Ben Simmons e la maledizione del talento

Sembrava la stagione della rinascita con Sacramento. Invece una nuova, grave lesione interrompe ancora la carriera dell’ex stella australiana, sospesa da anni tra aspettative tradite, fragilità psicologiche e problemi fisici

19 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 12:41
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Foto Ap via LaPresse

Doveva essere il playmaker del futuro, grande, grosso, atletico e veloce, passatore e difensore di altissimo livello. Mancava soltanto una cosa: un tiro affidabile, quanto di più teoricamente semplice da aggiungere nelle sessioni di allenamento su una simile combinazione di talento. Ben Simmons non è stato nulla di tutto questo, nonostante un inizio di carriera decisamente incoraggiante. Un’avventura cestistica cristallizzata in un fotogramma: Gara 7 di semifinale di Eastern Conference 2021 tra Philadelphia e Atlanta, Hawks avanti 88-86 con tre minuti e mezzo da giocare. Simmons si ritrova ad attaccare in post basso contro Danilo Gallinari, gli va via, potrebbe appoggiare al vetro o schiacciare comodamente ma consegna la patata bollente nelle mani di Thybulle, che non rimedierà altro che due tiri liberi. Il sintomo di un disagio tecnico ed emotivo che lo aveva portato a prendere zero tiri dal campo nei quarti quarti di Gara 4, 5 e 6 di quella serie, poi persa dai Sixers in volata. Fu il punto di non ritorno. Travolto dalle critiche di stampa e compagni di squadra, su tutti un furioso Joel Embiid, Simmons divenne il bersaglio perfetto, non senza ragione, e chiese a gran voce lo scambio, lasciando inabissare la propria carriera a Brooklyn.
Il problema di questa storia è che oggi, nel 2006, Ben Simmons ha solamente trent’anni e ha già rinunciato a una stagione Nba, l’ultima, il tutto dopo aver parlato apertamente, nel corso degli ultimi anni, dei suoi problemi di salute mentale, oltre che di un declino fisico generato dai guai cronici alla schiena che hanno avuto pesanti ripercussioni su gambe e ginocchia. Un circolo devastante di interventi chirurgici che lo avevano portato ad allontanarsi dal gioco. Quella che inizierà tra poche ore, però, doveva essere la stagione del suo ritorno in campo, forte della firma con i Sacramento Kings. I segnali in preseason – con tutti gli asterischi del caso sulle partite che precedono la stagione – erano stati persino confortanti. Il “brand” Ben Simmons era pronto a rimettersi in moto, lontano dagli echi da predestinato ma pur sempre così affascinante da indurre Espn a seguirne il ritorno con il documentario “Being Ben”, rilasciato da Disney+ proprio nelle ore in cui da Sacramento è arrivata la notizia che rischia di porre fine alla carriera dell’australiano: rottura del tendine d’Achille, stagione già conclusa e chissà cosa accadrà più avanti.
C’è chi ci ha visto una sorta di punizione del karma: quello che succede a chi decide di non onorare il proprio talento. Per anni, offseason dopo offseason, circolavano video di Simmons finalmente “pronto” a esplorare il tiro da tre punti, soluzione poi puntualmente accantonata quando si passava dal campo di allenamento a quello vero e proprio. Ma è pur vero che l’aspetto della salute mentale, sul quale in molti avevano ironizzato in una prima fase immaginando che si trattasse di un modo utilizzato per perfezionare lo strappo con i Sixers, nel tempo è emerso in maniera prepotente, con un lungo percorso di psicoterapia nella difficile ricerca della serenità. E adesso arriva una mazzata difficile da gestire. Tempo per rientrare, in teoria, ce ne sarebbe. Ma Simmons avrà davvero la forza per farlo?