Silvio Baldini e la mano ruvida sul collo

Il ct della Nazionale Under 21 è sempre stato stimato dai tecnici, ma avversato dai politici. È un allenatore avanguardista, di rottura nel suo tempo. Capace come pochi a lavorare con i giovani. Lo ha dimostrato ancora una volta in Azzurro

10 OTT 26
Immagine di Silvio Baldini e la mano ruvida sul collo

Silvio Baldini (foto Getty Images)

Me lo ritrovo in collegamento dopo un sacco di tempo. Porta gli occhiali che sembrano far coppia con i baffi, attaccati come una maschera. Pare uno dei genitori di Zelig nello strepitoso film di Woody Allen. Silvio Baldini parla della sua impresa con i giovani Azzurri, lanciando pietre al posto delle parole. Non ride mai, non ride più da un sacco di tempo. Ha subito un lutto terribile con la morte della figlia disabile, per lui una ragione di vita. Da quel momento ha scelto di essere ancora più sincero e diretto del solito. Ricorda di come il ritorno in Nazionale dopo il dramma famigliare sia stato per lui un ritorno alla vita. “Mi sentivo 80 anni”, ha detto, “ma dopo pochi secondi a contatto con i miei giovani sono rinato”. Come sia finito in Azzurro questo uomo irregolare, anarchico e per conseguenza eretico, rimane per me un mistero. Come ha fatto? Chi lo ha scelto? Lo ha scelto Buffon, suo quasi concittadino, appoggiato da Gravina.
Non era una scelta facile, in quanto scomodissima. Baldini è sempre stato stimato dai tecnici, ma avversato dai politici. È un allenatore avanguardista, di rottura nel suo tempo. Il suo sistema di gioco all’Empoli ha fatto scuola, con un 4-2-3-1 che all’epoca, quasi venti anni fa, non era così di moda. Di lui campeggia sopra la nostra immaginazione il calcio rifilato a Mimmo Di Carlo in Parma-Catania del 2004. Rivedo la scena giusto per rinfrescarmi la memoria, e scopro una cosa che avevo completamente rimosso. È Di Carlo a provocare Baldini con uno schiaffetto che gli prende il dorso della mano. Baldini reagisce con un riflesso che sa di Stanlio e Ollio, ma che invece non fa ridere. Da quel momento Baldini diventa “quello del calcio nel sedere”, e poco importa tutto il resto. Comincia a girovagare, si ritira, poi ritorna, provoca “non voglio soldi”, soffre, ride sempre di meno, e quando sembra dimenticato da tutti ritorna, alla soglia dei settant’anni.
Che storia incredibile! Messa la tuta della Nazionale convoca giocatori prevalentemente tecnici, li dispone bene in campo e vince. La battuta sui lestofanti, a mio parere, gli preclude qualsiasi possibilità di allenare la Nazionale maggiore. Baldini è calcisticamente figlio di Corrado Orrico e parente stretto di Arrigo Sacchi. Sono tutti allenatori visionari e “folli”. Di quella rara pazzia che sa di genio. Un non so che di letterario, qualcosa che si scrive, si legge a voce bassa, senza farsi sentire da nessuno. Un crimine, un abbraccio troppo stretto, uno schiaffo, una carezza, una mano ruvida sul collo, un bacio inaspettato. Il sole dietro la luna. Il bello che è lì, ancora da venire.