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comincia un lungo inverno •
Sinnerite acuta, sintomi di astinenza in attesa del ritorno di Jannik
Cinque rinunce e una stagione finita in anticipo: Sinner pensa a proteggere la sua carriera, mentre i tifosi devono imparare a fare a meno delle notti insonni, dei match seguiti di nascosto a cena e dell’orgoglio di un tennis italiano che teme di tornare nel limbo

Jannik Sinner (Fabio Ferrari/LaPresse)
Siamo sinceri: un apparato mediatico giustamente comprensivo ha lentamente e progressivamente devitalizzato la nostra attesa nervosa di rivedere Sinner in campo. Diluendo, nel tempo, gli annunci delle sue rinunce, ben 5. Ammorbidendo così (come forse è accaduto alla tifoseria avversaria, quella di Alcaraz, per una questione di polso) lo sconforto per questa storia del ginocchio. Annunci che, dopo aver vestito i panni della precauzione (con la decisione di saltare Montreal dopo Wimbledon per evitare sforzi ravvicinati) e della cura di un’infiammazione da sovraccarico (guai ad affrettare il rientro a Cincinnati, 9 agosto), hanno invocato un di più di tempo di recupero, cancellando il 29 agosto gli US Open, per poi comunicare, il 6 ottobre, e dopo lungo silenzio (e la rinuncia a Pechino e Shanghai) che la stagione 2026 era officially over.
Ma a leggere bene l’ultimo annuncio, Sinner dice chiaramente di dover badare alla sua long-term career. Con un comunicato dai toni morbidi (“il programma prevede un percorso graduale, senza accelerazioni inutili e con controlli costanti”), pastello, che però innesca anche una serena incertezza: descrive, infatti, un orizzonte che si colora sì di aspettative concrete (il debutto avverrebbe a Brisbane 3 gennaio e il ritorno agli Australian Open,17 gennaio), per appuntamenti che non sono garantiti. Si conferma così che questa sosta senza sosta ha un obiettivo tutt’altro che trascurabile: proteggere nientedimeno che il resto della sua carriera.
Certo ci sono tutti gli ingredienti per un sequel, un Rambo2, o il Volume 2 di Kill Bill: per un Sinner 2, quindi. A cominciare dall’età e da una pratica agonistica che prolunga nel tempo, Nadal e ancor più Djokovic insegnano, le velleità e i risultati dei numeri 1. Ma se è molto chiaro, allora, quel che aspetta lui: daccapo con pazienza, lavoro quotidiano, fatica, coraggio, disciplina e solitudine, per vincere soprattutto la paura. Assai meno chiaro quel che aspetta noi. Perché mentre lui prepara un suo ricominciare senza racchetta, “tra le sue montagne”, risulta sbaragliata tutta la seconda fila dei nostri tennisti a Shanghai: Berrettini e Cobolli subito, poi Musetti, Arnaldi e Darderi. E allora che ne sarà appunto di noi? Di noi che in questi anni abbiamo regolato gli orologi sacrificando le notti e le giovani albe alle imprese australiane o americane di Jannick? Bussando, magari, al whatsapp degli amici per sapere, timidamente, se stavano, spettatori del nostro, condividendo con noi l’entusiasmo e l’orgoglio di quel suo progressivo macinare avversari e punti in quelle notti italiane. Ma non solo: di noi che, se invitati a cena, affidiamo, allora, all’amico il compito di monitorare il match. Con Bruno ci scambiamo spesso queste cortesie e a lui che non è cafone come me che piazzo il cellulare sulla tovaglia (e mi guardo pure il Genoa: vuol dire essere alla canna del gas), mando allora i parziali.
Nel match Sinner contro Shintarō Mochizuki (5 luglio), ad esempio, gli scrivo: “6-3; 5-4 Sinner”. Lui, secondo me da sotto il tavolo (come si faceva noi tutti a scuola, di sottobanco) non resiste: “Come gioca?”. Lo ansieggio con: “5-5, so and so. Impreciso”, Lui allora, forzatamente sintetico:” Ahi”. Ma subito lo conforto:” 6-5, due aces, gran game “. Lui proprio non resiste allora (lo scopriranno di certo, penso): “Adesso salto in macchina e mi vado a vedere il finale”.
Insomma, dopo questi due anni gloriosi non siamo più preparati a tornare nel lungo limbo che il tennis italiano aveva conosciuto dopo la Davis cilena. Bruno mi scrive ancora: “Guardati l’inossidabile Djokovic vs Medvedev”. Ed io: “Sono patriottardo e tennisticamente depresso”. Risposta: “Sinnerite acuta, anch’io”. E questo tempo che ci separa da Melbourne, il nuovo capitolo della carriera di Sinner, ci metterà a dura prova. Senza la voce di Elena Pero, il nuovo inizio di Jannick sarà necessariamente diverso se è vero che, lui assente, c’è già chi si rivende i biglietti delle finals di Torino.