Buonfiglio e l’amico Malagò

Uno giocava a calcetto, l’altro andava in canoa. Uno è romano de Roma, l’altro napoletano milanesizzato. Uomini di sport, ma con storie diverse per diventare davvero amici. Che cosa c’è (oltre agli errori) dietro la lite tra Coni e Figc
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Foto LaPresse

Ci vorrebbe un amico. Per dimenticare l’errore. Per scordare di aver sottovalutato una regola. Ma qui per sempre al tuo fianco, quell’amico non c’è più. Luciano Buonfiglio e Giovanni Malagò non sono più amici come quando erano presidente e vicepresidente del Coni. Forse non lo sono mai stati davvero. Si stimavano, si sopportavano. Ma erano e sono troppo diversi per essere dei fratelli. Malagò è un uomo di relazioni, Buonfiglio è un uomo d’azione. Uno giocava a calcetto, l’altro andava in canoa. Uno è romano de Roma, l’altro napoletano milanesizzato. Uomini di sport, ma con storie diverse per diventare davvero amici.
Si è detto e scritto che Buonfiglio è arrivato alla presidenza del Coni grazie all’appoggio di Giovanni Malagò. Ma è anche vero che Giovanni Malagò aveva provato ad aprire la strada a Diana Bianchedi ed è andato su Buonfiglio quando gli altri saggi hanno sbloccato la situazione dando al futuro presidente il consiglio vincente: confermare Carlo Mornati come segretario generale. L’intuizione del terzo incomodo alle lezioni, Franco Carraro, spalleggiato da Gianni Petrucci e Gabriele Gravina, ha deciso i giochi, tagliando fuori Luca Pancalli. Storie ormai quasi cadute in prescrizione. Ma proprio in quei giorni è successa una cosa che ha irritato Buonfiglio. Malagò avrebbe tentato fino all’ultimo una giocata a sorpresa, peccato che la persona coinvolta, appena uscita dal suo ufficio, abbia chiamato proprio Buonfiglio. Da lì nascerebbe un'irritazione che poi è montata fino all’episodio che ha fatto saltare pentole e coperchi: la scelta di Diana Bianchedi, vice presidente di Buonfiglio, come capo delegazione della Nazionale. Una scelta fatta senza chiedere o informare.
Fate due più due e capirete perché oggi Buonfiglio risponde più velocemente alle telefonate di Abodi che a quelle del suo vecchio amico Giovanni che al Coni ha lasciato medaglie, onori, qualche alleato, ma anche qualcuno abilissimo a spulciare tra le pagine chiare e le pagine scure per individuare l’eventuale errore. Alla base di tutta la tempesta che ha messo Coni e Figc in rotta di collisione c’è un clamoroso errore di sottovalutazione. E soprattutto non c’è quell’amico in più. Anzi al suo posto adesso c’è un nemico.