Quattro orsacchiotti per il Manchester United a Como

Una notte di pioggia inglese sul lago, tra nostalgia lariana, vecchie glorie dello United e un 4-1 azzurro da raccontare a casa con un orsacchiotto sotto il braccio

22 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 07:06
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Anche solo vedere il Sinigaglia di notte è un’emozione non banale. Sta lì, acceso sul lago, con la città dietro e la montagna sopra, un edificio che sembra più disegnato che costruito e che in una sera contro il Manchester United riesce a far sembrare normale una cosa che normale non è. Piove, ma guarda come piove. Una perfetta pioggia inglese, per mettere a proprio agio gli ospiti. Perché quando ti senti a casa, allora iniziano i guai.
Billy lo conosco quasi subito. Vive tra Londra e Dubai, lavora in finanza, si è comprato una casa sul lago e tifa United, anche se ormai è innamorato di Como. Prima della partita passa dal Como Shop e torna con un orsacchiotto per mio figlio. Dice che bisogna traviarlo fin da piccolo. Accetto volentieri e confesso che mia moglie lavora sul fronte opposto e vuole fare di nostro figlio un genoano. Ha due anni e le pressioni sono già cominciate. Comunque vincerà l’azzurro. In tribuna i vip sono tanti ma purtroppo non ne riconosco nemmeno uno. Mi affido al vicino che mi fa da Radiocorriere. “Quello è Ryan Giggs”, dice. Ah, però. Tredici campionati inglesi con il Man United e quasi mille partite, ha trascorso più tempo all’Old Trafford di quanto molti di noi ne abbiano passato in ufficio. Poco più in là ecco Raphaël Varane, ex United e ormai di casa qui a Como. Sugli altri annuisco. Spero che nessuno mi faccia domande.
Billy conserva una speranza per la squadra inglese. Del resto, lo United non è una squadra qualsiasi. È George Best, Bobby Charlton, Eric Cantona, David Beckham, Sir Alex Ferguson, tre Coppe dei Campioni, venti titoli inglesi, una maglia che chiunque riconosce a cinquanta metri. Propone due birre. Mi metto in coda e intanto spero che alla fine della lunga attesa si siano decisi a vendere il vino. Vuoi mettere una partita del genere con un rosso al posto della pinta? Il calcio diventerebbe meno inglese. È solo una speranza. Naturalmente torno con due birre.
Mentre gli azzurri tengono benissimo il campo, ritornano negli occhi le mille partite viste in quasi cinquant’anni, dalla Serie A di Stefano Borgonovo e Dan Corneliusson alle trasferte meno glamour, da Sesto San Giovanni ad Avellino, quando per seguire il Como la pazienza superava di gran lunga i punti in classifica. La nostalgia, però, allo stadio va presa a piccole dosi. All’intervallo Billy mi imbuca nell’area privata. Parliamo del lago, di Frieze, dell’orto dietro casa, del Manchester che è sotto di un gol e proverà nel secondo tempo a salvare la serata. Prima di tornare ai nostri posti rimedio anche il gadget dei miei sogni, un Sinigaglia in miniatura, in cartone 3D, da montare a casa, compromesso ideale tra il tifoso lariano e l’appassionato di architettura razionalista che è in me.
La partita? Quasi niente da dire, almeno su queste pagine. Quattro a uno e palla al centro. Nico Paz ne fa due, ne prepara un altro e alla fine, tra gli applausi della sala stampa, dice che "è stata la partita più importante della mia vita". Ha ventidue anni e può permetterselo. Billy incassa, io esco sotto la pioggia inglese con l’orsacchiotto azzurro che a mia moglie non piacerà per nulla. O forse cambierà idea anche lei, come chi pensava che il Manchester United a Como avrebbe passeggiato. Non è andata così. Quattro orsacchiotti e così sia.