Il segreto dei campioni sta nella testa

Sonja Caramagno, presidente di ICF Italia, ci spiega come lavorano i mental coach e perché allenare fisico, tecnica e tattica può non bastare. Ma attenzione “il coaching non è psicoterapia o psicologia, non effettua diagnosi e non tratta disturbi"

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"Noi siamo coach. Diventiamo mental solo nello sport”, dice Sonja Caramagno. È la presidente di ICF Italia, chapter nazionale della più grande associazione al mondo di coach, per l’appunto. “Il coaching nasce nel mondo dello sport. Poi è stato portato in campo corporate per valorizzare il potenziale di persone, leader e team nell’affrontare sfide e cambiamenti”. L’aggettivo in più non è irrilevante: “La dimensione umana degli atleti un tempo era ad appannaggio dei loro tecnici e preparatori. Erano loro i coach a 360 gradi. Oggi ci siamo anche noi, dei supporti specifici in più”. La consapevolezza sull’importanza della componente mentale ha richiesto una professionalizzazione sul tema. “Anche perché gli allenatori ormai sono quelli che devono gestire più pressione e di conseguenza i primi ad aver bisogno di un sostegno”.
Allenare fisico, tecnica e tattica può non bastare. Il numero degli atleti che, non solo ricorrono a questa figura, ma ne riconoscono pubblicamente l’utilità, aumenta di continuo. “L’attenzione è cresciuta a dismisura negli ultimi 15/20 anni”. Federica Pellegrini ha spesso sensibilizzato sulla necessità di chiedere aiuto senza vergognarsene. Marcel Jacobs indicò Nicoletta Romanazzi come una delle persone decisive per la sua vittoria nei 100 metri a Tokyo. Ma il mental coach non serve solo per vincere l’oro olimpico. È un supporto per gestire ogni fase di qualsiasi carriera, non solo per uscire da un momento negativo. Stando alle testimonianze più recenti, il centrocampista Stefano Sensi, oggi in Bulgaria, ha confidato alla Gazzetta dello Sport di avere il rimpianto di non essersi affidato prima a una figura simile, avendo faticato a gestire da solo la sequenza di infortuni che ne ha frenato la carriera. Alessandro Romano, 20enne che si sta mettendo in evidenza nel Cagliari, aveva raccontato lo scorso gennaio a Transfermarkt di lavorare da anni con un mental coach.
“Il calciatore, così come ogni atleta di uno sport di squadra, deve fare i conti con una doppia dimensione, sia quella individuale che collettiva. Oltre a sviluppare una propria capacità di superare l’errore e di convivere con la pressione, deve offrire un supporto costante ai compagni”, spiega Caramagno. “Lavorando a livello giovanile, spesso emerge come una prestazione negativa possa essere influenzata dal linguaggio corporeo del capitano, del giocatore riconosciuto leader. Se lui dimostra di non credere in una rimonta, il rischio è che non lo faccia nessun altro”. Per questa ragione le società si dotano di collaborazioni ad hoc. Si mette un professionista a disposizione del gruppo, ma il singolo può comunque scegliere un percorso personale: “Un doppio supporto non è un problema, l’importante è che la persona che ti segue da sola sia diversa da quella che ti aiuta in squadra”.
Imparando che esistono dei limiti. “Il coaching non è psicoterapia o psicologia, non effettua diagnosi e non tratta disturbi. Questa è una regola aurea, il coach è un partner che cerca di indirizzare l’azione, lo sviluppo, l’orientamento dell’atleta. Si tratta di un processo riflessivo e creativo”.
Qualche fortunata può avere la soluzione a portata di mano: “Un esempio positivo è Julio Velasco, l’impressione è che sappia creare contesti in cui per rimediare a un errore c’è massima fiducia tra tutti”. Prima di arrivare a Velasco però c’è il rischio di perdersi: “Non esistono ricette standard. Due atleti possono avere lo stesso problema motivato da cause opposte. C’è chi ha paura di compiere il salto di qualità perché non crede nelle proprie risorse e chi invece non è mentalmente predisposto a riorganizzare la propria vita in funzione del livello richiesto. Sinner dice che rinuncia volentieri a tre minuti in più al telefono per non alterare il sonno. Non tutti sono disposti a farlo”
Bernardo Cianfrocca