Il secolo dello stadio Dall'Ara

Un secolo fa veniva inaugurato lo stadio Littoriale, la casa del Bologna. Nel dopoguerra l’impianto viene rinominato Comunale, mentre è datata 1984 la denominazione che omaggia il presidente del Bologna che vent’anni prima aveva vinto l’ultimo dei suoi sette scudetti rossoblù

30 OTT 26
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Foto Ansa

Cento anni fa, il 31 ottobre 1926, un adolescente durante un corteo spara a Mussolini, un poeta celebra un avveniristico teatro dello sport e una città trattiene il fiato per l’inaugurazione del nuovo stadio, denominato Littoriale. Accade a Bologna, dove in un solo giorno si intrecciano i destini di tanti. L’anarchico quindicenne Anteo Zamboni, presunto autore di un fallito attentato contro il duce, che rimane illeso, viene linciato dalla folla inferocita. A bloccarlo per un braccio e trattenerlo a favore dei fascisti è il responsabile del servizio d’ordine in via Indipendenza, si chiama Carlo Alberto Pasolini: è il papà dell’intellettuale Pier Paolo. Nel mentre il poeta Giuseppe Ungaretti compone un’ode per l’impianto chiedendosi "Or dunque che è/Mutata tu sei civiltà/Questa palestra novella/è la sede più bella di te, Verità?". La cerimonia di inaugurazione viene organizzata in pochi giorni, ma non manca certo di magnificenza. I lavori, cominciati più di un anno prima, sono ancora in corso. Ma Mussolini, a quattro anni dalla Marcia su Roma, ha bisogno di ribadire il controllo del paese. E lo stadio diventa strumento di propaganda. I fotografi vengono avvisati: vi conviene non inquadrare le parti incomplete. Tengono famiglia, quindi si attengono alla richiesta del commendator Foschi, che presiede il Direttorio federale di Bologna. Al Littoriale, a tre chilometri e mezzo dal centro, situato ai piedi del Santuario della Madonna di San Luca, in un tripudio di retorica fascista, "mai vi fu nella storia d’Italia adesione più perfetta tra regime e popolo", dirà Mussolini, accompagnati da ben cento bande musicali, passano in rassegna le forze armate, dai carabinieri ai marinai, dai fanti ai cavalieri, dalle centurie della Milizia ai moschettieri, tutti neri dagli stivali al fez, fino ai militi ferroviari e a una rappresentanza di coloniali in divisa kaki. Mussolini pronuncia il suo discorso salendo, a cavallo, su un alto podio di sabbia fine, con i cigli coperti d’erba. Dirà: "Ho voluto che la manifestazione conclusiva della quarta marcia su Roma avvenisse a Bologna, che io considero sempre come un tempo, il quadrilatero strategico del fascismo italiano".
Il giorno dopo i cronisti scriveranno - con un’enfasi dettata dai tempi - che a questo punto del discorso "la folla prorompe in un applauso prolungato", tanto che il sole vince la nebbia e illumina più di cinquantamila persone sedute nei venticinque ordini di gradini degli spalti, più altre centomila in piedi nell’immensa distesa di campi che circonda l’impianto. Verrà celebrata come la più grande adunata di sempre in uno spazio chiuso. Non è solo uno stadio, il Littoriale. È il simbolo di un’era. Viene infatti descritto come il "primo anfiteatro della rivoluzione fascista" e "il monumento della nuova epoca".
L’impianto, che prevede anche quattro campi da tennis e due piscine, è stato progettato dall'ingegnere Umberto Costanzini e dall'architetto Giulio Ulisse Arata, ma il vero deus ex machina, l’uomo che più di tutti ha voluto che lo stadio sorgesse a Bologna, è Leandro Arpinati, gerarca fascista a capo dello squadrismo cittadino e presidente della Figc. In quel 1926 Arpinati fa di Bologna la capitale del calcio italiano, due mesi dopo l’inaugurazione dello stadio viene nominato gerarca della città. Arpinati si augura che il Littoriale diventi la culla di - testualmente - "una falange di atleti destinati ai trionfi olimpici e di forti soldati temprati a tutte le battaglie della vita nazionale".
Nella notte del 31 ottobre 1926, Arpinati riceve un telegramma da Benito Mussolini. Riferendosi al fallito attentato, dice il duce: "Nulla può accadermi prima che il mio compito sia finito".
La prima partita di calcio si disputa al Littoriale il 29 maggio dell’anno successivo all'inaugurazione, il 1927. Al cospetto di sessantamila spettatori, tra cui il re d’Italia Vittorio Emanuele III, si sfidano in amichevole Italia e Spagna, vinta dagli Azzurri per 2-0. Due settimane dopo, i saloni sotto le gradinate ospitano la Fiera del Littoriale, con mostre di abbigliamento, arredamento e floricoltura. La squadra rossoblù - che nel 1925 ha vinto il suo primo scudetto - nel 1927 abbandona il vecchio impianto dello Sterlino, "Starlèn" in dialetto bolognese, e si trasferisce al Littoriale.
Nel dopoguerra l’impianto viene rinominato Comunale, mentre è datata 1984 la denominazione che omaggia Renato Dall’Ara, il presidente del Bologna che vent’anni prima - nel 1964 - aveva vinto l’ultimo dei suoi sette scudetti.