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il foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA •
La follia “laterale” del nuovo Massimiliano Alvini
Secondo Silvio Baldini, il suo Frosinone "incarna il calcio italiano". Dopo i flop con Cremonese, Spezia e Cosenza, l'allenatore toscano ha capito che vuole dominare il gioco
28 SET 26

Foto ANSA
Secondo una teoria che condivido, i toscani sono pazzi. Di quella follia, uno choc cronico, un cortocircuito, che li porta a guardare la parte laterale delle cose trovandoci il lato più interessante. Un punto di vista mai frontale che li rende sorprendenti, immarcabili per certi versi, incomprensibili, incongruenti con la realtà oggettiva. Insomma i toscani, categoria di cui faccio immodestamente parte, sono diversi dagli altri, forse sbagliati, non so, ma certamente unici. Tra di loro difficilmente solidarizzano, anzi si giudicano in maniera estremamente severa, trovando difetti che non esistono, spaziature della personalità ai loro occhi incolmabili.
Per questo motivo, ho sobbalzato nel leggere che un toscano apparentemente pazzo (di quella follia ecc ecc) come Silvio Baldini, il ct della nostra Nazionale Under 21, consideri un suo corregionale un vero testimonial del calcio che dovremmo essere e che ancora non siamo. Baldini si è riferito a Massimiliano Alvini, nativo di Fucecchio, frazione di Firenze, attualmente allenatore del Frosinone. “La sua squadra”, ha detto Baldini, “incarna il calcio italiano”. Che cosa volesse dire di preciso io non l’ho capito, però mi sono impegnato a farlo. Alvini ha alle spalle una carriera lunghissima, iniziata 26 anni fa, da allenatore. Come calciatore, solo qualche stagione da dilettante interrotta da un grave infortunio al ginocchio. Nel 2000 comincia ad allenare nelle giovanili del Signa e da lì, lentamente, come un alpinista sulla parete, sale sopra la montagna, raggiungendo la vetta (la Serie A) solo 22 anni dopo, con la Cremonese. Lassù, con i lombardi, gioca un calcio semplice, di punta e non di tacco. La sua avventura dura solo 18 partite, nelle quali la Cremonese non vince mai e semmai perde parecchio, ben 11 volte, prima di essere esonerato.
Sembra uno di quegli allenatori destinati a ritornare a casa un po’ frustrati, dichiarando alla moglie la propria inadeguatezza a certi livelli. Di storie così ce ne sono tante, e sono tutte molto plausibili. Anche perché Alvini, nei due anni successivi si ripete. Va a Spezia e viene esonerato, poi a Cosenza, dove lo cacciano e poi riprendono senza evitare di retrocedere. Se un toscano è pazzo, la vita lo è ancora di più, tanto da offrire all’allenatore di Fucecchio una incredibile nuova opportunità. Succede a Frosinone dove ottiene una bellissima promozione, seguita dall’eccellente sesto posto di oggi in Serie A.
Che cosa è successo? È successo che Alvini negli ultimi 4 o 5 anni ha cambiato filosofia. Da allenatore che si accontenta di giocare, si è trasformato in un allenatore che vuole dominare. Ha studiato i migliori, da Pep a Luis, da Jurgen a Luciano, e ha modificato il suo gioco. La sua visione del calcio, da frontale che era si è fatta laterale, spingendoci a pensare che anche un improbabile toscano, un po’ biondo e un po’ canuto, di anni 56, da sempre impantanato sui bassifondi del pallone, potesse diventare addirittura un modello, così come ha dichiarato l’anarchico Baldini. Questa è la vita, amici. Si può scegliere di accontentarsi oppure diventare altro, crescere e cambiare. Guardando il lato della vita che solo da toscani si può guardare.