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Jonas Vingegaard ha vinto il Giro d'Italia 2026 (foto LaPresse)

Maggio è lontano, maggio è più vicino. I primi freddi sono arrivati, ma è giunto già il profumo della primavera che punta all'estate. Forse. Non si sa mai in questi anni. Durerà poco, ma quanto meno c'è, il tempo che la presentazione del Giro d'Italia 2027 smetta di essere attualità.
Oggi noi amanti del ciclismo, quelli che programmano gli impegni a seconda della diretta della tappa e che non si fanno problemi a farsi centinaia di chilometri per andare a vedere quei pochi secondi del passaggio dei corridori, abbiamo iniziato a segnare sul calendario quali giorni di maggio dobbiamo tenerceli liberi. E sono tanti.
Perché il Giro d'Italia 2027 è un giro piacione. Uno di quelli che a prima vista sembrano bellissimi, innovativi, che potrebbero essere entusiasmanti. Anche se qualcosa non torna a una osservazione più approfondita.
Senz'altro il 2027 segnerà il ritorno del Passo di Gavia. Era dal 2014 che i corridori non raggiungevano i 2.618 metri sul livello del mare del passo che mette in comunicazione la Val di Gavia (e quindi la Valfurva e la Valtellina) e l'alta Val Camonica. Troppo tempo, ma Mauro Vegni aveva nei giorni scorsi spiegato al Foglio il perché delle sue decisioni: il rischio neve e valanghe è troppo alto a maggio, per questo ha preferito rinunciare al passaggio in vetta.
Gli organizzatori hanno deciso di rischiare nella speranza che vada tutto bene. La speranza è che la fortuna li aiuti. Certo, la distanza dal traguardo è tanta, ma la doppia ascesa al Passo del Mortirolo, e per di più dal versante di Mazzo di Valtellina, è una gran bella notizia.
Per vedere il Gavia però toccherà aspettare la terza settimana, una settimana che si chiuderà domenica a Roma, e sabato sullo Zoncolan. Salita durissima, ma che messa alla penultima tappa potrebbe intimorire molti. Meritava forse una collocazione diversa nel percorso, certo non era facile, avrebbe comportato uno spostamento nella prima settimana. Un azzardo troppo grande. Forse sì, anche se ne valeva la pena.
Se l'ultimo arrivo in salita sarà sullo Zoncolan, il primo del Giro d'Italia 2027 è quello posto a Sassotetto al termine della quinta tappa. Non l'unico negli Appennini: alla settima tappa c'è la cronometro che si conclude a Campo di Giove, sopra Sulmona, alla nona si arriva in cima a Monte Livata, che a giugno ha offerto un gran bel spettacolo al Giro Next Gen, la dodicesima al Passo due Santi, sopra Zeri, 8,7 chilometri all'8,7 per cento di pendenza media con gli ultimi 2.500 metri quasi costantemente sopra il 10 per cento. Era da un po' che gli Appennini non erano così protagonisti. Poi ci sono anche gli arrivi ai Piani di Bobbio alla quattordicesima tappa e a Madonna di Campiglio alla diciottesima. Otto tappe di montagna, più una cronoscalata, che terminano tutte in quota. Un po' troppo no? Una cancellazione sfrontata della discesa. Ma c'è a chi piace.
A provare a equilibrare le tante (troppe?) salite ci sono i 19,6 chilometri della cronoscalata e i 37,3 chilometri, tutti pianeggianti, della cronometro Monza-Milano.
E le molte insidie che sono state distribuite qua e là nelle prime due settimane. A partire dalla tre giorni giuliana-slovena-friulana-veneta. Tre tappe complicate, aperte a qualsiasi risultato ma con non molte possibilità di vedere una volatona di gruppo a ranghi compatti. Tre volte su tre ci sono salitelle negli ultimi chilometri, alcune dure. Come lo strappo di Markovec verso Koper e la salita di Ca' Mostaccin verso Possagno. Bella tappa la terza, potrebbe entusiasmare. Come è molto bella la decima, quella che termina a Norcia con le salite della Forca di Presta e della Forca Ventolosa a poche decine di chilometri dall'arrivo (posto al termine di una lunga discesa).