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IL RITRATTO DI BONANZA •
L’attesa di Sinner
Ci ha riempito la vita con le sue vittorie, fino a farci pensare che fosse normale vincere, togliendoci lo spazio di ogni dubbio. Poi si è ritirato, piuttosto all’improvviso, lasciandoci sospesi nel vuoto. E in quel vuoto ci ritroverà
5 OTT 26

Foto ANSA
L’abbiamo visto troppo, vincere soprattutto, ma anche perdere qualche volta, farsi male, soffrire e poi sorridere. Vincere ancora, prima di ritirarsi in silenzio, in un cono d’ombra e di luce improvvisa, senza racchetta in mano, con abiti eleganti, atleta che così vestito sembrava impossibile, un riflesso abbagliato della realtà. Adesso che sta per tornare, Jannik Sinner, ci sembra addirittura diverso, un altro, rispetto al campione che abbiamo salutato a Wimbledon nella sua ultima partita. Ci è mancato, e questa assenza forse, paradossalmente, ci voleva, per farcelo apprezzare ancora di più.
Dovrebbe rientrare a Shangai, in quell’estremo oriente che noi occidentali vediamo come avvolto dalle nebbie del mistero. Chissà come sarà, come si muoverà, chissà se vincerà ancora con la stessa sicurezza di sempre. Alcaraz e Sinner si sono dati il passo, fuori per mesi e mesi lo spagnolo, fuori a lungo anche l’italiano. Al primo, sono cresciuti i capelli, così tanto da cambiarne l’immagine. Oggi sembra più uomo rispetto al ragazzino in canottiera e pugno chiuso che avevamo lasciato, pur conservando la stessa brillantezza, la fantasia, il genio di prima.
Come sarà invece Jannik? In questi tanti giorni di assenza è comparso in panni diversi, elegante alle sfilate di moda, casual in maglietta e pantaloncini della tuta, repentino e fugace, tra un controllo e l’altro per un ginocchio improvvisamente ballerino. Alcuni esperti, prima di questa lunga assenza, dicevano che la sua immagine cominciava a essere parecchio inflazionata. Troppe pubblicità, troppe vittorie in sequenza. Diffido degli esperti, sempre pronti a sparare una pallottola da conficcare nel corpo di qualcuno, giusto per giustificare il proprio ruolo. Ma forse questa teoria un punto di ragione ce l’ha.
Il problema non è ovviamente Sinner che vince troppo, ma noi che abbiamo bisogno di continue novità. Viviamo dentro una bolla, bombardati da informazioni, a cui chiediamo nuove informazioni e informazioni ancora, buone o cattive che siano. È come se avessimo sete, e pur continuando a bere, non ci dissetassimo. Quello che ci manca è uno spazio, qualcosa da riempire con la fantasia. Un vuoto che comporti uno sforzo di immaginazione. Uno scrittore naviga nel vuoto, si muove senza peso dentro un vuoto, alla ricerca di un appiglio, una storia, un’immagine. Sinner ci ha riempito la vita con le sue vittorie, fino a farci pensare che fosse normale vincere, togliendoci lo spazio di ogni dubbio. Poi si è ritirato, piuttosto all’improvviso, lasciandoci sospesi nel vuoto. E in quel vuoto ci ritroverà, magari un po’ pentiti, sicuramente stanchi di tutta questa attesa.