Pedalare e cantare a cappella all'Eroica

Perché si canta quando si pedala? Questione di neurotrasmettitori e libidine neuronale, oppure solo perché è un piacere farlo. Tra Chianti e Crete senesi pedalate e canzoni in bicicletta
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foto Paolo Penni Martelli, per gentile concessione de L’Eroica

Canta che ti passa Perché cantando il duol si disacerba. O soltanto perché ti passa e basta, senza dover dar retta a Petrarca, perché cantando non ci pensi. Anche quando il fiato è corto, il cuore è un rullante, le gambe sembrano un incendio. Canta, poi passa. Anche perché te lo sei scelto, nessuno ti ha obbligato a pedalare, tu l’hai voluto, tu l’hai cercata quella salita che rende lente e senza, ma solo apparentemente, redenzione le ruote. E allora canta. Canta che ti passa, perché passa, basta arrivare in cima, tirare un attimo il fiato, godersi la gioia della velocità senza fatica: la discesa.
La bicicletta è un canto libero, a cappella. La musica è un sottofondo di fruscii di catena; di scricchiolii, perché qualcosa scricchiola sempre, quelli che pedalano nel WorldTour sono pochi, i più pedalano per pedalare; di tintinnii metallici, cupi si pedala sul carbonio, argentini se si preferisce il caro vecchio e infinito acciaio. Soprattutto quando le ruote scorrono lontano dall’asfalto, sugli sterrati che sempre più persone scelgono per evitare di dover stare attenti a rimanere in vita invece di concentrarsi su tutto il resto: il paesaggio, la tranquillità del pedalare, il piacere di sentirsi fautori del proprio movimento.
L’Eroica, che a Gaiole in Chianti parte e a Gaiole in Chianti arriva oggi (i percorsi lunghi, quello da 132,5 e quello da 210 chilometri) e domenica (tutti gli altri, da 45 a 106 chilometri), è stata anticipatoria di tutto questo. Giancarlo Brocci le ha dato vita quando tutto era ancora asfalto, mountain bike ovviamente escluse, e gli sterrati sparivano uno dietro l’altro in nome di un fantomatico progresso. Un progresso senz’altro più veloce, senz’altro meno polveroso, ma ne valeva la pena? Gli anni che sono passati dal 1997, l’anno della prima edizione, a oggi hanno dimostrato che no, non ne valeva la pena. Perché gli sterri sono più in forma che mai e richiamano ogni anno cicloturisti a decine di migliaia. Senza contare tutti gli altri che si concedono una pedalata tra le colline del Chianti e le Crete senesi.
foto Paolo Penni Martelli, per gentile concessione de L’Eroica
foto Paolo Penni Martelli, per gentile concessione de L’Eroica
Questi, non solo i giorni dell’Eroica, sono anche luoghi del canto. Questione di ritmo. La musica è movimento, spinge al movimento. E vale il contrario, il movimento avvicina alla musica. Lo spiegò David Byrne, leader dei Talking Heads, in un intervista a Rolling Stone: “Se non trovavo la quadra di un brano, prendevo la bicicletta e mi facevo un giro, o se non potevo corricchiavo o mi facevo un camminata. Mi aiutava a chiarirmi le idee. Poi mi sono detto che era idiota pedalare solo quando dovevo comporre e ho preso l’abitudine di pedalare e basta. E pedalando mi uscivano note e parole”.
Anandamide. Quando il corpo fatica attiva le anandamide, un neurotrasmettitore che ha una struttura chimica simile a quella del Thc, insomma ti fa stare bene. Anche quando si canta aumentano i livelli di anandamide. Insomma, quando pedali il tuo cervello si attiva come se stessi cantando e ti viene da cantare.
Canta che non ti passa, perché è meglio che non passi: libidine neuronale.
Giancarlo Brocci ha sintetizzato L’Eroica in due frasi: “La bellezza della fatica, il gusto dell’impresa”. Ottima sintesi, che può essere sintetizzata ancora: la bellezza del pedalare. Perché si pedala tra tantissime biciclette e pochissime automobili, si pedala tra paesaggi magnifici. Si pedala cantando. Allo stesso modo nel quale lo si fa lontano dal Chianti e dalle Crete senesi, ma tant’è. Vale anche lì ciò che vale altrove. E poco male se le canzoni spesso le si storpiano, le si stonano, le si trasfigurano. O non si riesce a comporne come fa David Byrne. Le anandamide ce la godiamo lo stesso.
Un mondo con più ciclisti, con più gente che va in bicicletta sarebbe probabilmente un mondo più tranquillo e più felice, fatto di gente in botta di neurotrasmettitori. Non c’è la controprova, certo, ma è mica sempre necessaria la controprova.
E se è troppo difficile pedalare cantando, meglio decelerare, evitare di andare a tutta, tenersi quel minimo di fiato buono per cantare così il duol si disacerba. Quando si è in bicicletta tutto il resto passa in secondo piano, quando si è in salita, soprattutto quando è dura, tutto il resto diventa più affrontabile. Questione di prospettiva. O di neuro-modulatori.