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IL FOGLIO SPORTIVO •
Champions League nuova giostra del gol
Gioco più offensivo e differenza sempre maggiore tra grandi e piccole. L’anno scorso, la seconda stagione col maxi raggruppamento a 36 squadre, si è registrato il record di gol in una singola edizione con 655. Quest’anno, con questo andamento, quella cifra potrebbe anche essere superata

(Foto La Presse)
Un tempo si sarebbe chiamata “la giostra del gol”. O, se preferite, possiamo parlare di Paese delle meraviglie. Benvenuti nella Champions edizione 2026-27, là dove un evento come il gol, solitamente inusuale per uno sport a basso punteggio quale è il calcio, si sta presentando con frequenza. Basti pensare che, nella prima giornata del maxi raggruppamento, sono state segnate 69 reti, nella seconda 78 (nuovo record del torneo) e nella terza 74.
L’anno scorso, la seconda stagione col maxi raggruppamento a 36 squadre (dunque con un numero superiore di partite rispetto a quelle che si giocavano col vecchio formato), si è registrato il record di gol in una singola edizione con 655. Quest’anno, con questo andamento, quella cifra potrebbe anche essere superata.
La domanda sorge spontanea, come direbbe Marzullo. A cosa si deve tanta abbondanza? I fattori da prendere in considerazione per spiegare questo fenomeno sono molteplici. In primis, certamente, il fatto che il calcio, piaccia o meno, negli ultimi trent’anni si è via via trasformato da competizione sportiva a evento di intrattenimento. Sport spettacolo insomma e, in quanto tale, sempre più incline a favorire gli attacchi perché, come dicono alcuni, saranno anche le difese a far vincere i campionati (una regola comunque non sempre valida), ma sono gli attacchi a far vendere i biglietti… e i diritti televisivi.
La volontà di proporre un calcio offensivo, le nuove regole che favoriscono la continuità del gioco evitando le vecchie perdite di tempo, la presenza del Var che ‘sconsiglia’ l’impiego di quelle gherminelle difensive un tempo possibili, sono tutti fattori che hanno spinto verso idee di gioco propositive.
Quasi tutte le più forti squadre del continente poi impiegano contemporaneamente sul terreno di gioco almeno tre (se non quattro) giocatori offensivi, abili nell’uno contro uno e nel tiro in porta.
Ma non è soltanto una questione tattica o di cambio di mentalità. A favorire questa sovrabbondanza di segnature c’è anche il fatto che la distanza fra le grandi squadre e le piccole si sta allargando. Il che consente spesso di vedere partite finire tanto a poco, come accaduto ad esempio in questo turno con Manchester City-Aek (5-1) o Roma-Slovan Bratislava (4-0). Insomma, in giro ci sono tante formazioni già con passivi notevoli nel bilancio tra gol fatti e subiti: in tre turni i greci hanno una differenza reti di -5 reti, gli slovacchi di -12, Lilla e Fenerbahçe di -6.
Ma anche gare più equilibrate, che un tempo magari si sarebbero risolte con uno zero a zero o con un uno a uno, hanno generato più reti (7 in Inter-Club Brugge, Napoli-Bodø/Glimt e in Liverpool-Villareal).
La formula del girone unico, con ben otto partite per squadra in calendario, lascia poi margine per recuperare false partenze. Anche questo rende possibile l’abbandono di quell’eccesso di prudenza che invece caratterizzava molte gare nei tradizionali gruppi di quattro, là dove sbagliare una o due partite significava mettere a repentaglio la qualificazione al turno successivo.
Insomma, la Champions attuale è all’insegna di un maggior divertimento e di minori rischi per le big. Che questo significhi anche una maggiore qualità complessiva resta, però, materia di discussione.