Verstappen è tornato a vincere, Russell ha smesso di crederci

Quando si gareggia su un circuito vero e non un kartodromo cittadino e la sua macchina è a posto, nessuno è migliore di Max. In Malesia Kimi Antonelli conquista un secondo posto che sa di Mondiale. Terzo Hamilton

5 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 06:43
Immagine di Verstappen è tornato a vincere, Russell ha smesso di crederci
Dieci anni fa, era il 2 ottobre del 2016, Lewis Hamilton era in testa alla gara in Malesia al 41 esimo giro. L’inglese era in lotta con Rosberg per il titolo piloti, in un tempo nel quale la distanza tra le due grigie e il resto del plotone era imbarazzante. Mancavano quindici giri e il successo sembrava saldamente tra le sue mani. Con somma sorpresa di tutti, e principalmente sua, nella 41esima tornata il suo motore prese fuoco e la corsa per lui finì lì. Insieme alle speranze di riconfermarsi campione del mondo. Non sono moltissimi i parallelismi con il nuovo problema di affidabilità sofferto da Russell. Ma forse anche questa volta Sepang rappresenta uno spartiacque decisivo tra due piloti della Mercedes.
Prima della lotta mondiale, onestà impone di celebrare Max Verstappen. Trecentouno giorni di digiuno per un vorace predatore come lui devono essergli sembrati eterni. Ma quando si gareggia su un circuito vero e non un kartodromo cittadino e la sua macchina è a posto, nessuno è migliore di Max.
Foto Ap via LaPresse
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Su quel podio al termine della gara c’erano 11 titoli mondiali virgola 99. I sette di Hamilton, bravissimo a riportare a podio la Rossa in una giornata iniziata come peggio non si poteva, i quattro di Max e lo 0,99 di Kimi Antonelli. Secondo e felice, nascosto tra i riccioli sudati e bravo anche via radio a fingersi dispiaciuto per il guaio occorso a Russell. Con 84 punti di vantaggio, per non diventare campione del mondo dovrebbero accadergli tali e tanti guai da farlo entrare di diritto nel Guinnes dei Primati. Si è fatto saggio, il ragazzo nato all’ombra delle due torri. Gli aggiornamenti sulla sua Mercedes funzionavano assai meno del previsto, Max era ingiocabile. A lui bastava tenersi dietro il compagno, stando fuori dai guai. Entrambe le cose gli sono venute piuttosto bene. Poi la fortuna, che sembra essere assai benevola con lui di questi tempi, gli ha appiedato Giorgino. Che ormai crede al Mondiale come il gruppo compatto quando Pogacar va in fuga.
Capitolo Ferrari. Malissimo nella scelta della strategia, ovvero di mettere gomme da asciutto mentre la pista era bagnata. Un po’ di fortuna grazie al solito orribile Bottas per una provvidenziale safety che ha ricompattato il gruppo, regalando ai due di Maranello, che rischiavano di essere doppiati, un recupero di un minuto. Poi bene, probabilmente non da vittoria ma P3 e P4 per come si erano messe le cose è un risultato inattaccabile. Poi, certo, due scuderie davanti nell’ordine d’arrivo. Ma anche una discreta blindatura del secondo posto nel Mondiale Costruttori. Dove la McLaren si è persa di nuovo e la Red Bull (complimenti per aver vinto la prima gara con una power unit diversa da quelle di costruttori “classici” come Mercedes e Ferrari) è troppo staccata.
Prima di andare a Singapore e chiudere il triello che anticipa la lunga trasferta atlantica, vanno dette ancora un paio di cose. La Federazione Internazionale continua ad essere inadeguata nella direzione della corsa. Troppe cose non funzionano. Il caos con il bug dei software è stato gestito in modo confuso. E poi non è possibile che passino 20 minuti e 30 secondi da quando Albon si ferma a quando la corsa riprende. Con un’auto parcheggiata a 5 metri da una via di fuga. Non è accettabile passare dal giro 43 al giro 51 dietro la safety car per spostare la Williams e aspettare che Perez si sdoppi (in mezzo c’è stata anche la rottura di Russell ma non ha inciso sul tempo di safety). Questa cosa è imbarazzante. Se Cadillac non è in grado di fare una macchina decente, la Fia deve trovare il modo che almeno non disturbi la corsa. Bottas è finito nella ghiaia come uno che sta facendo scuola guida (si era schiantato anche a Baku), Perez andava più piano della safety, ci sono voluti due giri per aspettarlo. Due giri buttati per uno che arriva sempre ultimo. Onestamente, anche basta. Nota finale per Fernando Alonso. In un circuito vero, per piloti veri, la tigre asturiana è sembra uscire da un romanzo di Emilio Salgari. Il suo ottavo posto davanti a Norris è degno di Yanez de Gomera, mirabilmente interpretato da Philippe Leroy. Il fratello di Sandokan è l’immagine che Fernando offre a questa Formula 1, in crisi con il software quando piove, incapace di comprendere la gestione di virtual e safety car ma anche tremendamente sexy quando racconta storie di piloti ardimentosi come lui, Verstappen ed Hamilton. In attesa, ma manca davvero, che a questa gang si unisca anche il “cinno” felsineo.