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Francesco Pernici corre tra Fiasconaro e Sara
Quest'anno l'atleta azzurro ha battuto lo storico record italiano degli 800 metri (1’43”7, stabilito nel 1973) e ha corso in 1’42”67. "Ora ricarico le pile per la stagione indoor, sono due anni che la salto per problemi fisici: voglio migliorare il mio personale, fare il record italiano e andare agli Europei di Valencia con grandi aspettative. Sarà il primo step". Intervista
17 OTT 26

Francesco Pernici chiede la mano di Sara dopo la finale degli 800 agli assoluti di Firenze (foto LaPresse)
Le cose possono cambiare in un secondo, soprattutto quando corri e spesso quel maledetto cronometro diventa il riferimento di tutto. Francesco Pernici ha vissuto una stagione in cui si è preso con coraggio il tempo che voleva, ha battuto lo storico record italiano degli 800 metri di Marcello Fiasconaro (1’43”7, stabilito nel 1973) e ha corso in 1’42”67. Un riscontro che muta tutto e lo proietta in un’altra dimensione, perché, come garantisce lui stesso, “è solo l’inizio”. È anche l’inizio di una nuova vita, quella di un adulto che vuole costruire una famiglia. Il ventitreenne bresciano ha infatti chiesto la mano alla sua fidanzata Sara e l’ha fatto in pista (dove altrimenti?) agli Assoluti di Firenze. “Nessuno lo sapeva, ma qualche minuto prima ho dovuto avvisare qualcuno, perché non potevo correre con la scatoletta. Non c’è un’età giusta o un momento ideale per farlo: devono esserci circostanze che possano anche permetterlo. Prima di conoscere Sara, non avevo mai pensato al matrimonio. Poi ho sentito qualcosa e mi piaceva l’idea di sposarmi da giovane. Lo stesso vale per i figli, ci penseremo dopo le nozze. Ci siamo conosciuti per caso e ci siamo notati sui social, poi ci siamo incrociati dal vivo e lei mi ha scritto. Abbiamo iniziato a parlare e ho scoperto che si allenava nel mio stesso campo a Darfo Boario Terme (in Valcamonica, ndr), ma in un orario differente: ho spostato i miei allenamenti per incontrarla”.
L’affetto dei propri cari e il sostegno di chi ha già fatto la storia, possono dare sempre quella spinta in più. Fiasconaro, a cui ha tolto quel record, credeva nelle sue potenzialità persino più di quanto ci credesse lui stesso. “Ha tanta fiducia in me ed era convinto (si sono incontrati al Grand Prix di Brescia, ndr) che avrei potuto correre 1’42”. Non si è sbagliato”. Un tempo arrivato dopo il quinto posto dell’Europeo di Birmingham, preludio al grande exploit dell’Ultimate Championship, a Budapest. “In Gran Bretagna ho fatto una gara in cui la tattica era totalmente diversa rispetto al solito, perché non ho “tirato”. Serviva solo farlo qualche istante prima, è proprio quello che mi ha separato dalla medaglia. È tutta esperienza, gli 800 sono una gara nella quale puoi permetterti pochi errori: saprò come comportarmi per perfezionarmi”. Tutto, lo dicono sempre gli sportivi, sta infatti nella testa oltre che nelle gambe: “L’aspetto mentale è alla base. Dopo gli Europei, ho gareggiato a Losanna in Diamond League e al Grand Prix di Brescia, dove ero un po’ scarico di testa e non sono riuscito a esprimere il valore che dimostravo negli allenamenti. In Diamond League sono arrivato ottavo, mentre Brescia è stata un’altra gara non al top. Alla fine, ho scoperto di essere qualificato per l’Ultimate Championship e mi sono rigenerato. La serenità mentale mi ha fatto ottenere bellissimi risultati. Prima ero convinto che la stagione fosse finita, poi ho ritrovato quella energia, quella cattiveria, la voglia di divertirmi che deve esserci sempre. Mi sono presentato in Ungheria senza pensare ai tempi, cercando solo di fare delle belle gare e di chiudere la stagione al meglio. In quella finale ero diverso, su un altro livello. Avevo lucidità: quelle sensazioni mi hanno fatto fare il salto di qualità come atleta”.
Pernici è “consapevole di avere i mezzi per poter fare grandi cose. La strada è lunga, c’è sempre tanto da imparare e lavorerò per riuscire a giocarmi qualcosa di importante, come una medaglia. Non so quali tempi potrò raggiungere né fin dove potrò arrivare, ma scoprirò quale sia il mio limite. Vincendo una medaglia, però, rimani nella storia, non te la toglie nessuno. Lavorerò sodo per i Mondiali dell’anno prossimo e poi in ottica olimpica. Ora ricarico le pile per la stagione indoor, sono due anni che la salto per problemi fisici: voglio migliorare il mio personale, fare il record italiano e andare agli Europei di Valencia con grandi aspettative. Sarà il primo step. In più farò parecchie tappe di Diamond League per acquisire sempre più esperienza e presentarmi ai Mondiali di Pechino al meglio”. Il tutto portando sempre nel cuore la famiglia: la sorella Samira Muai, più giovane di lui di due anni e già campionessa italiana Allievi negli 800 e il fratellino che si divide tra calcio e atletica ed il nonno: “È lui che mi ha fatto cominciare a fare atletica, era contento delle ultime gare. Mi ha ringraziato per averlo nominato in alcune interviste. Quando ho cominciato non avrei pensato di poter scrivere la storia italiana degli 800. Era un divertimento e con il tempo ho capito che fosse la strada che volevo percorrere e che un giorno avrei voluto trasformarla nel mio lavoro”.