Traditori e traditi nel Malagò contro Galliani

Il commissario della Figc era riuscito miracolosamente a mettere tutti d’accordo. Ma chi ti vota, poi vuole essere ascoltato o almeno interpellato. Così è arrivata la frattura all’interno della Lega di Serie A e soprattutto la rivolta di altre due componenti che insieme garantiscono il 30 per cento dei voti

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Foto LaPresse

Non è una questione di tradimenti e traditori. Ma è semplicemente il fatto che in cento giorni Giovanni Malagò ha perso il sostegno di calciatori e allenatori, ovvero del 30 per cento di chi lo aveva votato. Non ha passato le elezioni di mid-term, per dirla alla statunitense. Era stato eletto con il 68,58 per cento dei voti, adesso anche se avrà il sostegno della Serie A, rischia di non riuscire a ripetere l’exploit e di finire la sua corsa da commissario.
Che cosa ha fatto Malagò per perdere tutto il consenso che aveva? Ha semplicemente agito da Malagò, ovvero di testa sua, senza stare a sentire chi gli tirava la giacchetta a destra o a sinistra. Un comportamento che gli ha permesso di governare con successo lo sport italiano dove i dissidenti c’erano (Barelli e Binaghi), ma non bastavano a farlo deragliare. Il calcio però non perdona. Troppi denari in ballo. Troppe primedonne in azione. La commedia Maldini-Leonardo-Guardiola-Pirlo, la scelta di Diana Bianchedi come capodelegazione della Nazionale, quella di Mancini come commissario tecnico e perfino quella di Beppe Signori come capo delegazione dell’Under 20, non sono state digerite da tutti. Anzi, c’è chi si è proprio arrabbiato.
Dare del traditore a Marotta però non ha senso. Il presidente dell’Inter sarà anche il grande manovratore del calcio italiano, ma non è stato lui a guidare la rivolta anche se il suo amico ministro Giorgetti glielo potrebbe aver chiesto. A tradire Malagò, se di tradimento possiamo parlare, sono state finora l’associazione calciatori guidata da Umberto Calcagno e l’associazione allenatori presieduta da Renzo Ulivieri che hanno dichiarato di dare il loro gradimento elettorale ad Adriano Galliani, neo tesserato dell’Enotria (tanto per non correre rischi). Aspettando la scelta di Abete e Marani che guidano dilettanti (34 per cento) e lega Pro (12 per cento), oltre che della Serie B che però conta solo il 6 per cento. Delusi dal Malagò uno, calciatori e allenatori, hanno scelto l’usato sicuro, l’ottantaduenne Adriano Galliani, gradito anche alla maggioranza di Governo naturalmente. Il nuovo che avanza, insomma. Una caratteristica del nostro sport che continua ad appoggiarsi sui grandi dirigenti del passato e non riesce a rinnovarsi. In fin dei conti il prossimo mandato durerà solo due anni, fino ai Giochi di Los Angeles. Poi si vedrà. Anche se le componenti non devono farsi illusioni: Adriano Galliani conoscerà il calcio meglio di Malagò, ma non è certo quel tipo di dirigente che si lascia imporre la rotta da altri.
Malagò non ha capito che il calcio è una brutta bestia, più difficile da governare di tutto il resto dello sport. Era riuscito miracolosamente a mettere tutti d’accordo, partendo dalla Serie A, mai così unita quando ha deciso di appoggiarlo in estate. Ma chi ti vota, poi vuole essere ascoltato o almeno interpellato. Così è arrivata la frattura all’interno della Lega di Serie A e soprattutto la rivolta di altre due componenti che insieme garantiscono il 30 per cento dei voti. Il commissario Malagò rischia seriamente di essere disarcionato proprio quando aveva cominciato a ridare un’anima alla Nazionale. Sarebbe un’ennesima figuraccia per il nostro pallone che in pochi mesi si trasformerebbe nel peggiore dei voltagabbana. Con un rischio all’orizzonte: se non si arriverà all’elezione di un nuovo presidente, si sprofonderà in un nuovo commissariamento e allora non potrebbe essere Malagò a gestire i giochi. Toccherebbe a Buonfiglio o a Carlo Mornati. Insomma si rischierebbe di dover ricominciare un’altra volta da zero in meno di un anno. Intanto ci sarebbe un Europeo da organizzare e un Mondiale a cui cercare di partecipare. Insomma siamo alle solite. Per fare un dispetto alla moglie, si finirebbe per… Beh avete capito.