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Daniel Maldini ha trovato il luogo dove poter essere Daniel e basta
A Cagliari l'attaccante sta riuscendo a dribblare la sua stirpe familiare. C'è riuscito in quell'isola, la Sardegna, dove i lombardi spesso hanno trovato il loro posto nel mondo (calcistico e non solo)

Daniel Maldini festeggia il gol contro la Juventus (foto di Gianluca Zuddas per LaPresse)
Quando era al Milan, in quella che fu casa di suo nonno Cesare e suo padre Paolo, non erano pochi quelli che si chiedevano se fosse lì per tradizione familiare o per reali capacità calcistiche. Accadde anche al padre, i dubbi però sfumarono dopo poche stagioni. Paolo però era solo il figlio di Cesare, lui, Daniel, è nipote di Cesare e figlio di Paolo, un doppio privilegio e doppio fardello. Diventato colpa.
È anche per questo che Daniel Maldini è andato altrove a costruirsi un’esistenza calcistica, un presente che non fosse in diretto contatto con un passato al quale lui non aveva contribuito in alcun modo a realizzare. Lontano da quella città e quello stadio che non hanno mai smesso di considerarlo nipote e figlio di e che forse non avrebbe mai smesso di farlo. Perché troppo pesante e troppo ingombrante è stato suo padre, capitano amatissimo dal popolo rossonero - e allo stesso tempo inviso a parte del tifo organizzato - di un Milan vincente ovunque.
Daniel Maldini non ha il talento e il carisma del padre, ma ha dribbling, controllo e tiro da giocatore che in Serie A ci sta benone, da calciatore capace di risolvere pure le partite. È accaduto domenica sera contro la Juventus. E non è l’unica volta. Lo aveva fatto anche contro Lecce, Atalanta e Udinese.
Certo, a volte, Daniel Maldini si perde nella solitudine della linea laterale, altre si muove con quella sufficienza e svogliatezza di chi ritiene che un attaccante debba fare l’attaccante e basta.
Certo, continuano a dirgli che sa fare solo una cosa: prendere palla sulla fascia, dribblare all’indietro, puntare al centro e tirare. Ma è cosa che sa fare, e bene. E quasi sempre, mentre si dice questo, ci si dimentica che ci sono stati giocatori che hanno costruito una carriera a fare questo e sono stati pure apprezzati parecchio dalle tifoserie. Pure da quella del Milan. Senza fare nomi: Suso.
Daniel Maldini ha provato a dribblare pure i paragoni con il padre. A volte c’è riuscito, più spesso no. Se ne è andato a Cagliari dove i lombardi spesso hanno trovato il loro posto nel mondo (calcistico e non solo). Ci sta riuscendo pure lui. Andrebbe indagato meglio il perché di questa affinità tra lombardi e Sardegna. Gigi Riva spiegò un giorno che era merito della tranquillità. Sosteneva che la Lombardia fosse caotica a Milano, nelle città industriali, ma che continuasse a portare con sé un’anima desiderosa di tranquillità. Valeva allora, forse non vale più ora.
Forse però l’anima lombarda dei Riva e dei Domenghini poco c’azzecca con quella di oggi. Forse Daniel Maldini in mezzo al Mediterraneo ha solo trovato un posto dopo poter essere Daniel e basta e non il figlio di Paolo e il nipote di Cesare. Tanto certe cose non si possono cancellare, serve solo accettarle come dato di fatto e soprattutto farle accettare senza dover ogni volta dover spiegare che non si gioca in Serie A per stirpe o anagrafe. Servono piedi e testa, polmoni e muscoli. A volte anche il cuore, ma nemmeno quello ormai è indispensabile.