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Le metamorfosi di Claudio Giráldez, l'allenatore che guida il Celta Vigo
Il tecnico della squadra spagnola, avversaria della Juventus in Europa, nelle ultime 55 partite ha cambiato 55 formazioni. Punta sui giovani e sull'identità di un club che è riuscito a portare dai bassifondi della Liga alle coppe europee
15 OTT 26

Claudio Giráldez (foto Ap via LaPresse)
Non c’è niente di più soggettivo della realtà. Perché lì dove in molti avrebbero visto un trampolino di lancio, Claudio Giráldez non ha visto altro che un binario morto. Per anni il trentottenne tecnico del Celta Vigo è sembrato uno destinato a raccogliere le proprie stelle in fondo ai fossi. L’uomo giusto nel posto sbagliato. E viceversa.
Nato a O Porriño, una cittadina galiziana di poco più di ventimila abitanti, inizia a giocare a pallone come terzino sinistro. A 13 anni si mette in evidenza durante la Vigo Cup. Tanto che il Real Madrid lo mette sotto contratto. Arriva alla Casa Blanca nello stesso anno di Zinedine Zidane. Solo che il loro talento non è esattamente paragonabile. Durante il suo apprendistato si allena con la prima squadra. Impara da Robben, Roberto Carlos, Raul e Ronaldo il Fenomeno. Il ragazzo, però, non ha molta voglia di condurre una vita da atleta. Non cura l’alimentazione, non va in palestra, non sembra volersi mettere in mostra. Quando gioca si affida solo al suo mancino e alla sua capacità di leggere il gioco. Che non sono qualità poi così straordinarie. A Madrid gioca solo una partita. Con il Castilla, la squadra b. Scende in campo contro il Celta Vigo, il club di cui è tifoso. Poi capisce di non essere felice. Saluta il Real e approda all’Atletico. Le cose tuttavia non migliorano. Anzi, precipitano. Claudio sente nostalgia di casa. Soprattutto da quando suo padre è morto. Così decide di percorrere il suo viaggio al contrario. Dal centro alla periferia del calcio e della Spagna. Gioca nelle serie minori con Pontevedra, Ourense, Coruxo e Porriño Industrial. Lo stipendio è basso. Troppo. E il suo club non ha le risorse per creare un organigramma strutturato. Così Giráldez fa praticamente tutti i mestieri che ruotano intorno al calcio: vende polizze assicurative per gli infortuni sportive, procura borse di studio agli studenti-atleti per gli Stati Uniti, lavora per un portale sportivo online. Contemporaneamente lavora attivamente per il Porriño. Cerca sponsor, disegna le divise, organizza i turni, partecipa alle riunioni con i genitori. Ma è anche preparatore, analista, viceallenatore, direttore sportivo e dirigente. A 31 anni capisce che è arrivato il momento di far calare il sipario sulla sua carriera nel calcio. Almeno come giocatore.
Inizia subito ad allenare il Gran Peña. Poi nel 2021 una telefonata gli cambia la vita. La voce dall’altro capo della cornetta gli dice che il "suo" Celta lo vuole come allenatore delle giovanili. Da lì inizia un’ascesa fulminante. Nel 2022 viene promosso come allenatore del Celta Fortuna, la seconda squadra del suo club. E chiude al quinto posto nella Serie C locale. Per la stagione del centenario, nel 2023, il Celta fa firmare un triennale a Rafa Benitez, l’uomo che ha vinto una Champions e due Europa League. Sembra l’inizio di un sogno. Invece è un incubo. Il tecnico viene esonerato a marzo del 2024. Il Celta è al diciassettesimo posto, a un passo dalla B. Serve un nuovo tecnico. Il club non si può permettere grandi spese, così pensa a promuovere Giráldez. Ma c’è un problema. Claudio ha un accordo verbale per la prossima stagione con il Levante. Il richiamo della sua squadra del cuore è troppo forte. Si scusa (secondo qualche giornale paga anche una penale) e si siede in cabina di regia. Finisce il campionato tredicesimo. Poi, nelle due annate successive chiude prima settimo (riportando il club in Europa dopo quasi 10 anni) e dopo sesto. Ma, soprattutto, plasma un club a sua immagine e somiglianza. In un calcio dominato dal mercato, lui punta tutto sul vivaio. Il talento non si deve comprare, ma formare. Tutte le squadre del Celta, dai pulcini fino ai professionisti, devono giocare con lo stesso modulo e le stesse idee. Serve a creare identità. "Voglio che il Celta sia il Celta" ripete. È il dogma che tiene in piedi tutto il suo credo. Giráldez non comunica la formazione a nessuno.
Nelle ultime 55 partite ha cambiato 55 formazioni. Tanto che i tifosi hanno inventato un gioco che si chiama: "Piensa como Giráldez". "Non riuscirei a indovinarla neanche io", ha ammesso Claudio. Al momento il Celta è nono con 1 vittoria e 5 pareggi in 8 partite. Non un grande problema. Perché l’idea di Giraldez, l’uomo che dice di cambiare giacca in panchina in funzione dell’avversario, è seducente anche nella sconfitta. Nell’agosto del 2024, dopo aver perso 4-3 al 100esimo contro il Villarreal, Borja Iglesias disse: "Se dobbiamo perdere, che sia così". Amen.