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l'intervista •
La rinascita del basket a Siena. Parla il presidente Francesco Frati
Il primo fallimento è del 2014, il secondo nel 2019. Ora la Mens Sana è tornata in un campionato nazionale, la Serie B, dopo sette anni. "Si è cercato un modello diverso, volto a coinvolgere piccoli investitori che volevano sentirsi parte di un progetto di rinascita. Così la squadra è diventata davvero patrimonio della città

Erick Green flette le ginocchia e porta la mano destra all’altezza della testa. Aspetta un secondo. Poi un altro e un altro ancora. Quando lascia partire il tiro il pallone a spicchi picchia contro il ferro arancione e schizza lontano dal canestro. È un errore ininfluente per il risultato finale, ma con un peso simbolico enorme. Perché è il 27 giugno del 2014 e la Mens Sana Siena ha appena perso gara 7 nella finale scudetto contro l’Olimpia Milano. Ciò che segue alla sconfitta sul campo di quel giorno, però, è molto più di una sconfitta. È una disfatta che mette fine all’epoca d’oro di una delle squadre più vincenti del nuovo millennio. Neanche due settimane più tardi il Tribunale dichiara il fallimento della società. La Mens Sana riparte dalla Serie B, conquista immediatamente la promozione in A2 e poi fallisce di nuovo nel 2019. E questa seconda caduta fa precipitare la società in un abisso ancora più profondo. Una squadra capace di vincere otto scudetti e raggiungere quattro Final Four di Eurolega si ritrova in Promozione, il più alto campionato a iscrizione libera.
La strada della risalita è piena di curve. Nel 2023 il club sale in Serie C e affida il ruolo di presidente a Francesco Frati, ex rettore dell’Università di Siena. Lo scorso giugno arriva la promozione in Serie B Nazionale. La Mens Sana torna in un campionato nazionale sette anni dopo l’ultima apparizione in A2. È una vittoria che sa di liberazione. Perché rifondare un club storico non vuol dire solo provare a tornare in alto, ma ricostruire quelle fondamenta sulle quali sembrava essere stato sparso il sale.
“La nostra fortuna è stata quella di poter puntare su quello che posso definire 'Capitale umano” – dice il presidente Frati – prima di tutto sui volontari che dal 2019 si sono arrangiati lavorando nel tempo libero per far crescere la società. Poi ci sono le realtà senesi, quelle del territorio, che ci hanno dato fiducia con le sponsorizzazioni e i cambi merce. Si va dalla società che distribuisce energia e dalla grande catena di distribuzione fino al ristorante, alla tabaccheria, al parrucchiere che, solo per il gusto di vedere associato il loro nome alla Mens Sana, erogano somme anche minime. E che si uniscono a un Title Sponsor ambizioso come noi: Note di Siena”.
È un punto fondamentale del progetto di consolidamento. Perché le sorti della società non dipendono più da un singolo magnate, ma da circa ottanta piccole e medie imprese. “Loro hanno visto nella squadra di basket un patrimonio della città che meritava di essere salvato – continua Frati – Ma accanto a loro hanno avuto un ruolo fondamentale i tifosi. Quando Siena vinceva era seguita da migliaia di persone e queste non sono affatto svanite nel nulla. Nella nostra prima partita in casa, in Promozione, c’erano 820 tifosi, numeri incredibili per la categoria. E ora nelle gare di cartello arriviamo a oltre 2500 spettatori, che potrebbero essere ancora di più se non ci fossero limitazioni legate alla capienza dell’impianto”.
I periodi neri non sono mancati. Perché dopo il primo fallimento, con conseguente revoca di 2 scudetti, 2 Coppe Italia e una Supercoppa, sulle canotte della Mens Sana sembrava comparsa una macchia indelebile. “A volte si leggevano dei commenti negativi, alcuni sui social ci scrivevano 'Ladri!', ma credo che il secondo fallimento sia stato ancora più pesante – spiega il presidente – Alcuni debiti che erano stati lasciati hanno generato dubbi negli sponsor a cui ci rivolgevamo. Ma quando parli con giocatori, dirigenti, tifosi, prevale sempre il rispetto per la storia della Mens Sana”.
La scorsa stagione è stata quella della svolta. Anche perché il modello virtuoso Mens Sana ha attirato l’interesse di alcuni investitori texani che, dopo aver acquistato il 25 per cento della società nel 2025, a luglio scorso sono saliti al 75 per cento. “Siamo partiti con l’idea di fare un campionato di assestamento – dice Frati – ma nel gruppo si è formata una chimica che ci ha fatto ottenere risultati al di sopra delle aspettative. In inverno, proprio quando lottavamo per il primo e il secondo posto, c’è stata un’ecatombe di infortuni. Grazie anche a Wibog, la società di investitori americani, abbiamo avuto un extrabudget per puntellare la squadra e giocarci tutto per ottenere la promozione. Il secondo fallimento ci aveva scottati – continua il presidente – allora veniva investito un budget di cui non c’era sicurezza, mentre noi abbiamo sempre fatto il passo lungo come la gamba. Niente debiti, niente anticipi. Abbiamo usato le risorse che avevamo in cassa. Mi piace dire che abbiamo sempre pensato in grande, ma sempre agito secondo le nostre possibilità”.
Una storia di rinascita che appassiona una città che sta vivendo un processo di provincializzazione sportiva. A dissolversi non è stata solo la Mens Sana, ma anche la squadra di calcio, che a inizio millennio aveva trascorso 9 stagione in A. “In quell’epoca d’oro c’era una banca ricca che aveva deciso di legare il proprio nome a quello delle due squadre – conclude Frati – quando si è chiuso il rubinetto del Monte dei Paschi le due società sono fallite. Da lì si è cercato un modello diverso, volto a coinvolgere piccoli investitori che volevano sentirsi parte di un progetto di rinascita. Così la squadra è diventata davvero patrimonio della città”.