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Dopo Baku la Ferrari inizia a interrogarsi sul futuro
In Azerbaigian ha vinto George Russell. L'intervista del Times a Christian Horner nella quale si è autocandidato alla guida della Scuderia di Maranello porterà a un cambiamento alla guida della Rossa?

Foto Ap via LaPresse
Più della vittoria di George Russell, del doppio podio per la Red Bull e del doppio zero della McLaren, da Baku arrivano forti vibrazioni in casa Ferrari. Inutile domandarsi perché accada, ma ogni fruscio che riguarda la Scuderia oltrepassa qualunque frastuono provocato dalle altre squadre. Il tema non è nuovo, ma è decisamente cambiato il contesto. L’intervista al Times nella quale Christian Horner si è, di fatto, autocandidato alla guida della Ferrari ha addensato ancora più nubi su una stagione che a Maranello si auguravano decisamente diversa. Appurato che nemmeno il traguardo posto da John Elkann al 2026 per l’appuntamento iridato verrà rispettato, le parole dell’ex Team principal della Red Bull hanno improvvisamente riproposto il tema della leadership. Fred Vasseur ha preso il sedile del comando nel 2023. Siccome è giusto che figure apicali come la sua vengano giudicate (anche, se non soprattutto) dai risultati, allora bisogna dire onestamente che non ci siamo.
2023: quinto posto di Leclerc tra i piloti, una vittoria di GP con Sainz e terzo posto nei costruttori (con Red Bull, a guida Horner, che doppiò Mercedes e Ferrari).
Il 2024 è stato l’anno migliore: Leclerc terzo tra i pilori, 5 vittorie complessive (3 del monegasco e 2 di Sainz) e un onorevole secondo posto dietro la McLaren (666 punti a 652).
Il 2025 è stato un disastro, con zero vittorie (Leclerc quinto tra i piloti) e un orribile quarto posto tra i costruttori.
Il 2026 è sotto gli occhi di tutti. Due vittorie, ma da cinque senza più salire sul podio.
La domanda è: basterebbe congedare Vasseur per ridare al Cavallino la possibilità di lottare per il titolo? La risposta è, desolatamente, negativa. Vasseur non ha mai vinto un titolo mondiale, arrivava da una scuderia minore, la Sauber/Alfa Romeo. Se in quasi quattro anni la Ferrari ha vinto 8 gare, lo stesso numero di volte che Kimi Antonelli ha visto per primo quest’anno la bandiera a scacchi, beh…dare tutta la colpa a Vasseur è un modo disonesto di affrontare la situazione. Si dice che la Ferrari non abbia il problema dei piloti. E’ vero. Fanno il possibile, sbagliano anche loro, come accade a tutti, ma restano un solido asset sul quale poter contare. Che la Ferrari, costruttore nel senso più puro del termine, abbia come punto debole il motore, nel senso della potenza erogata in rettilineo, mette i brividi.
Ma torniamo a Vasseur-Horner. Maurizio Arrivabene, che quel muretto e quell’azienda li conosce bene, ha detto chiaramente che non esiste l’uomo in grado di risolvere con la bacchetta magica tutti i problemi. E, ma questo lo aggiunge chi scrive, probabilmente Chris Horner è il meno adatto per inserirsi in un ambiente come quello modenese. Horner ha vinto tanto, tantissimo. Questo è innegabile. Ma in un contesto totalmente diverso, con una figura come quella di Helmut Marko che a Maranello non è immaginabile. La Ferrari, intesa come gruppo di lavoro complessivo evidentemente è un luogo di passione ma anche di complicatissima gestione. Horner ha pochissimi amici nel paddock, il divorzio dalla Red Bull è stato traumatico. Ora si propone alla Rossa dicendosi disposto, ma che generoso, a non ricevere quote azionarie dell’azienda (che non risulta sia solita concederne) e pronto a scompigliare il ciuffo di Toto Wolff. Ci riuscirono, in passato, Marchionne ed Arrivabene. Ma stiamo parlando di due pesi massimi. Oggi a Toto vien da ridere se si presentano a muso duro, ma quando mai, Elkann e Vasseur.
Il “peso politico” di Maranello è ai minimi storici. Il brand è solido, la reputazione anche. Ma le vittorie le conquistano sempre gli altri. Ora più che mai toccherà alla coppia Elkann-Vigna decidere se concedere un’altra stagione a Vasseur oppure giubilarlo al termine di questa. Sapendo perfettamente che si sa chi si lascia ma non chi si trova. E che è necessario, più di un condottiero maschio alfa, un soggetto capace di fare sintesi tra le varie anime della Scuderia mettendo d’accordo motoristi e telaisti e, possibilmente, convincendo alcune delle eccellenze ingegneristiche che hanno lasciato la via Emilia per andare a fare benissimo altrove a tornare. Chi può fare questo? Ci sono due-tre nomi possibili, di chi sta facendo benone altrove. Il timore è che senza una guida autorevole ai massimi livelli, una cosa che seppero fare il Fondatore, Luca di Montezemolo e Jean Todt e, in parte, Marchionne, anche la figura del Team Principal rischia di diventare uno specchietto per le allodole.
Altro giro di giostra domenica prossima a Sepang, dove si recupera il GP del Bahrain. Poi subito a Singapore. Due circuiti, sulla carta, meno ostici per la Ferrari. Chissà che non ci possa essere un colpo d’ala per allontanare da chi soffre (il popolo ferrarista), chi s’offre (Horner).