Il calcio nell’era dell’AI

In vista di un derby molto sentito, l'allenatore di una delle squadre, "Il Poirot del pallone", chiede a un motore di intelligenza artificiale di formulare una sorta di piano partita. Il racconto di una storia vera

24 OTT 26
Immagine di Il calcio nell’era dell’AI

Immagine generata con l'AI

Vi racconto una storia vera (lo giuro!) che arriva da una provincia del nord (resto generico, e capirete), campionato giovanissimi under 15. È la settimana che precede un derby molto sentito. C’è polemica nell’aria per via di vecchie ruggini tra le rispettive società. Il risultato è molto importante, i dirigenti, i tifosi e i genitori dell’una e l’altra parte ci tengono parecchio a vincere. L’allenatore di una delle due squadre, colui che chiamerò per convenzione “il Poirot del pallone” (Immagine creata con l’Intelligenza artificiale), va a visionare la partita della formazione che di lì a poco dovrà affrontare.
Come un vero detective, prende appunti, annotando, tra le altre cose, che il terzino destro è lento, mentre quello sinistro è bravo, ma parecchio incazzoso. Per il resto, si convince di poter disporre dei rivali solo se in possesso di una buona strategia di gara. Torna a casa, entra nella sua cameretta (ogni poliziotto del pallone ne ha una, immagino) accende la abat-jour, si siede davanti alla sua scrivania verde pisello e si mette al lavoro.
Dal momento che è un tipo tecnologico, inserisce i suoi appunti all’interno di un motore di intelligenza artificiale a cui chiede di formulare una sorta di piano partita. L’AI, prontamente, come ad aver fiutato il pollo, gli dice: il terzino destro è lento, mettigli contro un’ala veloce, però attenzione perché segna parecchio, qualche settimana fa ha addirittura realizzato una tripletta. Porca miseria, pensa il “Poirot del pallone”, questo complica le cose. In realtà, la notizia del terzino goleador è falsa. L’ha scritta un goliardico signore su un sito che si occupa di calcio giovanile, a cui ha attinto l’AI. Ma il nostro Poirot non può saperlo e quindi si predispone a una infallibile, per lui, contromossa.
Quando il discorso scivola sul centravanti avversario, l’Intelligenza parecchio artificiale gli dice che quello è praticamente un brocco, non solo non segna mai, ma nemmeno tira in porta. Eh eh eh, ride Poirot, pregustando la vittoria. Conclude la sua relazione con un appunto importante segnato con un asterisco: *provocare fortemente il terzino sinistro per farlo sbroccare. A quel punto abbandona la sua scrivania verde pisello, spegne la abat-jour, si mette il pigiama con la figura di Super Pippo sulla maglia e va a dormire tutto contento.
Arrivato il giorno della partita, il nostro Poirot si dirige in panchina sicuro di sopraffare gli avversari, forte delle sue convinzioni e del sostegno della AI. Ma purtroppo per lui le cose non vanno affatto come previsto. Perde 5-0, il centravanti inconcludente gli fa doppietta, e i due terzini, quello incazzoso e quello lento, disputano un partitone. Morale: ma il calcio giovanile è davvero nelle mani di soggetti come questo? Se non avete la risposta, chiedetela ad AI.