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Romano Schmid, il semplificatore
Il trequartista del Frosinone era stato considerato troppo basso per giocare a pallone dai dirigenti del Red Bull Salzburg. Prima al Werder Brema e ora in Serie A, l'austriaco sta dimostrando che anche un attaccante basso può giocare bene a calcio

Il trequartista del Frosinone, Romano Schmid (foto Getty Images)
Romano Schmid è abituato a guardare dal basso in alto i suoi avversari. Per lui però non è mai stato un problema. D’altra parte al calcio si gioca coi piedi e lui palla al piede è sempre stato bravo. E poi quei suoi centosessantotto centimetri sono piantati al suolo da gambe robuste e veloci e questo gli ha sempre permesso di non farsi travolgere da avversari più alti e potenti di lui.
Il problema per Romano Schmid è che per qualcun altro quei suoi centosessantotto centimetri erano un problema, o meglio una mancanza. Per questo quando nel gennaio del 2109 Thomas Schaaf, l’allora direttore sportivo del Werder Brema, arrivò a Salisburgo con un milione di euro per il giocatore, ai dirigenti del Fußballclub Red Bull Salzburg non sembrò vero. Qualche ora di trattativa e cessione immediata. In Austria sembrò un affare. L’affare lo fecero in Germania.
Quel piccoletto che a Salisburgo credevano inadatto alla Bundesliga austriaca, si dimostrò adattissimo a quella tedesca. E non solo a quella tedesca. Pure alla Serie A viste come sono andate le prime cinque partite di questo campionato con la maglia del Frosinone.
Nell’ottobre del 2019, Thomas Schaaf si era recato a Salisburgo per la prima volta perché un suo collaboratore austriaco gli aveva parlato di un ragazzo dai buoni piedi e dalla ottima visione di gioco. Aveva aggiunto che “ha la dote di giocare sempre con attenzione ai movimenti dei compagni, la tendenza a non strafare e la capacità di mettere ordine in situazioni complesse”. Poi aveva aggiunto, con un certo scetticismo: “C’è un problema però: è molto basso”.
Allo scetticismo del collaboratore Thomas Schaaf aveva risposto con un’espressione gergale del Palatinato che è molto simile, per significato, al romano sticazzi. Per tre anni aveva giocato con Klaus Allofs, un attaccante che raggiungeva a stento il metro e settanta ma che tra i marcantoni del calcio tedesco degli anni Ottanta, “sapeva dare luce al gioco, sapeva fare sempre la cosa migliore, probabilmente è stato il compagno di squadra più capace a renderti facile giocare a calcio”. Thomas Schaaf vide in Romano Schmid qualcosa del genere.
E qualcosa del genere hanno visto in Romano Schmid anche i dirigenti del Frosinone. Per averlo in squadra hanno scucito otto milioni e mezzo. Quest’estate sembravano tanti, cinque partite dopo assai pochi.
Perché in Serie A, il trequartista austriaco ha continuato a fare esattamente ciò che faceva a a Salisburgo e a Brema: giocare con attenzione ai movimenti dei compagni, non strafare, dare ordine alle situazioni complesse. E soprattutto a facilitare agli altri il giocare con lui.
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Anche quest'anno c'è Olive, la rubrica di Giovanni Battistuzzi sui (non per forza) protagonisti della Serie A. Piccoli ritratti, non denocciolati, da leggere all'aperitivo. Qui potete leggere tutti gli altri ritratti.