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A Chiara Pellacani l’oro non basta mai
Dopo le cinque medaglie europee, l'orizzonte per la tuffatrice azzurra si chiama Los Angeles 2028: “Spero che le cinesi mi guardino con occhi diversi per il salto di qualità che sto cercando di fare. E anch’io proverò a vederle con occhi diversi: più umane e più raggiungibili”
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Chiara Pellacani, 24 anni, è stata una grande protagonista agli Europei di tuffi con 5 medaglie d’oro: 1 metro, 3 metri, sincro 3 m. con Elisa Pizzini, sincro 3 m. con Matteo Santoro e team event. (foto Getty)
Cinque medaglie d’oro europee potrebbero bastare per cambiare una vita. A qualcuno ne è bastata una sola, in fin dei conti. Ma non a Chiara Pellacani, la nostra danzatrice nell’aria, la nuova maestra dei tuffi made in Italy. Dalla Parigi olimpica quando raccolse due quarti posti pieni di rabbia, alla Parigi della scorsa estate che l’ha riempita d’oro. “Le cinque medaglie non mi hanno cambiato la vita, però sono state una grande soddisfazione per tutto il percorso che stiamo facendo. Ci siamo impegnati tanto, quello era l’obiettivo e siamo molto contenti”. Il punto, forse, è proprio questo: vincere senza lasciare che la vittoria diventi l’unica cosa che conta. Chiara ha 24 anni, ma frequenta la Nazionale assoluta da quando ne aveva 14. “Mi sento una via di mezzo, perché dopo tutti questi anni mi sento più grande di quello che sono. Ogni tanto mi devo ricordare che ho appena compiuto 24 anni”. Dieci anni ad alto livello significano esperienza, ma anche una certa capacità di mettere le cose nella giusta prospettiva. “Con gli anni ho imparato a concentrarmi più sulla preparazione, su tutto quello che c’è intorno e a godermi il momento della gara, piuttosto che pensare a vincere o avere paura di perdere. Questa mentalità mi aiuta ad affrontare le gare senza troppe pressioni”.
Il segreto è continuare a divertirsi. “È quello che provo a mantenere, proprio per avere quella tranquillità che mi aiuta a gestire le pressioni, l’ansia e a conservare il divertimento”. Nei tuffi la testa pesa quasi quanto il corpo. Forse di più. “Ti giochi tutto in cinque tuffi che durano pochi secondi. Arrivare preparati mentalmente è davvero molto importante”. Poi c’è il coraggio. Quello che serve da bambini, quando si prova qualcosa che ancora non si conosce. Chiara aveva otto anni quando cominciò, quasi per caso, durante un centro estivo. “Mi ricordo che mi divertivo tanto. È nata subito una grande passione per i tuffi e penso sia ancora quella passione ad aiutarmi ad affrontare tutte le gare”. Le piace la competizione, ma soprattutto la sfida continua: “Quando sei piccolo impari tuffi nuovi e devi trovare il coraggio per affrontarli. È proprio questa sfida continua che mi piace molto”. Coraggiosa sì, spericolata no. Se le chiedi dei tuffi dalle grandi altezze, come quelli spettacolari dagli scogli di Polignano, sorride ma mette subito un limite: “Probabilmente no, non mi tufferei. Lì ci vuole ancora più coraggio. Al di fuori della piscina, quando non ho tutto sotto controllo, un po’ mi fa paura”.
“Con gli anni ho imparato a concentrarmi più sulla preparazione e a godermi la gara”
Il controllo, però, è qualcosa che ha imparato anche attraverso le sconfitte. Parigi 2024 le aveva lasciato due quarti posti olimpici. Due anni dopo, sempre a Parigi, sono arrivate cinque medaglie europee. “Dall’esperienza delle Olimpiadi ho imparato tanto ed è anche grazie a quello che sono arrivata a questi risultati. Ho imparato a vivere le gare concentrandomi sul momento presente”. Il suo mantra è diventato semplice: “Giorno per giorno, gara per gara, tuffo per tuffo”. È il famoso “qui e ora” di Julio Velasco e delle ragazze del volley, fondamentale in uno sport nel quale un errore dura un secondo ma rischia di restare nella testa per tutta la gara. “Bisogna concentrarsi sul presente”. Una lezione che passa anche dalla psicologia e dalla capacità di chiedere aiuto. “È stata una parte fondamentale del mio percorso. Ho capito tante cose. Quando senti il bisogno di fermarti un attimo e prendere una pausa, secondo me è necessario per ricaricare le energie e non perdere la passione per il proprio sport”. Parlarne, aggiunge, può essere utile anche a chi arriva dopo. “È importante perché i più giovani possono prendere spunto dalle esperienze degli atleti più esperti e capire che, quando si ha bisogno di aiuto, bisogna farsi avanti e chiederlo”.
Adesso l’orizzonte si chiama Los Angeles 2028. Pellacani sta lavorando su un tuffo più difficile, capace di aumentare il coefficiente e quindi il punteggio potenziale. “L’ho provato quest’estate per la prima volta. C’è ancora tantissimo lavoro da fare prima di portarlo in gara. L’obiettivo sarà iniziare a farlo anche in competizione per abituarmi a gestire l’ansia e la pressione, perché è un tuffo impegnativo”. Il rischio esiste, naturalmente. “Però secondo me vale la pena provare, perché alle Olimpiadi uno deve tentare il tutto per tutto. Poi vedremo se sarò pronta a portarlo in gara”. Dietro quella scelta tecnica ce n’è una mentale ancora più importante: provare ad avvicinarsi alle cinesi, da sempre il riferimento quasi irraggiungibile dei tuffi mondiali. “Sto cercando di convincermi che si possa fare. Mi preparo al meglio, provo a dare il cento per cento e poi vedremo”. Convincersi prima ancora di riuscirci. È probabilmente il salto più difficile. Ma dopo l’exploit agli europei adesso anche le cinesi la vedranno in un altro modo: “Spero che loro mi guardino con occhi diversi per il salto di qualità che sto cercando di fare. E anch’io proverò a vederle con occhi diversi: più umane e più raggiungibili”. Chiara sa bene da dove venga la forza cinese. “Hanno una tradizione nei tuffi che esiste da tantissimi anni. Da loro è uno sport con una visibilità enorme, tantissimi giovani iniziano a praticarlo e quindi hanno numeri molto più grandi dei nostri. Questo permette di trovare tanti talenti”. Ma tradizione non significa imbattibilità.
Anche perché i tuffi stanno cambiando. “Prima si puntava molto sull’eleganza, adesso c’è più potenza. Anche le donne iniziano a fare tuffi più difficili, quelli che fanno gli uomini. Magari si perde un pochino di eleganza, però si aggiungono tanta potenza e tanta difficoltà”. È una trasformazione che richiede fisico, tecnica e soprattutto la disponibilità ad alzare continuamente l’asticella. Una parte della nuova Pellacani, però, è nata lontano dal trampolino. Gli anni trascorsi a Miami, tra università, allenamenti e vita quotidiana da gestire da sola, hanno avuto un peso enorme. “Quell’esperienza mi ha fatto crescere sotto tanti punti di vista, sia nello sport sia nella vita personale. Ha aiutato a creare la persona che sono adesso”. Tornerà a Miami per un master in sport management. “Mi piacerebbe rimanere nel mondo dello sport. Non so ancora da quale parte o da quale punto di vista, però sicuramente vorrei che continuasse a essere parte della mia vita”. Magari si metterà a raccontarlo come fa su padre Paolo su La 7.
Nel frattempo cerca di restare semplicemente Chiara. “Cerco sempre di trovare un equilibrio tra la sportiva e la ragazza di 24 anni che frequenta gli amici. È molto importante riuscire a tenere insieme le due cose senza mettere troppa pressione sulla carriera sportiva”. Leader senza bisogno di occupare il centro della scena, come la descrive suo padre. Anche questa è una qualità costruita nel tempo. “Un po’ l’ho imparata con gli anni e con l’esperienza, un po’ credo di averla sempre avuta. Mi piace aiutare gli altri senza prendermi tutte le attenzioni, mettere le persone che mi stanno accanto nella situazione migliore possibile”.
“L’esperienza olimpica e poi quella a Miami mi hanno cambiata come donna e atleta”
E magari ispirare chi oggi guarda i tuffi da lontano. “Spero che dopo i risultati degli Europei si parli un po’ di più del nostro sport e che i più giovani si avvicinino a questo mondo. Mi piacerebbe riuscire a ispirare ragazze e ragazzi”. Lei, da bambina, guardava Tania Cagnotto, Francesca Dallapé e Maria Marconi. Il sogno era arrivare alle Olimpiadi e vincere medaglie. Quel sogno non è ancora finito. Al collo porta un ciondolo che rappresenta i cinque cerchi olimpici. Non serve chiedere quale sia il prossimo obiettivo.