Luna Rossa mette alla prova Napoli

L’America’s Cup sta arrivando. Ma la Preliminary Race 2 che si svolgerà dal 24 al 27 settembre è un super test per equipaggio e campo di regata
19 SET 26
Immagine di Luna Rossa mette alla prova Napoli

Foto Ansa

Non è racconto, non è marketing: la Preliminary Race 2 che si svolgerà dal 24 al 27 settembre è un’anteprima dell’America’s Cup che inizierà il 22 maggio. Lo è sicuramente più per l’organizzazione, per capire la reazione della città (ma la anticipiamo noi: fantastica) e per saggiare le nuove strutture. A partire dal Race Village, cuore pulsante dell’evento: situato presso la Rotonda Diaz (nota anche come Mappatella Beach), si estende lungo via Francesco Caracciolo, sul lungomare di Mergellina, che per l’occasione sarà chiuso al traffico. Da lì gli spettatori potranno vedere uscite e arrivi degli AC40, impegnati a regatare nel golfo: sono one-design, ossia barche dalle caratteristiche identiche, a differenza degli AC75 dell’America’s Cup, capaci di superare 45 nodi.
Gli equipaggi si sfideranno in una serie di otto regate di flotta: tre prove al giorno a partire dalle 14, in rapida successione. Le due imbarcazioni con il punteggio più alto in classifica accederanno alla finale, che si disputerà in una regata secca. Più semplice di così. Ma solo apparentemente, perché se non bisogna considerare vangelo l’esito delle Preliminary Race, a Cagliari – nell’appuntamento di maggio – il duello conclusivo si svolse tra i ‘titolari’ di Luna Rossa e quelli di Emirates Team New Zealand, con il successo dei primi. Questo perché nella 38esima Louis Vuitton America’s Cup è stata introdotta una novità: il team può iscrivere due equipaggi (ciascuno con due timonieri e due trimmer) alle regate degli AC40. Uno può essere composto senza paletti, l’altro solo con i componenti dei rispettivi team femminili e giovanili che fungono da ‘panchina lunga’ in vista del massimo evento. In casa Luna Rossa, la grande novità, a Napoli, è la promozione del talentuoso romano Marco Gradoni al Senior Team – chiamato Luna Rossa 1 – che in pratica cerca di scalzare Ruggero Tita, due volte oro olimpico, come timoniere al fianco di Peter Burling, che ovviamente è intoccabile. Non tutti gli sfidanti, peraltro, sono riusciti ad allestire due barche: è emersa la struttura organizzativa e di mezzi di quelli storici e presenti da tempo in Americ’s Cup. Così Luna Rossa, Emirates Team New Zealand e GB1 (il Challenger of Record inglese) hanno schierato due equipaggi in Sardegna e faranno il bis a Napoli, mentre lo svizzero Tudor Team Alinghi e il francese La Roche-Posay Racing Team ne hanno presentato uno solo. La novità che porta a nove la lista degli iscritti arriva dall’American Racing Challenger Team USA: ha rilevato l’intera attività di American Magic, a partire dall’AC75 Patriot che a Barcellona aveva mostrato prestazioni notevoli in alcune occasioni. Gli ingegneri del team lo stanno rielaborando nella base di Pensacola, in Florida.
A guidare la sfida – finanziata da un britannico, Chris Welch, e dal miliardario ceco Karel Komarek che recentemente ha tentato di acquistare Ferretti Group – c’è un’icona americana come Ken Read, mentre il direttore velico è il britannico Giles Scott, due ori olimpici e quattro titoli mondiali nel Finn. Non sono da sottovalutare perché l’equipaggio può contare su un talento al timone come Lucas Calabrese, argentino di origine italiana diventato cittadino americano che ha vinto un bronzo olimpico nel 470 e ben cinque titoli mondiali in quattro diverse classi. All’appello mancheranno solo gli australiani che hanno scelto l’espertissimo Grant Simmer come ceo: è anche un atto simbolico, faceva parte della mitica campagna vincente di ”Australia II” nel 1983 a Newport quando strappò la Vecchia Brocca agli americani, per la prima volta nella storia. Team Australia – che ha acquistato dai poco amati ‘cugini’ neozelandesi la barca vincitrice della 36esima America’s Cup – può contare su due campioni come Tom Slingsby (oro olimpico nel Laser e due volte World Sailor of the Year) che sta dominando il circuito SailGP al timone di Bonds Flying Roos e Glenn Ashby, maestro dei multiscafi e due volte vincitore dell’America’s Cup. Il primo è head of Sailing (responsabile della parte velica), il secondo ricopre il ruolo di head of Performance & Design. Ashby, peraltro, ci conosce bene: è responsabile della progettazione dell’albero, delle vele e del sartiame di Ferrari Hypersail, il monoscafo foiling del Cavallino. Una volta di più è un nemico (in casa) pericolosissimo
Sugli avversari da affrontare, Max Sirena (che è contemporaneamente team director, skipper e ad di Luna Rossa non ha dubbi (come noi e tanti altri del resto): Emirates Team New Zealand è la squadra da battere. “Intanto sono i detentori del trofeo quindi sono già in finale, senza faticare, e non è un vantaggio banale. E poi sono culturalmente dediti alla vela che per loro è sport nazionale, hanno costruito un gruppo di base e una cultura vincente. Ci stiamo provando anche noi. Loro sono il team di riferimento però prima di regatare contro New Zealand, dobbiamo battere gli altri”. Giusto, ma lo ripetiamo: esattamente come nella Formula 1 automobilistica, si possono avere i migliori piloti ma conta (sempre di più) il mezzo. E su questo, i kiwi raramente sbagliano il progetto.