Bello vincere in Italia contro i puffi. Poi vai in Champions e “parli con Dio”

Le quattro sconfitte su quattro partite delle italiane in Champions League sono lo specchio di un calcio mediocre che al massimo si accontenta di vincere il premio per il miglior a-testa-alta della stagione

16 OTT 26
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Foto ANSA

Come il mio amore per la bionda ben spillata, il calcio non conosce mezze misure, si sa, e l’errore più grosso che si può fare analizzando un risultato è trarre conclusioni generali, anzi generalissime. Mi spiego con un esempio: non è vero che la vittoria del Bodø/Glimt contro il Borussia Dortmund dice che il calcio norvegese è meglio di quello tedesco, né si può dedurre una superiorità del Qatar sugli Emirati Arabi Uniti solo perché il Paris Saint-Germain ha battuto 4-2 il Manchester City. Ogni match è un match a sé, ma naturalmente ci sono le eccezioni: le quattro sconfitte su quattro partite delle italiane in Champions League sono lo specchio di un calcio mediocre che al massimo si accontenta di vincere il premio per il miglior a-testa-alta della stagione.
Escludendo il Como, che di italiano ha giusto il nome dello stadio in cui gioca, Napoli, Inter e Roma hanno subìto undici gol in tre e raccolto zero punti. Il progetto di Allegri appare ormai più fallito di un appuntamento in cui lei dice di essere astemia; l’Inter dimostra che un conto è fare i bulli in Italia, giocando contro i puffi, e un altro è combinare qualcosa in Europa (gli stessi giornali che parlavano di invincibili dopo il 3-0 alla Corazzata Parma ora fanno del giornalismo di costume sull’italiano forbito e la fede milanista di Tresoldi, che fino a martedì pomeriggio avevano a malapena sentito nominare, mica è Pio Esposito d’altronde); la Roma si avvicina pericolosamente a quella fase molto romanista per cui “sarebbe bastato tanto così e sarebbe stato un trionfo, e invece abbiamo perso però meritavamo noi” (ancora un mesetto e parte il complotto del Palazzo).
La gara di pappapero tra Mourinho e Gasperini su quale delle due squadre in campo fosse più morta è l’ennesima vittoria comunicativa di un allenatore oggettivamente bollito ma che è ancora in grado di alzare cortine fumogene polemico-sentimentali da manuale in grado di confondere media e avversari che alla fine non si sanno spiegare come sia possibile che il Real abbia vinto 4-3. Merito di Dio che gli ha parlato mentre era in panchina, ha detto Endrick – “eppure a Dio abbiamo parlato anche noi per tutta la partita”, hanno pensato i romanisti, mai così musettiani come al 95’ di mercoledì sera.
L’unica speranza per le italiane in Champions sarebbe fare come nel campionato cinese, dove qualche giorno fa sono stati segnati due gol contemporaneamente, nella stessa porta ma con due palloni diversi: ho visto le immagini online e confesso però di non essere sicuro, vista la mobilità e la tecnica sopraffina dei giocatori in campo, se si trattasse effettivamente del campionato cinese o del Mondiale tra robot. Meno male che c’è l’Aston Villa che ne ha grigliate sei al Fenerahce, mentre non mi gaserei troppo per i sei dati dal Liverpool al LASK, non tanto perché ne ha comunque subiti tre, ma perché c’è un limite anche alla valorizzazione delle avversarie improponibili. L’Arsenal veleggia senza difficoltà, il Manchester United fa di tutto per confermarsi squadra più brutta, inutile e senza cuore dell’anno. Ce la farà.