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Come le ragazze sono diventate centrali nel progetto. Parla Parejo
La Selección femminile è oggi un punto di riferimento per le squadre di tutto il mondo. Continua il viaggio nel calcio spagnolo due mesi dopo il Mondiale
28 SET 26

Foto LaPresse
Un tempo la Nazionale italiana femminile vinceva sempre di goleada contro la Spagna. Le partite non avevano mai molta storia e Betty Vignotto, la pioniera del nostro movimento, segnava sempre almeno una rete alle iberiche. Poi, nella seconda metà degli anni Ottanta, le spagnole hanno strappato il loro primo pareggio e molto più tardi, nel 2013, è arrivata la prima storica vittoria contro le Azzurre.
Oggi il calcio femminile spagnolo è diventato un punto di riferimento mondiale, un modello da seguire anche per l’Italia. La Selección ha conquistato il Mondiale nel 2023 ed è arrivata in finale all’Europeo nel 2025. Le sue campionesse stanno monopolizzando il podio del Pallone d’Oro da un quinquennio: Aitana Bonmatí ne ha vinti tre di fila, Alexia Putellas due.
Una volta, invece, le migliori giocatrici spagnole erano attratte proprio dal campionato italiano. Angeles Parejo arrivò nel nostro paese nel 1988, notata dal Torino insieme alla sorella gemella Isabel. Angeles aveva diciott’anni ed era già nel giro della sua Nazionale. In Italia ha giocato 23 stagioni, vincendo quattro scudetti, cinque Coppe Italia e due Supercoppe, e mettendo a segno qualcosa come 538 gol in campionato e 814 sommando tutte le competizioni. Nessuna calciatrice spagnola ha mai fatto tanto da noi. Oggi allena in Sardegna la Polisportiva Ossese, nel campionato di Eccellenza.
“Allora mi era dispiaciuto tantissimo lasciare la mia numerosa famiglia – racconta Parejo al Foglio Sportivo – ma il calcio spagnolo era molto meno sviluppato di quello italiano. Ora è incredibile vedere come la situazione si sia ribaltata”.
Parejo ha costruito l’intera carriera da calciatrice in Italia, dovendosi spesso reinventare con un secondo lavoro per sbarcare il lunario: faceva la barista al mattino per poi andare agli allenamenti il pomeriggio. È anche così, chiacchierando con i clienti, che ha imparato bene l’italiano sin dal principio. In Nazionale spagnola aveva già esordito a soli 17 anni, giocando poi da protagonista anni dopo l’Europeo del 1997 (con tre reti realizzate). Nel mezzo, però, c’era stata una lunga parentesi d’assenza: la Federazione spagnola preferiva evitare le convocazioni dall’estero, forse per una questione di costi. “Ai tempi in Nazionale spagnola le donne giocavano con le stesse divise degli uomini”, ammette l’allenatrice.
La famiglia, dove tutti erano appassionati di calcio, l’ha sempre spinta a coltivare la propria passione. “Allora le mie compagne di scuola non venivano in strada a giocare perché padri e fratelli non volevano: c’era una forte mentalità maschilista – ricorda Parejo – che oggi non è del tutto scomparsa in Spagna, ma è sicuramente migliorata tantissimo. Infatti capita che i ragazzini di adesso prendano come idoli Aitana, Putellas, Hermoso. E in Spagna vedere una bambina giocare a pallone è diventata la normalità già da qualche anno. In Italia la situazione sta certamente migliorando, ma siamo più indietro. Dovremmo fare in modo che questa normalità si affermi del tutto anche qui”.
Nell’isteria collettiva per i cromos (le figurine) nelle edicole spagnole non manca mai l’album della Liga F accanto a quello maschile. A Madrid, in Puerta del Sol, dove il museo Legends ripercorre la storia del calcio mondiale tra maglie storiche e cimeli, nell’ultima sala, accanto a Messi, Cristiano Ronaldo, Vinícius Jr, Modrić, Pedri e Neymar, c’è spazio anche per la maglia indossata da Alexia Putellas nei quarti dei Mondiali 2023 contro l’Olanda e per il suo Pallone d’Oro 2022. Ultimamente si è parlato del fatto che la Federcalcio spagnola è in fase di definizione di un accordo con una clinica specializzata per consentire alle atlete della Nazionale di congelare i propri ovuli.
La Nazionale femminile spagnola ha saputo superare anche il caso Luis Rubiales, che ha portato alle dimissioni del presidente della Real Federación Española de Fútbol, dopo un bacio dato senza consenso a Jennifer Hermoso, durante le celebrazioni per la conquista del Mondiale. “Gesto fuori luogo, da ambiente patriarcale. Giusto che chi sbaglia, paghi. Le ragazze hanno reagito come dovevano reagire, facendo valere i propri diritti”.
La Parejo sostiene anche che calcisticamente le due selezioni, quella maschile e quella femminile, entrambe campioni del mondo in carica, hanno la stessa identità. “Le due Nazionali si assomigliano tantissimo, sia tatticamente che tecnicamente, adottano infatti gli stessi principi di possesso e pressione. Sembrano quasi la stessa squadra. Entrambe le formazioni giocano davvero come un club, sono affiatatissime e attaccate alla camiseta roja”.
Per l’allenatrice spagnola, ormai italiana d’adozione “bisogna prendere esempio dai club maschili spagnoli che credono nel femminile, e avere delle persone serie nello staff per ripartire dalla cantera. Fare un bel percorso di crescita richiede soprattutto pazienza. Con i giovani non bisogna essere solo allenatori, ma prima di tutto educatori. Qualche anno fa il Barcellona ha aperto le porte della Masia alle ragazze del settore giovanile e della prima squadra, che ora si allenano nelle stesse strutture. È così che si deve fare”.
Più di 800 gol in Italia, a una calciatrice come la Parejo non sarebbe servito oggi fare anche la barista. In un campionato come quello spagnolo, caratterizzato da picchi di pubblico impressionanti nei big match, gli ingaggi più importanti restano comunque un’esclusiva delle grandi campionesse. E non mancano le fughe all’estero alla ricerca di contratti più ricchi, come dimostra la scelta di Jennifer Hermoso di trasferirsi in Messico nel 2022. Nel frattempo, il Real Madrid femminile ha acquistato invece un’italiana, prelevando dal Bayern Monaco l’ex juventina Arianna Caruso.
“Io per il calcio avrei fatto di tutto – conclude Parejo – ho subito anche del bullismo: pur di giocare, mi facevo passare per un maschietto. Il calcio spagnolo oggi è professionistico e le calciatrici hanno quello che noi non avevamo. Le ragazze di questa Nazionale sono nate per giocare a calcio, esattamente come alcune di noi all’epoca, ma loro hanno contratti e sponsor. Se fossi nata adesso, con la mia mentalità e con la mia famiglia di provenienza, molto umile ma molto unita, nel calcio di oggi sarei milionaria”.