Ganna cambia squadra e cambia marcia

”Cosa mi aspetto dal futuro? A lungo termine farebbero piacere una Classica Monumento e un’altra medaglia olimpica”, dice il campione azzurro dopo il passaggio dalla Netcompany Ineos alla Lidl-Trek

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Foto LaPresse

Filippo Ganna ha vinto anche nel 2026. Ci riesce ininterrottamente da anni. Garanzia di medaglie in Azzurro su strada e su pista, il record dell’ora, una caterva di successi a cronometro, quest’anno ha messo in bacheca anche la Dwars door Vlaanderen, classica fiamminga che precede il Giro delle Fiandre. Probabilmente il suo successo più prestigioso nelle prove in linea. Al Tour de France ha sfiorato la maglia gialla nella prima tappa di Barcellona, preceduto da Vingegaard di 8” nella particolare cronosquadre pensata dagli organizzatori. Un ritardo risicato attraverso cui leggere l’altro lato della carriera di Ganna, privato di diverse vittorie in più in un’epoca di concorrenza fenomenale. Quando è riuscito a mettere le ruote davanti persino a Pogacar, si è trovato van der Poel (Milano-Sanremo 2025), la sua incrollabile costanza nelle prove contro il tempo sbatte da qualche anno sull’ostacolo Evenepoel. Solo il belga lo ha preceduto nell’ultimo Mondiale a Montréal, in quelli del 2023, del 2024 e all’Olimpiade di Parigi. “Ho vinto tanto, senza Remco avrei vinto ancora di più, ma questo è il bello del ciclismo, dell’agonismo”, racconta a Il Foglio Sportivo, “trovare rivalità simili che ti spingono sempre a migliorare. È quello che sto facendo e spero che il prossimo anno sia quello giusto per alzare molte più volte le braccia al cielo”.
Per riuscirci ha cambiato anche squadra. Lo scorso 13 ottobre è stato ufficializzato il passaggio dalla Netcompany Ineos alla Lidl-Trek: “Una possibilità nata molto velocemente e che mi ha indotto a cambiare dopo otto anni. Trovo un bel gruppo italiano e mi fa piacere. Correrò con i compagni del quartetto della pista (Jonathan Milan e Simone Consonni, ndr), ci sarà anche Matteo Sobrero. Dal punto di vista emotivo sarà facile ambientarsi e affrontare le corse”. Compagni con cui ha costruito affinità a suon di trionfi azzurri: con Sobrero ha vinto l'oro agli ultimi Mondiali nella crono-staffetta mista, con Milan e Consonni è abituato a darsi il cambio nei velodromi. Due settimane fa è tornato a disputare un Mondiale su pista a Shanghai, portando a casa un argento nell’inseguimento a squadre e un bronzo in quello individuale. Totale di 16 medaglie iridate al chiuso: “Dopo due anni e mezzo mi mancava il gruppo, è stato bello tornare e rivedere le facce note. La pista si è rivelata complementare al lavoro su strada, non è escluso che torni a inserirla più spesso in futuro. Il mal di gambe che ho provato negli ultimi giorni di competizione non l’ho avvertito su strada, perciò conviene allenarla. Mi torna utile”.
Per delineare i piani precisi c’è ancora tempo: “Ora ho staccato e sono pronto per le vacanze. Le settimane in ritiro aiuteranno a capire quali saranno i programmi”. I 71 chilometri a cronometro del Tour, dato più alto dal 2012, potrebbero tentarlo? “È prematuro parlarne, anche perché non c’è ancora il percorso del Giro (si svela il 3 novembre, ndr). Da italiano lo preferisco sempre, ma se la squadra mi chiede di fare il Tour o la Vuelta, io faccio il Tour o la Vuelta. Sono polivalente, mi piazzo dove mi dicono”. Preferibilmente senza accoppiate. “Ormai ho 30 anni e faccio fatica anche io”, afferma lasciandosi andare a una risata. “È stata davvero dura quest’anno tra Tour, Giro e classiche. Ho vissuto una stagione lunga e non facile, purtroppo in queste condizioni non riesci mai a raggiungere il 100 per cento, ti fermi intorno al 90. Per me è meglio scegliere un solo Grande Giro e farlo bene. Inoltre ci sarà il superMondiale di agosto e serve accumulare punteggio per l’Olimpiade. In ogni caso sarà una stagione con tanta carne al fuoco”.
Ai Giochi ha già raccolto un oro, un argento e un bronzo. Eppure qualcuno non lo riconosce, o peggio, non lo ascolta su temi molto delicati. Ospite a sorpresa a Vidigulfo (Pavia) per l’evento “Stessa Strada”, una tavola rotonda sulla sicurezza stradale e sulla convivenza tra automobilisti e ciclisti organizzata da Quattroruote, Škoda Italia e Federazione Ciclistica Italiana, ha raccontato alcuni episodi vissuti in prima persona: “L’educazione deve esserci da ambo le parti. Mi è capitato di vedere ciclisti attraversare col rosso e sono stato mandato a quel paese per averli ripresi. Io sono esposto per ore e giorni a un potenziale pericolo per il mio lavoro, chi pedala per passione, ma poi si impone limiti di orario per esigenze varie, non può venir meno all’osservanza delle regole. Come l’automobilista deve attendere per un sorpasso in sicurezza, anche il ciclista deve aspettare che scatti il verde. Non è quell’attesa che rovina la performance, anzi, aumenta la sicurezza nell’arrivare a destinazione”.
Una sicurezza che Ganna mostra anche nel dichiarare i prossimi obiettivi. “Cosa mi aspetto dal futuro? Innanzitutto, di arrivare alle Maldive senza turbolenze in aereo. E a lungo termine farebbero piacere un’altra medaglia olimpica e una Classica Monumento”.