Clemente Russo sul ring a 44 anni. Il ritorno di Tatanka

“Penso di poter essere un esempio per quelli della mia generazione e anche per i più giovani. Ai miei allievi non voglio insegnare qualcosa basandomi sui ricordi, preferisco essere ancora attivo sulla loro stessa lunghezza d’onda”, dice il bi-campione del mondo nel 2007 e nel 2013, argento olimpico a Pechino e a Londra

Immagine di Clemente Russo sul ring a 44 anni. Il ritorno di Tatanka

Foto Ansa

"Il 50 per cento verrà per vedermi perdere, il 50 per cento per vedermi vincere. Di sicuro il 100 per cento verrà per me. Sono una persona positiva e l’importante è che se ne parli”. Clemente Russo non teme le critiche o i giudizi sprezzanti di chi non vede di buon occhio il suo ritorno sul ring, per giunta al debutto da professionista. A cinque anni di distanza dal ritiro, il 44enne pugile campano affronterà il prossimo 21 novembre, all’Allianz Cloud di Milano, il campione italiano in carica dei pesi mediomassimi Momo Elmaghraby, 14 anni più giovane.
Dopo l’annuncio durante l’ultima puntata di Pressing su Canale 5, Russo ha raccontato i dettagli da Sofia, dove sta seguendo gli Azzurri agli Europei in qualità di commissario tecnico della Nazionale di pugilato élite. “I ragazzi ora sono in pausa pranzo e io ne approfitto per allenarmi come potete vedere”, dice indicando la canotta che indossa. “La priorità è non togliere spazi e tempo a loro, per questo sono mesi che mi alleno di notte”. L’idea esisteva da un po’, proposta da Edoardo Germani di Taf (The art of fighting, ente organizzatore di eventi di pugilato in Italia). “Allenando i più giovani, mi rendevo conto di non aver smarrito certe qualità, dalla velocità al colpo d’occhio. Fin quando però non provi a stare con la testa nei guantoni di un avversario, non sai mai se essere pronto o meno. Ho provato, mi sono sentito pronto e ho dato l’ok”. Anche se “avrei scelto un avversario diverso. Elmaghraby combatte in una categoria di peso inferiore, sebbene ora si sia ingrossato per venire nella mia (l’incontro si disputerà con il limite dei 93 kg, ndr). Inoltre ha un record di 15 vittorie senza pareggi e sconfitte, qualcosa di più leggero non mi sarebbe dispiaciuto”. L’idea iniziale “era affrontare Jonathan Kogasso, ma ha rifiutato. Sarebbe stata ancora più dura”.
Avversari a parte, la vera sfida di Russo è un’altra. “Sono già contento per essermi rimesso in gioco. Io ho sempre voluto rimanere un atleta, non mi sono mai trascurato dopo il ritiro sia per una questione estetica che per ragioni di salute. Il nostro corpo è la nostra macchina di Formula 1. Non mi è mai piaciuto avere maestri che si lasciavano andare, che 'sbracavano'. Seguire di nuovo un programma preciso mi dà adrenalina e mi sembra già una vittoria, a costo di rinunciare alla birretta serale”. Già, per quanto si possa preservare il proprio corpo, qualcosa in cinque anni può sfuggire: “In questo momento mi sto concentrando soprattutto sulla parte fisica e atletica. Quella tecnica mi preoccupa di meno, è come andare in bicicletta e la curerò nell’ultimo mese. Ora devo togliere un filo di pancetta e recuperare fiato. Alla mia età servono sedute più corte, anche per non danneggiare la fibra muscolare”.
Qualche punto interrogativo c’è, ma non abbastanza da scalfire le certezze di Tatanka, bi-campione del mondo nel 2007 e nel 2013, argento olimpico a Pechino e a Londra. Da dilettante. “Non ho mai partecipato nelle quattro sigle professionistiche. In passato però ho fatto 6 anni di semiprofessionismo sulla lunghezza delle 5 riprese con finale sui 7 round, vincendo il Mondiale. Poi ho fatto due anni di professionismo Aiba, la vecchia Federazione mondiale, dove mi qualificai sul circuito di otto round alle Olimpiadi di Rio”. Per Russo il debutto da professionista potrebbe non coincidere con l’ultima volta: “Si può gareggiare fino a 45 anni. Io li farò a luglio e magari si riesce a organizzare il terzo incontro con Usyk”. Russo batté l’ucraino ai quarti del torneo olimpico del 2008, venendo sconfitto invece in finale quattro anni dopo. “Sarebbe un degno addio al pugilato”, immagina. L’idea lo gasa, anche attraverso lo schermo si vede che non sta nella pelle. Prima però c’è Elmaghraby per testarsi. “Sarà un match vero. Nasceva per essere un’esibizione, ma per tanti cavilli non si poteva fare. Così ho deciso di combattere davvero, tesserandomi per una Federazione straniera. Quella italiana non te lo consente se non hai fatto incontri nell’ultimo anno. Così vengo dall’estero a gareggiare in Italia”.
Ma chi glielo fa fare? “Di sicuro non i soldi e nemmeno la popolarità, non mi mancano. Penso di poter essere un esempio per quelli della mia generazione e anche per i più giovani. Ai miei allievi non voglio insegnare qualcosa basandomi sui ricordi, preferisco essere ancora attivo sulla loro stessa lunghezza d’onda. In Federazione sono felici, sanno che ci può essere un ritorno d’immagine notevole”. Che fosse per le vittorie, per il suo modo di combattere con la guardia abbassata o per le sue partecipazioni televisive, Russo ha fatto parlare di boxe come pochissimi altri negli ultimi 20 anni. Lo farà ancora per un’altra notte, a costo di far esultare il 50 per cento meno gradito. “Io voglio vincere, ma se arriverà la sconfitta posso comunque dire di averci provato”.