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Carlos Augusto non è più un brutto anatroccolo
Il giocatore dell'Inter non era considerato una promessa in Brasile, anzi. Nel Corinthians, la squadra nella quale ha giocato da quando aveva dodici anni, nessuno avrebbe pronosticato per lui un futuro nel calcio brasiliano, figurarsi in quello internazionale

Carlos Augusto esulta dopo il gol in Champions League contro lo Shakhtar Donetsk (foto LaPresse)
Se c'era una cosa della quale Carlos Augusto era abbastanza sicuro da adolescente è che il calcio non poteva essere il suo mestiere. Certo l'adolescenza è un periodo strano, dove certezze granitiche si trasformano velocemente in insicurezze o in assurdità, però quel ragazzino biondiccio dagli occhi chiari vedendo giocare la maggior parte dei suoi compagni si sentiva in difetto: d'altra parte lo chiamavano Perna de Pau, Gamba di Legno. "Sono sempre stato il brutto anatroccolo del settore giovanile", raccontò anni fa a Globo. E si sentiva il brutto anatroccolo perché non c'era uno dei dirigenti del Corinthians, la squadra nella quale ha giocato da quando aveva dodici anni, che avrebbe pronosticato per lui un futuro nel calcio brasiliano, figurarsi in quello internazionale. Di lui Marcio Zanardi, l'allenatore dell'under 15 del club paulista, disse anni dopo: "Era un giocatore valido e prestante, ma nella media, certo non spiccava né per tecnica né per fisico. Era un ragazzo intelligente e riflessivo, forse troppo intelligente e riflessivo per fare il calciatore. Perché nel calcio ci vuole istinto e capacità di improvvisare".
Carlos Augusto quell'istinto e quella capacità di improvvisare le ha trovate cammin facendo.
Iniziò a farlo proprio nel periodo agli ordini di Marcio Zanardi. Carlos Augusto giocava come ala, poi per esigenza l'allenatore lo arretrò: tutti i terzini che aveva erano infortunati e lui era l'unico mancino. In poco tempo da panchinaro fisso si trasformò prima in alternativa, poi in alternativa convincente, infine in opportunità. A tal punto da arrivare in prima squadra e firmare il suo primo contratto professionistico. Senza mai però essere considerato una risorsa fondamentale.
Per questo quando il Monza arrivò con quattro milioni di euro, al Corinthians prima si stupirono e subito dopo accettarono. Quattro milioni per Carlos Augusto?, si chiesero sorridendo. Subito!
Pensavano di aver fatto un affarone. L'affarone lo fece il Monza: tre stagioni dopo lo rivendette a 15,25 milioni all'Inter. In Brianza il brutto anatroccolo si era trasformato se non in un principe quanto meno in un signor giocatore.
Non poteva che andare così. Carlos Augusto è brasiliano ma inadatto al calcio sudamericano. Troppo preciso, troppo chirurgico, troppo poco spettacolare per piacere oltreoceano. Un giocatore quadrato che se fa una cosa è perché sa che è quello e non altro ciò che serve alla squadra. Un giocatore che si vede poco, ma che c'è sempre quando serve. Fa sorridere pensando che lo chiamavano Loco. Pazzo non perché folle, ma perché gli succedevano cose pazze, spesso inverosimili. "Lo chiamavamo Loco perché a Carlos succedevano sempre cose strane: cadeva nel momento peggiore, veniva colpito dalla palla... A volte si lanciava in un contrasto e si fermava solo contro la recinzione. Era fatto così", raccontò a Globo Fabricio Oya, compagno di squadra nelle giovanili del Corinthians, uno di quelli che promettevano un gran bene, ma che non hanno avuto nel calcio la carriera dell'allora brutto anatroccolo.
Del fatto che Carlos Augusto fosse considerato inadatto a una carriera professionista, prima Simone Inzaghi e poi Cristian Chivu se ne sono fregati. Sia l'allenatore italiano sia il tecnico rumeno al brasiliano un posto lo hanno trovato sempre, che sia a centrocampo o in difesa. Il motivo è semplice, "quasi sempre fa la cosa giusta", ha detto Cristian Chivu e quando non la fa non fa danni. Cosa sempre più rara per un difensore di questi tempi.
