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Carlos Cuesta lascia il Parma
La separazione inaspettata dopo la vittoria contro il Genoa interrompe il percorso dello spagnolo in Serie A. L’anno scorso ha raggiunto la salvezza con quattro giornate d’anticipo e ha conquistato Parma con la sua umanità e competenza tecnica.

L'ex allenatore del Parma, Carlos Cuesta (foto LaPresse)
Carlos Cuesta non sarà più l’allenatore del Parma. Lo ha fatto sapere ieri pomeriggio il club con un comunicato, dove si affermava che “sono venute a mancare le condizioni necessarie affinché si potesse proseguire il lavoro intrapreso e si è giunti a questa decisione condivisa”. L’anno scorso Cuesta era riuscito a raggiungere l’obiettivo salvezza con quattro giornate d’anticipo, collezionando quarantacinque punti ed esprimendo in alcune fasi della stagione anche un buon calcio. Lo ha fatto nonostante tutti i pregiudizi che si portava dietro, senza mai esporsi troppo e con la convinzione che solo attraverso il lavoro si possano raggiungere gli obiettivi prefissati. Lo spagnolo, infatti, al suo arrivo in Serie A aveva ventinove anni (il più giovane nell’éra dei tre punti) e l’ultima esperienza da primo allenatore prima dei gialloblù l’aveva fatta otto anni prima, con l’under 13 dell’Atletico Madrid. Poi, su tutte, la grande esperienza al fianco dell’allenatore dell’Arsenal Mikel Arteta, un suo punto di riferimento. Insomma, tutte cose che avevano scatenato il noiosissimo dibattito sulla necessità di fare la gavetta prima di arrivare su queste panchine e sulla visione “modernista” di alcuni club. Ma al Parma è interessato poco, dato che prima di lui, l’anno precedente, aveva ingaggiato un altro giovanissimo come Christian Chivu, oggi allenatore dell’Inter. In ogni caso, quest’anno l’inizio di stagione non è stato dei migliori, ottenendo quattro punti in cinque partite.
Ma l’ultima partita casalinga, vinta contro il Genoa di Daniele De Rossi, tutto faceva pensare tranne che a un addio. Qualche segnale, forse, lo aveva dato in conferenza stampa subito dopo il match contro il grifone, appena una settimana fa. Rispondendo alla prima domanda, ha cominciato a ringraziare tutti, ha parlato di gratitudine per tutto il lavoro svolto fino a quel momento e ha raccontato di aver visto un grande spirito di squadra. I giornalisti in sala stampa si sono accorti di un trasporto particolare nelle sue parole, tanto che gli viene chiesto: “Mister, ma ha pianto?”. Risponde di no, anche se gli occhi lucidi un po' lo hanno tradito.
La passione, dopotutto, non sembra essere mai mancata. In alcuni video online degli allenamenti della squadra, questo ragazzo all’apparenza molto tranquillo e pacato, in campo si trasforma: non tanto con la voce, che di certo ha un volume più alto rispetto al solito, ma con un linguaggio del corpo spontaneo e viscerale. Ciò detto, non conosciamo ancora i reali motivi che hanno portato a questo divorzio improvviso, ma in questi mesi Cuesta ci ha mostrato come rispondere sempre in modo tecnico, affilato, mai banale e con competenza. Sempre nella stessa conferenza stampa, già sapeva che la partita contro il Genoa era stata quella con meno expected goals concessi di queste prime cinque partite. Ma Cuesta non è solo analisi. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport prima dell’inizio del campionato, ha detto: “L’anno scorso avevo paura. Ma la paura ti aiuta a stare sveglio, senza sarei un irresponsabile”. In un’altra lunga intervista video, stavolta concessa a Cronache di Spogliatoio, ha affermato che “la vita è quello che capita mentre stai facendo piani”. Lo diceva ricordando la chiamata del Parma, arrivata proprio mentre stava organizzando, insieme ad Arteta, il programma annuale dei gunners. In un tempo dove i social esprimono una parte di ciò che siamo, nel caso di Cuesta sembrano rappresentare al meglio il valore dei suoi silenzi.
Da quando è stato scelto come allenatore, ha pubblicato quattro post: tre di questi, in realtà, sono stati pubblicati in collaborazione con il Parma nei giorni della presentazione. Di fatto, ha pubblicato solo quello del suo addio. Sintetico, essenziale, fuori dal rumore dei media. “Ho dato tutto me stesso”, si legge nel post col quale saluta il club e i tifosi gialloblù. E spulciando tra i commenti non se ne legge neanche uno negativo. A dir la verità, è difficile rintracciarne qualcuno legato solo all’aspetto sportivo. Sembra che da quelle parti tutti abbiano imparato ad apprezzare l’umanità di questo ragazzo. D'altronde, per lui, “il calcio è la vita, e nella vita c’è tutto”.