Bastano tre passaggi per decifrare questo povero Milan

Un tempo l’Europa League era una coppa decente, l’hanno spolpata e riempita di partite inguardabili
19 SET 26
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Foto Ansa

Pur essendo costretto a guardare le partite di Serie A da anni, confesso che non ero pronto all’orrore visto questa settimana. La disabitudine a certe pratiche mi aveva condotto all’oblio – un dolce oblio, data l’amarezza provata vedendo quello che sono poi stato costretto a vedere. Mi riferisco ovviamente all’Europa League, o meglio a quel che ne rimane dopo lo spolpamento avvenuto ai danni di quella che un tempo era una coppa decente.
Sopravvissuto a malapena a Stoccarda-Viking, confesso di essere andato molto vicino al suicidio – assistito o meno che fosse – quando mi sono trovato davanti a OFI-Hoffenheim, Omonia-Celta, Lillestrøm-Torreense (quest’ultima una squadra della Serie B portoghese che da anni per scelta fa il mercato a zero euro, immaginate che spettacolo). Devo dire che anche Juventus-NEC mi ha messo a dura prova, e le vittorie di Crystal Palace e Bournemouth non sono servite a lenire le ferite del mio cuore appassionato. Se già il maxigirone di Champions è riuscito a rendere sfide come Real Madrid-Inter e Liverpool-Atletico Madrid partite da sbadiglio, qualcuno dovrebbe resuscitare Dante Alighieri per fargli aggiungere un canto all’Inferno, interamente dedicato a chi scende in campo in questa competizione: squadre e giocatori più sconosciuti del programma del Campo largo in Italia, ritmi da amichevole estiva, spalti semivuoti ovunque, oppure riempiti grazie a prezzi stracciati, gol bruttissimi, assenza pressoché totale di idee di gioco, pettinature inguardabili, portieri a farfalle e ciabattate da campetto di periferia.
Perché tutto questo? Io capisco la fregola dell’Uefa di aumentare il numero di match giocati nell’illusione che qualche idiota che paga per vedere in tv Viktoria Plzen-USG da qualche parte si troverà, ma perché trasformare il torneo erede della Coppa Uefa in un raduno di mezze seghe svogliate? Quali benefici economici porterebbe tutto questo? E a chi? Certo non a me, che preferirei piuttosto fotografarmi con un drone a letto invece che bere brandy davanti a questo scempio. Mi riferisco anche a Milan-Benfica, of course, con quel richiamo da notti di Champions che aveva illuso gli intenditori mercoledì sera. Poi è bastato vedere tre passaggi di fila dei rossoneri (quando sono riusciti a farli) per capire che di Champions c’era solo la toppa nostalgica sulle maglie della squadra che fu di Berlusconi.
E a proposito di maglie, non posso non registrare la pietosa ipocrisia di chi da giorni ci spiega che Mbappé e compagnia pedante ha fatto bene a non mostrare la maglietta di solidarietà agli abitanti di Ceuta invasi dai migranti, maglietta indossata da numerose squadre della Liga: mica i giocatori devono essere obbligati a sostenere messaggi o iniziative in cui non credono, viva la libertà di opinione, ci dicono. Ok, io mi verso del brandy e aspetto le reazioni al primo calciatore che dirà di non volere indossare cazzate arcobaleno sulla propria maglia. Vediamo se la libertà di fare quel che si vuole sarà ancora di moda.