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Cristiano non può esser fatto fuori da chi si chiama Jesus
Sono tutti (o quasi) capaci di vincere come ha fatto il Manchester City. Certe truffe vanno punite
3 OTT 26

Foto Ansa
Scrivo prima di Francia-Italia e per vostro sommo dispiacere non la posso commentare. Con la pinta in mano (no doppi sensi) attendo Croazia-Inghilterra di questa sera, appuntamento dannunziano a Fiume con stadio a porte chiuse per colpa di quei birbanti di tifosi croati, sugli spalti ci sarà solo qualche bambino e pare un centinaio di inglesi – mi auguro sbronzi. Anche perché sbronzarsi è l’unica soluzione per sopportare il circo di questi giorni attorno al caso del Manchester City. Ho poco spazio e nessuna voglia di riassumerlo, ma a meno che non abbiate passato gli ultimi dieci giorni a raccogliere erbe in giardino sapete di che parlo: una commissione indipendente ha giudicato il club colpevole di oltre 100 violazioni delle norme finanziarie della Premier League. Il Manchester City è di proprietà dell’Abu Dhabi United Group dal 2009, che ha acquistato il club per conto dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan. La commissione ha scoperto che tra il 2009 e il 2018 il club ha stipulato contratti fittizi di sponsorizzazioni per gonfiare artificialmente i propri ricavi e ridurre i costi, per un importo di circa 900 milioni di sterline.
Ieri il City ha presentato ricorso – pare con gli stessi elementi giudicati deboli dalla commissione, qualcuno dice che prima di tre anni non se ne uscirà, la Premier League dovrebbe far sapere con quali sanzioni colpire la squadra che fu di Pep Guardiola. Si parla di multe, mercato bloccato, penalizzazioni, retrocessione, revoca dei trofei vinti e via andare, ma è tutto incerto e sospeso, non si capisce cosa debbano ancora aspettare i milioni di tifosi avversari che già hanno acquistato il lubrificante per potere festeggiare a dovere. Il governo inglese ha paura di guastare i rapporti con gli Emirati Arabi, io penso certamente che il campo è sovrano, che non sono i tribunali a dover decidere chi vince il campionato (ma a differenza delle vostre farse in stile Calciopoli qui non si tratta di un processo mediatico, ci sono anni di indagini e prove sul tavolo), però insomma a vincere così sono bravi (quasi) tutti e se truffa c’è stata va anche punita.
E chissà se la Federazione portoghese punirà Cristiano Ronaldo per avere lasciato il ritiro dopo essere stato preso per il culo da un allenatore mediocre che lo ha fatto scaldare per 30 minuti per poi lasciarlo in panchina. Nel calcio uno non vale uno, e se sei il giocatore che ha preso una Nazionale inutile e l’hai fatta diventare una delle migliori al mondo per oltre un decennio non puoi essere trattato come un Leao qualunque. CR7 ha ormai la stessa mobilità mia dopo la settima pinta, il problema dei 1.000 gol in carriera e un ego da perenne morning glory. Quelli che la sanno lunga spiegano che avrebbe dovuto lasciare il calcio qualche anno fa, ma sono cazzi suoi e non mi accodo al coro di chi ci spiega la psicologia del calciatore che non vuole smettere.
So che gioca ancora meglio di tre quarti di quelli che bazzicano i campi della Serie A, ha creato una legacy di suoi devoti tra tifosi e calciatori che Messi si sogna, ha ragione anche quando a torto. E soprattutto uno che si chiama Cristiano non doveva essere fatto fuori da uno che si chiama Jesus.