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Il ciuffo di mancini in prima pagina •
Fenomeni! No, pippe! Anzi, campioni! La schizofrenia dei media sugli Azzurri
La vittoria dell’Italia contro l’unica squadra messa peggio della Nazionale (la Turchia) ha riportato giornali e tifosi italiani al solito picco glicemico-sportivo che segue e precede il depressivo calo di zuccheri post sconfitte
30 SET 26

Foto ANSA
Più prevedibile di una polemica della Gazzetta contro il Var quando non assegnano un rigore al Torino, la vittoria dell’Italia contro l’unica squadra messa peggio degli Azzurri, la Turchia, ha riportato media e tifosi (ma soprattutto media) italiani al solito picco glicemico-sportivo che segue e precede il depressivo calo di zuccheri post sconfitte. Non sopporto Roberto Mancini per molti motivi, e so che il tifoso di calcio – peggio se anche giornalista – è più ondivago di una bionda innamorata, ma non invidio il ct dell’Italia che quotidianamente ha a che fare con la schizofrenia di persone che non hanno ancora accettato il fatto che l’Italia dovrà attraversare molti deserti prima di tornare a essere una Nazionale seriamente candidata alla vittoria di qualcosa, fosse anche la Nations League. Prima della preventivabile sconfitta contro il Belgio di qualche giorno fa i giornali sportivi grondavano saliva per i giovani convocati dal ct prodigo fuggito in Arabia Saudita e tornato con pive e petrodollari nel sacco: coraggioso, visionario, naturalmente multietnico, il ciuffo di Mancini svettava in tutta la sua morning glory sulle prime pagine dei giornali.
Poi però si è giocato, e una squadra bolsa come il Belgio ha fatto strame degli Azzurri all’Olimpico di Roma. Di colpo Romano, dipinto fino al giorno prima come “il Rodri italiano”, era raccontato come un giocatore di terza categoria, la qualità dei convocati troppo bassa, i cambi sbagliati, il futuro della Nazionale plumbeo, Mancini un coglione e Malagò un usurpatore. Tre giorni di insulti, di “ve lo avevo detto”, di editoriali che nemmeno al bar dello sport dopo la terza grappa, di “il progetto di Mancini è già fallito”, di “retrocederemo in serie B a giocare contro Israele”, di “va bene i giovani multietnici ma non esageriamo”, di “il problema è che una volta si giocava per strada, oggi invece anche uno svizzero qualsiasi titolare nel Cagliari si sente il nuovo Rodri”.
Poi l’Italia è andata a giocare nel campo di melanzane di Bursa, ha vinto 4-1, e a leggere e sentire certi commenti Bastoni e compagni erano la reincarnazione del Brasile 1970, Mancini un genio del calcio-spettacolo, Kayode il nuovo Hakimi, i fratelli Esposito la versione prime dei gemelli Derrik, Calafiori Gesù che guarisce i bambini turchi facendo loro toccare il lembo della sua maglietta. “Italia perfetta”, il ciuffo si rialza. Fino a venerdì, quando la Francia vi asfalterà e tornerete a parlare di Buonfiglio e Malagò, a dire che il problema è il sistema, la tattica insegnata troppo presto ai bambini e la poca attenzione alla fantasia, a rimpiangere Conte e a dire che tutto sommato Gattuso aveva fatto il possibile. Calma, signori, che così finisce peggio di un hangover post whisky.
