Nicolò Bulega ha ritrovato il sapore della vittoria

“Non avevo più voglia di gare. Al ragazzo che ero darei uno schiaffo e poi lo abbraccerei”. Il prossimo anno correrà in MotoGP: “Voglio dimostrare che si può arrivare dalla Superbike e continuare a vincere”
17 OTT 26
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Niccolò Bulega, è nato il 16 ottobre 1999 a Montecchio Emilia. Dopo aver debuttato nel Motomondiale nel 2015 ha vinto il Mondiale Supersport e poi Superbike in Ducati. L’anno prossimo correrà in MotoGp con il team di Valentino Rossi (foto Getty)

Se il Nicolò Bulega di oggi incontrasse quello del 2021, quello che non aveva più voglia di correre e pensava di aver sprecato il proprio talento, gli darebbe uno schiaffo o lo abbraccerebbe? “Forse tutte e due le cose. Prima lo schiaffo e poi l’abbraccio”. Basterebbero queste poche parole per raccontare la seconda vita di Nicolò Bulega, il ragazzo che doveva diventare il nuovo Valentino Rossi, che a un certo punto ha rischiato di perdersi e che oggi, dopo aver conquistato il Mondiale Supersport e quello Superbike con la Ducati, è pronto a riprendersi anche quella MotoGP che lo aveva respinto. “Si è chiuso il cerchio della Superbike, ma adesso se ne apre subito un altro. Il prossimo anno avrò davanti la sfida più grande della mia vita”.
La storia di Bulega è quella di una promessa che ha mantenuto la parola, soprattutto quella data a sé stesso. Nel 2021 aveva giurato che sarebbe tornato in MotoGP, anche se tutto sembrava andare nella direzione opposta. Ha nuotato controcorrente. “È stato il momento più basso della mia carriera. Non avevo voglia di andare alle gare, non avevo voglia di fare la valigia. Mi era passata completamente la voglia. Ma attenzione, non quella di andare in moto. Quella non mi è mai passata. Ero semplicemente stufo di non riuscire a ottenere risultati”. Una differenza sottile, ma fondamentale. Non aveva smesso di amare le corse. Aveva smesso di amare le sconfitte.
Per capire come sia arrivato fin qui bisogna tornare ancora più indietro. In casa Bulega le moto sono una questione di famiglia. Correva il nonno, correva papà Davide, ma c’è anche una mamma tedesca che gli ha regalato il secondo nome, Jarod. “Che non uso mai. Probabilmente esiste soltanto su Wikipedia”, ride Nicolò. E proprio la mamma, qualche volta, lo accompagnava agli allenamenti. “Mio padre aveva ancora una squadra nel Mondiale Supersport, era sempre in giro e non aveva tempo per portarmi a provare. Così qualche volta ci pensava lei. Ma la passione per le corse l’ho ereditata dagli uomini di famiglia”.
Il primo Bulega, quello che arriva nel Motomondiale nel 2016, è un ragazzino sul quale si concentrano aspettative enormi. È cresciuto nell’orbita di Valentino Rossi e qualcuno ha già deciso che debba diventarne l’erede. Un’investitura che invece di aiutarlo rischia di schiacciarlo. “Quando ho cominciato nel Mondiale tutti dicevano che sarei stato il nuovo Valentino. Sicuramente un po’ l’ho accusata. Non è stato semplice, soprattutto perché i risultati non arrivavano e mi sentivo quasi obbligato a vincere tutte le gare fin dal primo anno. Mi ha messo parecchia pressione addosso”. Con Rossi il rapporto oggi è tornato quello dei giorni migliori. “Vale mi scrive sempre. Mi ha scritto dopo che ho vinto il Mondiale e ci siamo sentiti spesso. Sono già un paio d’anni che sono tornato ad allenarmi al Ranch da lui”. E dopo il titolo si è fatto vivo anche Max Biaggi, l’ultimo italiano a vincere l titolo in Superbilke. “Mi ha scritto per farmi i complimenti. È stato molto carino. Mi hanno scritto in tanti, sono stato contento”.
Ma il vero cambiamento è arrivato quando Bulega ha capito che il talento non bastava. “Da giovane trascuravo un po’ gli allenamenti, andavo a dormire tardi, mi svegliavo tardi. Non facevo la vera vita dello sportivo. Poi ho capito che fare qualche sacrificio in più portava anche risultati in più”. Oggi il ragazzo che faceva le ore piccole sembra appartenere a un’altra epoca. “Alle dieci di sera sono già a letto. Mi sveglio alle sette e mezza, alle otto, mi alleno e faccio tutto quello che devo fare. Non li considero nemmeno più sacrifici, è diventata la mia normalità”.
A riportarlo sulla strada giusta è stata soprattutto la Ducati, attraverso la squadra Aruba che nel 2022 gli ha offerto una possibilità in Supersport. “Ci è voluto un po’. Il primo anno facevo delle belle gare, conquistavo podi, ma non stavo ancora utilizzando il cento per cento del mio potenziale. Poi ho cominciato a credere di nuovo in me stesso e sono arrivati i risultati”. Il titolo mondiale Supersport del 2023 è stato la svolta. “È lì che ho ricominciato davvero ad avere fiducia”. Da quel momento il cammino è diventato una lunga rincorsa verso il vertice della Superbike.
Fino a una stagione che Bulega non esita a definire irripetibile. “Abbiamo vinto quasi tutte le gare, conquistato quasi tutte le pole position e quasi tutti i giri veloci. È stato un anno difficilmente ripetibile, sia per me sia per chi verrà dopo”. Ma più delle vittorie conta la sensazione di essere arrivato dove aveva sempre pensato di poter arrivare. “Sapevo di avere ancora tanto da dimostrare e tanto da dare. Il problema era trovare il modo giusto per farlo. Devi sbattere il muso diverse volte prima di capire che cosa devi cambiare”. Anche perché “quando cadi non è facile rialzarti. Uno sportivo affronta tante difficoltà, soprattutto quando le cose non vanno bene e continui a essere sotto pressione. Devi trovare una soluzione il più velocemente possibile”.
Adesso lo aspetta la MotoGP, il campionato che aveva salutato con l’amarezza di chi sapeva di non aver espresso tutto il proprio potenziale. Ritroverà una Ducati (con VR46, il team di Valentino), ma soprattutto un mondo completamente diverso. “È il massimo del motociclismo, il campionato più difficile al mondo. Ci sono Case che investono tantissimi soldi e per le quali la MotoGP rappresenta l’attività principale. Non sarà facile, ma ce la metteremo tutta”.
Il passaggio al nuovo regolamento, con le cilindrate ridotte a 850 e le gomme Pirelli, potrebbe aiutarlo. Bulega ha già lavorato sulla Ducati del futuro, ma non vuole parlare di vantaggi. “Averla provata e aver fatto qualche test mi ha dato un’idea di quello che mi aspetta. Però quest’anno ho continuato a saltare dai test MotoGP alle gare Superbike e anche la testa faceva fatica a stare dietro a tutti questi cambiamenti. Il passo più importante arriverà quando salirò sulla MotoGP e potrò restarci”. L’avversario da battere sarà Marc Márquez. Nicolò non ha dubbi: “Attualmente penso sia il più forte”. E non esclude che lo spagnolo possa superare il primato di titoli di Valentino Rossi. “Ha delle possibilità realistiche. È in lotta per il Mondiale e ha altri due anni di contratto con Ducati. Ha tutto per riuscirci”. Se potesse rubare qualcosa ai migliori? “Márquez, Martín e Bezzecchi hanno caratteristiche diverse. Mettendole tutte insieme potrebbe venir fuori il pilota perfetto”.
Per vincere, però, ha imparato che la velocità è soltanto una parte del lavoro. “Il Mondiale lo vince uno solo. Lo vince chi è più forte e sbaglia meno. Non basta andare forte, bisogna saper mettere insieme tutte le cose al momento giusto”. Una lezione che arriva da chi ha conosciuto il fondo prima di imparare a vincere.
Nella nuova vita di Bulega c’è anche un amico speciale, Kimi Antonelli. Il ragazzo della Mercedes e quello della Ducati abitano vicini, a San Marino, e condividono qualcosa che va oltre la velocità. “Con Kimi ci sentiamo spesso. Ci vediamo a cena a casa, qualche volta siamo andati a giocare a bowling e siamo saliti sui kart insieme. Sul simulatore, invece, non ci siamo ancora sfidati”. Due giovani italiani che stanno cambiando la geografia del motorsport. “Alla fine abbiamo la stessa passione. Che siano macchine o moto, è sempre amore per i motori”. E quella bandiera tricolore che amano mettersi sulle spalle dopo una vittoria.