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Il foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA •
Amorin, Spalletti e mister mistero
Mentre l'allenatore del Milan accetta il confronto senza perdersi d’animo, evitando di incattivirsi di fronte alle inevitabili domande spigolose, il tecnico della Juventus, di fronte alle difficoltà, s’impunta, diventando altro da se stesso. Suggerirei di coltivare l’arte della sospensione

Foto Ansa
Siamo in crisi, cari amici. Inutile girarci intorno, siamo in crisi. Non sappiamo più parlare, costruire un discorso logico che trovi, nella eleganza della stesura, nell’uso della punteggiatura, e nella scelta delle parole, un fascino, una persuasività. L’arte della retorica ormai appartiene agli influencer, i quali sanno come si parla alla gente in quanto guidati da algoritmi. In sostanza dicono cose che le persone voglio ascoltare, perché un sondaggio digitale, l’algoritmo appunto, ha stabilito che quello è l’argomento di cui conviene parlare. La comunicazione oggi è fatta di frasi brevi, secche, quasi degli slogan.
Ci sono allenatori che parlano così, tipo Fàbregas, e altri che si dilungano, tipo Spalletti. Il primo ormai ha capito come conquistarci, il secondo commette l’errore di polemizzare. Poi c’è Amorim che non smentisce la tradizione dei portoghesi abili a esprimersi. L’allenatore del Milan, nonostante sia in balia di un gioco triste e di risultati mediocri, risulta brillante e convincente. Il problema per lui è che nel calcio, se continui a perdere, diventi quasi la parodia di te stesso. Amorim prosegue nella collezione di formazioni sbagliate, però le spiega bene, si confronta senza perdersi d’animo, evitando di incattivirsi di fronte alle inevitabili domande spigolose. È un modo intelligente di affrontare la situazione soprattutto in un club dove mancano dei riferimenti societari. Ibra è ricomparso dopo mesi e probabilmente è un miraggio. Altre figure stanno nascendo per mano di Cardinale, ma non si capisce bene chi siano e di che cosa si occuperanno. Quando lo scopriremo, Gonçalo Ramos avrà segnato un sacco di gol, e quindi sarà comunque troppo tardi.
Spalletti, di fronte alle difficoltà, s’impunta, diventando altro da se stesso. L’argomento Conte, tirato in ballo dai volubili tifosi e riproposto in forma giornalistica, lo indispettisce, quando invece dovrebbe affrontarlo con indifferenza, cercando di capire in privato (dentro la società) se c’è qualcosa di vero. Sulle polemiche dei social, Spalletti, sostiene poi una cosa giusta, “con un telefono in mano ognuno vomita le proprie debolezze”, facendo però capire di essere comunque infastidito da ciò che viene detto e scritto, mentre invece non dovrebbe dargli alcun peso. Ma a prescindere da questo, è comprensibile un certo nervosismo di tanti allenatori, anche perché sono costretti parlare quasi ogni giorno, senza magari averne voglia. È un mestiere che non finisce più sul campo, ma si estende davanti ad un microfono dove spiegare tutto in forma aperta può risultare controproducente.
Suggerirei a molti di loro (Spalletti soprattutto) di coltivare l’arte della sospensione. Un silenzio paretico, magari accompagnato da un sorriso, che sciolga nel mistero la tensione.