Sport
1978-2026 •
Elena Pero, sei stata infinitamente brava
Nessun piedistallo e nessun hashtag. Il suo tono di voce, la sua pulizia, hanno educato al tennis e ai suoi codici un popolo sempre diviso tra tifare per e tifare contro. È morta la voce del tennis a Sky

(Foto Ansa)
Ed eccola, la felicità”. Era quel giorno di luglio, la voce ce la ricordiamo tutti ed era commossa, gli occhi non si vedevano, ma sicuramente saranno stati pieni di ammirazione, come ogni volta che nel tennis, non solo nel tennis, accadeva qualcosa di bello.
In quel momento, per Elena Pero è stato naturale citare Rino Tommasi, Gianni Clerici, Roberto Lombardi, come a voler fare un passo indietro e ricordare i suoi maestri, ed era dispiaciuta che non avessero avuto l’opportunità di raccontare la vittoria di un italiano a Wimbledon e prima ancora, la finale di un italiano a Wimbledon (era il 2021 e anche quel giorno, prendendo la linea aveva ricordato chi l’aveva preceduta).
Elena Pero era timida, curiosa, più domande che risposte, con chiunque, sia che il suo interlocutore fosse Paolo Bertolucci, sia che fosse uno stagista che vedendola passare tra i corridoi stava imparando a dare un volto alla Voce del Tennis.
Trentacinque anni di carriera e lo stupore ancora tutto lì, nei “cosa stiamo vedendo?” delle tre del mattino ora italiana durante un match tra Sinner e Alcaraz a Indian Wells, e in quel sorriso che si percepiva dalla voce e che faceva sorridere anche chi la stava ascoltando. Non perdeva un allenamento di Jannik Sinner, sempre un passo indietro e sempre attenta, se le chiedevi un dato lei tirava fuori dal suo armadietto una pila di quaderni dalla calligrafia impeccabile e dentro c’era il dato che cercavi. Era generosa e rigorosa, i complimenti la imbarazzavano, cambiava subito argomento. “Brava”, “No, bravi loro”.
Ha cominciato a fare telecronache a metà degli anni Novanta, in un periodo in cui un italiano alla seconda settimana di Wimbledon era difficile anche solo immaginarlo, ha raccontato i tempi bui, la nascita della rivalità tra Federer e Nadal e l’arrivo di Djokovic, e quando gli azzurri hanno cominciato a vincere lei è rimasta fedele al suo modo di raccontare e anche di questo Rino Tommasi poteva essere orgoglioso. Portava gli occhiali con una montatura grossa, ma ti accorgevi quando si commuoveva o quando qualcosa la meravigliava. Sinner, per esempio. In generale lo sport.
Nessun piedistallo e nessun hashtag. Il suo tono di voce, la sua pulizia, hanno educato al tennis e ai suoi codici un popolo sempre diviso tra tifare per e tifare contro. Elena Pero con il suo esempio ci ha insegnato che ci si può alzare in piedi per Sinner e per Alcaraz, per Federer e per Djokovic.
In trentacinque anni di carriera ci sarà stato qualche giocatore insopportabile, incomprensibile, noioso, qualche partita che forse sarebbe stato meglio non trasmettere mai? No. Per lei tutti meritavano una domanda.
Chi ha condiviso la scrivania con lei ha scritto che la persona è stata anche meglio della giornalista. Come ricordano in queste ore su Sky Sport ha fatto più finali a Wimbledon di Roger Federer, in totale quattordici, l’ultima il 12 luglio scorso.
La sua ultima telecronaca si conclude con queste parole: “Finisce con un dritto vincente di Jannik Sinner una partita che non è stata facile neanche un po’ e per questo ce la ricorderemo come infinitamente bella”.