Ma perché a Milano non hanno pensato di fare due stadi?

Squadre di cani e porci in tutto il mondo, e con molti meno tifosi e trofei di Inter e Milan, hanno il loro stadio di proprietà, perché in Italia non ce la fate? Domanda retorica, of course, vista la dinosauromachia in corso per la presidenza della Figc  
31 OTT 26
Immagine di Ma perché a Milano non hanno pensato di fare due stadi?

(Foto Ansa)

Fossi un tifoso milanista o interista (ma grazie a Dio non lo sono) passerei le cinque stagioni che mancano all’inaugurazione del Generali Stadium a sbronzarmi ogni giorno per dimenticare. Non tanto per l’aspetto che avrà l’impianto che dovrà indegnamente sostituire San Siro (forse l’architettura esterna che ricorda tante Europa League messe una accanto all’altra dice delle ambizioni dei club, sicuramente il fatto che uno dei progettisti abbia detto che potrà “ospitare anche partite di Football americano” dovrebbe farvi venire l’asma), quanto perché non capisco come sia possibile che nel 2032 due società non proprio di secondo piano nella storia del calcio debbano dividersi lo stadio come due fratelli la PlayStation a casa.
Squadre di cani e porci in tutto il mondo, e con molti meno tifosi e trofei di Inter e Milan, hanno il loro stadio di proprietà, perché in Italia non ce la fate? Domanda retorica, of course, vista la dinosauromachia in corso per la presidenza della Figc. E dire che per la prima volta quest’anno la Serie A è diventata uno spettacolo guardabile, finalmente: è bastato sfanculare il Var e iniziare ad arbitrare all’inglese, chi lo avrebbe mai detto.
Insomma non bisogna cambiare il regolamento ogni sei mesi per aumentare il divertimento. Sempre che tifare sia sinonimo di divertirsi: per me no, è una cosa molto più seria, se volessi vedere tanti punti seguirei il basket, ma questo è quello che vogliono i boss del calcio mondiale per vendere il prodotto a chi si sgrilletta con gli highlights senza stancarsi la mano. E a proposito di innovazioni, brindo al fallimento della proposta di Arsène Wenger sul fuorigioco sperimentata in Canada quest’anno: l’ex allenatore dell’Arsenal ha proposto di fischiare offside solo se tra attaccante e penultimo difendente c’è luce, un’idea che ha portato sì meno interruzioni, ma a conti fatti pochi gol (ma in quel caso potrebbe essere colpa degli attaccanti canadesi, buoni al massimo a cacciare le alci, non a segnare) e soprattutto difese molto più basse.
Ora la Fifa si gratterà la testa e sposterà le sue energie altrove, magari a sanare il grande scandalo denunciato dal Guardian venerdì, la mancata equiparazione dei premi in denaro del Mondiale femminile con quelli del Mondiale maschile. Non starò a ricordare che il calcio femminile è seguito tendenzialmente dai parenti delle calciatrici e quello maschile persino dalle donne, lasciatemi però ridere della motivazione per cui, secondo quelle vecchie volpi del Guardian, l’equiparazione sarebbe stata possibile e dunque obbligata: i soldi ci sono, dato che l’anno scorso il Mondiale maschile ha registrato ricavi per 15 miliardi di dollari. In sostanza: i maschi portano a casa lo stipendio e le femmine lo spendono. Patriarcato purissimo. Cheers.