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“Volete vincere? Imparate ad ascoltare le donne”. Parla Daniele Santarelli
Il volley femminile riparte da Conegliano, dai record e dai consigli dell'allenatore campione d'Italia, alla vigilia della decima stagione sulla panchina delle Pantere. Milano scommette su Blengini, mentre la Lega elegge Cozzoli e tenta di ricucire il rapporto con la Federazione
3 OTT 26

Vestitevi bene. Nel weekend comincia il campionato di pallavolo femminile e da quel lato dell’universo succedono un sacco di cose. Al teatro La Fenice di Venezia per esempio, mercoledì è andato in scena il primo atto del nuovo presidente di Lega. Vito Cozzoli, amministratore delegato di Autostrade dello stato ed ex presidente di Sport e Salute, ha superato il concorrente Massimo Beduschi. Il manager classe ’64, eletto martedì scorso, ha spaccato i consensi dell’A1 (si dice fosse gradito a Milano e meno a Conegliano), ma ha vinto nettamente grazie a quelli dell’A2 e adesso avrà l’arduo compito di ricucire i rapporti con la Federazione.
A gestire materialmente le cose resterà Enzo Barbaro, ex giocatore, ex dirigente di club e oggi solido e affidabile amministratore delegato. Una certezza per il mondo femminile. Se il campo vi appassiona più della politica, nessun problema, ce n’è per tutti i gusti. La sfida Conegliano-Milano è soprattutto quella con una rete da pallavolo in mezzo e ci sarà da divertirsi non solo per la qualità dei roster (da un lato Egonu, Danesi e Fersino dall’altro De Gennaro, Fahr e Haak) ma anche per la diversità delle panchine. La novità di Milano infatti si chiama Gianlorenzo Blengini, il ct degli scudetti di Civitanova e dell’argento olimpico a Rio 2016 con Zaytsev e Juantorena è alla sua prima esperienza al femminile. E se al Vero Volley sperimentano, all’Imoco Conegliano confermano.
Daniele Santarelli guiderà le Pantere per la decima stagione dopo aver vinto otto scudetti consecutivi (e solo perché uno non è stato assegnato per il Covid) più tre Champions League, otto Coppe Italia e varie ed eventuali. E infatti, a Venezia, è andato a ritirare il premio come miglior allenatore di A1.
Cominciamo da qui, dalla sfida scudetto della scorsa primavera vinta dalle venete e che si prospetta la più accreditata anche in quest’anno. “Milano praticamente non ha cambiato niente del sestetto, si conoscono a memoria. Mentre sia Scandicci che Novara, soprattutto, l’hanno fatto”, dice Santarelli. Se lei dovesse dare un consiglio a un allenatore che viene dal maschile, quale sarebbe? “Gli direi di ascoltare le donne. Di puntare a instaurare rapporti con loro. Sono delle grandissime lavoratrici ma vanno ascoltate di più degli uomini”.
La Prosecco Doc A. Carraro Conegliano resta ancora la squadra da battere. Trentuno i trofei del club, l’obiettivo quest’anno è pareggiare o magari migliorare quelli della Sisley Treviso, a quota 33. “Ma senza disputare il Mondiale per club ci sarà un trofeo in meno”, sorride. Conegliano conta oggi 31 trofei: nove scudetti, otto Coppe Italia, otto Supercoppe, tre Champions League e tre Mondiali per club. E, dopo aver superato gli scudetti della Foppapedretti Bergamo, ora l’obiettivo è la storica Teodora Ravenna. I numeri sono impersonali finché non gli dai un volto. E dietro a questi c’è lui, Daniele Santarelli. L’uomo dei record. L’unico che ha il potere di batterli perché possiede un’ambizione gigantesca. “Sergio Guerra, l’allenatore di quella Ravenna, ha vinto undici scudetti consecutivi? Lo voglio fare anche io. Giovanni Guidetti ha conquistato sette Champions al VakifBank? Stessa cosa”.
Capito sì?
Classe 1981, cresciuto nella provincia umbra, quest’anno si rammarica della discesa di Perugia in A2 perché era il modo di tornare a casa una volta in più e rivedere famiglia e amici. Eppure, dice alla vigilia del decimo campionato da primo allenatore (più due da secondo di Davide Mazzanti). “Non avrei mai pensato di stare così tanti anni su una panchina così prestigiosa. Ho gli occhi puntati su di me da allora. Allenare Conegliano significa non poter mai abbassare la guardia. Anche perché il passato non conta, devi sempre fare qualcosa in più dell’anno prima se vuoi vincere. Quest’anno abbiamo cambiato molto al centro, tre giocatrici su quattro, ma avremo più tempo per lavorare nella prima parte della stagione, mentre sarà molto importante per noi il rush finale”.
Per la prima volta vertici maschili e femminili si sono opposti al volere della Fivb che già, con il Mondiale ogni due anni e una Volleyball Nations League che dura due mesi, ha aumentato il numero di partite e i rischi che comporta. Tutti, in Italia, chiedono di rallentare le competizioni internazionali, che invece si fanno sempre più lunghe e oggi vorrebbero invadere anche gli spazi riservati ai club. “Io lo capisco che lo show deve andare avanti, ma la cancellazione di un torneo con le nazionali e di un trofeo con i club sarebbe più sostenibile, più semplice”.
Decisamente, però, quella del 2026 è stata un’estate molto felice per lui. Oro in Vnl e oro, soprattutto, agli Europei che contestualmente ha permesso alla sua Turchia – che guida da quattro stagioni – di conquistare anche la qualificazione ai Giochi di Los Angeles 2028. La Turchia ha battuto l’Italia 3-2 nella finale europea di Istanbul, conquistando il secondo titolo continentale consecutivo e il pass olimpico. “È passato un mese e non ci penso più. Sono totalmente concentrato su Conegliano”. Ma se dovesse raccontare la cosa più curiosa che le è successa grazie alla vittoria dell’Europeo? “Decisamente l’incontro con Erdogan. È stato emozionante. Io non ho mai avuto l’onore di incontrare il nostro presidente Mattarella. Come abbiamo parlato? In inglese”.
La passione con cui ha esultato per la finale contro l’Italia gli ha attirato diverse critiche. Ma dopo la sconfitta nella finale mondiale del 2025 e nella semifinale olimpica dell’anno prima, la voglia di rivalsa era grandissima. “Ho davvero speso tutte le mie energie fisiche e mentali”. Eppure a tratti l’Italia è stata inarrestabile. Cosa vi ha permesso di spuntarla, stavolta? “Abbiamo voluto di più la vittoria. Se giochi male un set la pallavolo ti permette di recuperare”. Kate Antropova, in un’intervista, ha sostenuto che la sua gestione della finale, con tanti cambi, ha funzionato. “Magari un giorno mi capiterà di averla nella mia squadra. Oggi che va a giocare in Turchia per il campionato italiano è una grossa perdita. Posso dire che il cambio 2-4 (opposta-schiacciatrice) è difficile se non ti alleni tutta la stagione. L’ho vissuto con Karakurt”. Ma Santarelli ci pensa alla panchina dell’Italia post Velasco? “Ho 45 anni, sono un uomo che non si ferma mai. Non mi ci vedo a stare in palestra solo quattro mesi. E gli altri otto?”. Però vuoi mettere incontrare Mattarella…